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Sciopero e risarcimenti, nuove speranze per i viaggiatori Ryanair

Logo La Repubblica La Repubblica 09/08/2018 di FEDERICO FORMICA

C’è speranza per i passeggeri di Ryanair rimasti a terra per lo sciopero degli scorsi 25 e 26 luglio. La compensazione pecuniaria, che il Ceo della compagnia low-cost O’Leary aveva escluso, potrebbe spettare loro di diritto.

(note) - iStock-664706488.jpg - 435215 - esterne-40e935db-d0e6-49cd-9762-d07604bb3328 - image/jpeg - inviato da "f.formica" Passengers waiting for their departure gate information. They are sat on chairs and many are checking mobile phones for information or having something to eat. This is at Stansted London Airport. © Fornito da La Repubblica (note) - iStock-664706488.jpg - 435215 - esterne-40e935db-d0e6-49cd-9762-d07604bb3328 - image/jpeg - inviato da "f.formica" Passengers waiting for their departure gate information. They are sat on chairs and many are checking mobile phones for information or having something to eat. This is at Stansted London Airport.

Una recente sentenza del giudice di Pace del Lussemburgo ha infatti ribadito il concetto che uno sciopero annunciato non può essere considerato una circostanza eccezionale. Di conseguenza, il vettore deve pagare la compensazione ai passeggeri lasciati a terra (che va dai 250 ai 600 chilometri a seconda della tratta), oltre a rimborsarli del prezzo del biglietto (cosa che Ryanair si è detta disposta a fare).

Il caso è nato nell’autunno 2016 quando il personale Luthansa ha scioperato. Risultato: diversi voli cancellati e nessuna intenzione di risarcire i viaggiatori. Il vettore tedesco ha avuto però la “sfortuna” di lasciare a terra due esponenti del Centro europeo consumatori del Lussemburgo che hanno iniziato una procedura europea per le controversie di modesta entità (European Small Claims Procedure) contro il vettore tedesco.

Il precedente della Corte Ue. Quella del giudice di pace è la prima sentenza nazionale che ribalta quanto stabilito dal Regolamento Ue. Nell’aprile scorso è stata la Corte di giustizia Ue ad aprire la strada stabilendo il principio che uno sciopero, di per sé, non può essere considerato automaticamente una circostanza eccezionale ma che si debba valutare caso per caso. Quella volta fu la compagnia tedesca TUifly a cancellare diversi voli per uno sciopero selvaggio dei propri dipendenti, che si misero in malattia in massa mettendo l’azienda alle strette, di fronte a una ristrutturazione aziendale non condivisa.

Secondo la Corte “lo sciopero selvaggio in esame non può essere considerato come una circostanza che sfugge all’effettivo controllo della TUIfly. Infatti, non solo tale ‘sciopero selvaggio’ trae origine da una decisione della TUIfly, ma esso, a prescindere dall’elevata percentuale di assenze, è cessato in seguito all’accordo concluso il 7 ottobre 2016 dalla TUIfly con i rappresentanti del personale”.

E adesso? Attenzione, però: il fatto che due giudici abbiano dato torto alle compagnie aeree non significa che ai viaggiatori spetterà sempre una compensazione in caso di sciopero che li lasci a terra. Bisognerà valutare di caso in caso. “Per Ryanair il nostro consiglio è quello di chiedere, oltre al rimborso dovuto, anche la compensazione. Se la compagnia ce la nega, bisogna rivolgersi all’autorità nazionale Enac o in alternativa a noi” spiega Monika Nardo del Centro Europeo Consumatori di Bolzano. Oppure si può sempre ricorrere alla procedura europea per le controversie di modesta entità.

Il fronte sta cominciando a compattarsi: “L’autorità spagnola Aena ha affermato in modo netto che ai passeggeri colpiti dagli scioperi di fine luglio scorso spetta la compensazione. La speranza è che questa nuova sentenza possa portare anche gli altri omologhi europei verso una posizione comune” conclude Nardo.

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