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Manovra, verso aumento acconti Irpef e Ires

Logo Quotidiano.Net Quotidiano.Net 06/10/2018 CLAUDIA MARIN
© SE Poligrafici(wc)|ANSA|6c1828ecf6b63ba4c45bbdb64868fa10

Roma, 6 ottobre 2018 - Il decreto legge che conterrà i capitoli fiscali della manovra, a cominciare dalla «pace fiscale» e dalla possibile riapertura della rottamazione delle cartelle, è di fatto pronto. Sarà varato entro la metà del mese e conterrà, molto probabilmente, anche una sorpresa non certo gradita a imprese, partite Iva e professionisti: l’aumento degli acconti su Irpef e Ires del mese di novembre.

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Un incremento che, insieme alla sforbiciata su detrazioni e deduzioni fiscali, servirà per trovare una parte della copertura finanziaria per la manovra per il 2019. Eppure, proprio sulla pratica di far quadrare i conti chiedendo ai contribuenti anticipi delle imposte sui redditi si erano scatenati, nel 2013, gli strali di Beppe Grillo che contestava il governo Letta parlando di «raffinata tortura dell’acqua, una forma di annegamento controllato» a danno delle imprese. Entro le prossime settimane, però, potrebbe toccare proprio al governo giallo-verde ricorrere alla soluzione accennata. Anzi, l’ipotesi è scritta nero su bianco nella Nota di aggiornamento del Def. «Ulteriori aumenti di gettito – si legge – proverranno da modifiche di regimi agevolativi, detrazioni fiscali e percentuali di acconto d’imposta. Sarà introdotta la trasmissione elettronica dei corrispettivi e si interverrà sulle imposte ambientali. Risorse potranno anche provenire da misure di risoluzione del contenzioso fiscale. Le misure saranno dettagliate nella legge di Bilancio 2019».

Dunque, tornano sulla scena e in via più ravvicinata gli aumenti degli acconti, che sono attualmente al 98% per l’Irpef e al 100% per l’Ires, e che potrebbero salire al 100% per l’Irpef, al 101% per l’Ires e al 110% per l’Irap, con un maggior gettito stimato a 2,6 miliardi dalla Cgia di Mestre.

In ballo, però, ci sono anche le detrazioni. Il ministro Di Maio spiega che «le uniche detrazioni che andremo a toccare saranno quelle di cui si avvantaggiano le banche e l’industria petrolifera» e che non verranno toccate «le detrazioni sui mutui e sulle spese sanitarie». Dunque, nel mirino, vi sono le agevolazioni sul gasolio e quelle alla deducibilità degli interessi passivi per banche e assicurazioni.

Ma l’elenco dei tagli potrebbe rivelarsi più ampio, se non subito, in prospettiva. E in quel caso potrebbe tornare in pista una sforbiciata alle detrazioni fiscali più note, da quelle sulle spese sanitarie a quelle per l’istruzione e per i mutui sulla casa, con una riduzione dell’aliquota dal 19 al 17 per cento. Fino agli sconti fiscali per palestre, animali, spese funebri. In compenso, dovrebbe essere allargata la platea degli universitari esonerati dal pagamento delle tasse: la no tax area specifica.

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