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Riforma dell'eurozona in stallo (anche) per colpa dell'Italia

Logo Euronews Euronews 12/03/2018 euronews
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Quello di marzo doveva essere un vertice europeo decisivo per la riforma dell'eurozona, ma dopo gli avvenimenti politici delle ultime settimane sembra che i piani per una maggiore integrazione economica e monetaria siano in fase di stallo. Riuniti a Bruxelles lunedì, i ministri delle finanze dell’area euro potrebbero trovarsi davanti ad un alt, dopo la decisione di Parigi e Berlino - comunicata sabato- di posticipare a giugno ogni grande ambizione di riforma. La ragione? La mancanza di una posizione ufficiale su questo complicato dossier del governo tedesco, che ha da poco messo insieme una nuova coalizione.

Per il ministro delle finanze francese i recenti sviluppi sul piano internazionale, tra cui l'imposizione di dazi sull'acciaio e alluminio da parte degli Stati Uniti, suggerirebbero invece una maggiore rapidità per il completamento delle riforme.

"Quando vediamo da una parte la situazione politica in alcuni paesi europei e dall'altra il rischio di una guerra commerciale nel mondo - sottolinea Bruno Le Maire- che conclusione dovremmo trarne? Che c'è un'urgenza assoluta di andare avanti nell'integrazione dell'area dell'euro "

Un ritardo dipeso anche dalle divergenze con otto Paesi del nord Europa, che la settimana scorsa in una lettera aperta hanno invitato ad abbandonare piani ambizioni e di concentrarsi prima sull'unione bancaria e la riduzione dei debiti pubblici nazionali. Stati come i Paesi Bassi e la Svezia suggeriscono di andarci piano con le ambizioni proposte da Macron, tra cui la previsione di un bilancio comune della zona euro o un ministero delle finanze europeo

"E' una questione di condizionalità", afferma Wopke Hoekstra, ministro delle finanze olandese. Innanzitutto è necessaria una riduzione dei rischi, prima di poter passare alla loro condivisione. Questo punto è di importanza cruciale".

Pesa nel contesto anche il voto italiano. Lo shock politico provocato dal risultato della elezioni rallentare o addirittura ostacolare il processo di riforma, soprattutto se a guidare il prossimo governo saranno le forze anti-sistema, come spiega Daniel Gros del Centre for European Policy studies.

"La questione chiave è che anche Parigi adesso ha qualche dubbio sulla condivisione dei i rischi, perché l'Italia ha ora dimostrato che di essere un paese, un grande paese, che presenta dei partiti che potrebbero non seguire le regole. Per questo motivo le ambizioni in termini di riforme dell'eurozona divranno essere ridimensionate non tanto a Berlino, ma anche a Parigi ".

Si allontana dunque la possibilità di adottare le riforme per una maggiore integrazione stabilità dell’area entro le prossime elezioni europee previste per marzo 2019.

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