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Lavoro Marche, ecco i mestieri che nessuno vuol fare

Logo Quotidiano.Net Quotidiano.Net 10/01/2019 Chiara Barin
© omaggio

Ancona, 10 gennaio 2019 - Trovare idraulici, imbianchini ed elettricisti è sempre più un’impresa. Per non parlare dei vetrai, fabbri e falegnami, ormai in via di estinzione. Cambiano le professioni e i mestieri dell’artigianato marchigiano. Seguono l’evoluzione del tessuto sociale. Ed ecco aumentare cuochi, camerieri e ristoratori in genere, perché sempre più spesso consumiamo i nostri pranzi fuori casa. In crescita parrucchiere, estetiste, tatuatori, personal trainer, titolari di palestre e saloni di bellezza perché siamo sempre più attenti alla forma fisica e alla salute del nostro corpo. Insomma, il mondo dell’artigianato marchigiano si riduce di numero ma si rinnova, cimentandosi in nuovi mestieri, a scapito di quelli più tradizionali.

E’ stato il Centro Studi della Cna Marche a scattare una fotografia dei mestieri e delle professioni marchigiane con oltre mille iscritti tra il 2013 e il 2018. Cinque anni che nelle Marche hanno visto scomparire 6.913 partite Iva, scese da 156.372 a 149.459 con un calo del 4,4 per cento.

«Purtroppo – commenta Giovanni Dini, direttore del Centro Studi Cna Marche – si tratta della perdita di mestieri, di attività storicamente radicate, di tradizioni professionali che in futuro si farà sempre più fatica a tramandare». Il tessuto professionale marchigiano sta mutando in profondità, per la crisi delle produzioni del made in Italy tradizionale (tessile, abbigliamento e calzature) e della sua filiera commerciale territoriale (negozianti e ambulanti), per la ritardata ripartenza del settore edile.

Esaminando l’indagine del Centro Studi Cna Marche, colpisce il forte calo dei muratori (-15,4 per cento) che pagano la crisi di un settore edile ancora in attesa che decolli la ricostruzione post terremoto, così come gli elettricisti (-4,5), gli imbianchini e vetrai (-10,2), i meccanici (-3,9). Forte il calo tra chi fa produce scarpe (-11,9 per cento) e tra gli autotrasportatori (-12,0 per cento). Chiudono anche i bar (-4,5), i negozi di abbigliamento (-8,7), gli ambulanti di abbigliamento e calzature (-10.6) ma non quelli di altri settori (+26 per cento). Diminuiscono gli idraulici (-4,4), i gestori di minimarket (-10,9), gli intermediari del commercio (-7,0), gli imprenditori di attiivtà creative (-1,8).

A crescere sono i ristoratori (+6,8 per cento), acconciatori ed estetiste (+1,7), gli agenti assicurativi (+1,7), i consulenti gestionali e amministrativi (+26,1), gli informatici (+1,5) e i tabaccai (+4,1).

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