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Padoan: “Niente aumento dell’Iva nel 2018, pronte misure alternative”

Logo La Stampa La Stampa 20/04/2017

Il governo non intende aumentare l’Iva nel 2018: il rialzo sarà sostituito «con altre misure, sul lato delle spese e sul lato delle entrate».
© Reuters Il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, si presenta in audizione davanti alle Commissioni bilancio di Camera e Senato per parlare di Def e rassicura chi nel Pd già era entrato in fibrillazione temendo volesse proporre un aumento dell’Iva. Primo fra tutti Renzi: «L’Iva non si tocca e non si toccherà», ripeteva ancora ieri ospite a Matrix. Così, le parole che pronuncia Padoan riescono a smorzare le tensioni: tanto che, a sera, quando incontra i senatori del Pd, il clima è disteso. E pazienza se, scusandosi, non presenta la manovrina da 3,4 miliardi: «È un decreto piuttosto corposo», arriverà oggi, garantisce, anche se al Quirinale fino a ieri sera non avevano ancora ricevuto nulla.

«Ci sono due scuole di pensiero: chi invita il ministro dell’Economia prima dell’approvazione del Def e chi dopo», scherza il capogruppo Pd Luigi Zanda introducendo la riunione serale, alludendo alla scelta dei deputati che incontrarono Padoan prima che il documento di economia passasse in Consiglio dei ministri. In quell’occasione, i renziani lanciarono avvertimenti al governo su aumenti di tasse e riforma del catasto. Ipotesi ormai sgomberate dal tavolo, tra la disapprovazione di chi, come il senatore Ugo Sposetti, storico tesoriere Pci, ieri sera spiegava che lui ci penserebbe su, e attaccava senza citarlo Renzi: «Davanti a certe critiche di dirigenti del nostro partito, la domanda è se il Pd sia al governo o all’opposizione…».

Brevi momenti di vivacità in una riunione sterilizzata già nel primo pomeriggio, quando Padoan alle Commissioni riunite rivela che «non sono in grado di dire quali misure» saranno adottate per rimuovere le clausole di salvaguardia, «non se ne è ancora parlato», ma intanto ridimensiona la polemica nata da una sua intervista di domenica al Messaggero in cui si parlava dell’ipotesi di alzare l’Iva per abbassare il cuneo fiscale: «Io posso avere le mie preferenze, ma alcune sono state amplificate, traducendo in mia preferenza una delle tante ipotesi».

Una rassicurazione che il ministro accompagna però alla raccomandazione di «finanziare la riduzione della pressione fiscale in modo permanente, così che i tagli siano credibili» e a una piccola frecciata a chi, nelle settimane scorse - come il reggente del Pd Orfini - ha invitato i tecnici a farsi guidare dalla politica: «Mi auguro che il dibattito sia franco, con un po’ di analisi tecnica oltre che politica». E, in un momento in cui «la crescita non ci entusiasma», sulle privatizzazioni, bocciate senza appello dallo stesso Orfini, suo ex vicino di ufficio nella dalemiana Fondazione Italianieuropei, ribadisce che «se ne deve tranquillamente parlare: sono uno strumento importante non solo di finanza pubblica ma di politica industriale».

«Il ministro ha messo in fila le opzioni tecniche possibili, poi la decisione si prenderà in autunno», commenta il presidente della Commissione bilancio del Senato, il renziano Giorgio Tonini. Che anticipa come sostituire la lievitazione dell’Iva: «Misure precise per recuperare l’evasione fiscale: lo split payment, già indicato, ma anche l’estensione della fatturazione elettronica». Non un generico impegno a recuperare risorse dall’oceanica evasione italiana, insomma, ma misure circostanziate che possano fruttare cifre da mettere in bilancio, «sia pure con stime prudenziali», concede Tonini. Con una destinazione precisa: abbassare le tasse sul lavoro dei giovani tra cui la disoccupazione, sospira Padoan, «è inaccettabilmente elevata».

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