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Partita Iva, cancellazione a valanga

Logo Italia Oggi Italia Oggi 07/10/2022 di Franco Ricca
Partita Iva, cancellazione a valanga © ItaliaOggi Partita Iva, cancellazione a valanga

La cessazione dell'attività economica, con la cancellazione del numero di partita Iva, impone la rettifica della detrazione dell'imposta operata sui beni e servizi acquistati o prodotti “invenduti”, in ragione della loro definitiva destinazione a finalità estranee all'esercizio dell'impresa, indipendentemente dai motivi che hanno determinato la decisione di cessare l'attività. E' quanto ha stabilito la Corte di giustizia Ue nella sentenza 6 ottobre 2022, causa C-293/21, sul rinvio dei giudici lituani diretto a chiarire l'obbligo di rettifica delle detrazioni, ai sensi degli artt. da 184 a 187 della direttiva Iva, in dipendenza della messa in liquidazione e della conseguente cancellazione del soggetto passivo dal registro dei contribuenti Iva. La controversia principale verteva sull'assoggettamento ai predetti obblighi di una società che aveva acquistato beni e servizi per realizzare beni d'investimento da impiegare nell'attività economica programmata, ma che poi era stata posta in liquidazione dal suo socio unico e cancellata, in considerazione della mancanza di redditività, con la conseguenza che i beni realizzati non erano stati utilizzati, né lo saranno mai, nell'ambito di un'attività economica soggetta ad imposta.

La Corte ricorda anzitutto che è l'acquisto dei beni o dei servizi da parte di un soggetto passivo che agisce come tale a determinare l'applicazione del sistema dell'Iva e la connessa nascita del diritto a detrazione, mentre l'impiego dei beni o servizi, reale o presunto, determina solo l'entità della detrazione iniziale alla quale il soggetto passivo ha diritto e l'entità delle eventuali rettifiche durante i periodi successivi. Inoltre, il diritto, una volta sorto, rimane in linea di principio acquisito anche se, successivamente, l'attività economica prevista non è stata realizzata, e, pertanto, non ha dato luogo ad operazioni soggette ad imposta, o se, a causa di circostanze estranee alla sua volontà, il soggetto passivo non ha potuto utilizzare i beni o servizi che hanno dato luogo alla detrazione nell'ambito di operazioni soggette ad imposta. Questo principio va tuttavia coordinato con le norme in materia di rettifica delle detrazioni, che costituiscono parte integrante del sistema e hanno lo scopo di stabilire una relazione stretta e diretta tra il diritto alla detrazione dell'Iva pagata a monte e l'utilizzo dei beni o dei servizi di cui trattasi per operazioni soggette ad imposta a valle.

L'art. 184 della direttiva definisce in maniera più ampia possibile l'insorgenza dell'obbligo di rettifica della detrazione, attribuendo rilevanza a qualsiasi mutamento che incida sul nesso presupposto del diritto alla detrazione. Nella fattispecie, risulta che, a causa della sua messa in liquidazione e della sua cancellazione dal registro dei soggetti passivi, la società non ha più alcuna intenzione di utilizzare i beni d'investimento creati ai fini di operazioni soggette ad imposta, e ciò in maniera definitiva; questa circostanza interrompe quindi il nesso che deve sussistere tra il diritto alla detrazione dell'Iva “a monte” e la realizzazione di operazioni soggette ad imposta a valle, con conseguente ingresso del meccanismo della rettifica. La situazione potrebbe essere diversa nell'ipotesi in cui la messa in liquidazione abbia comunque comportato la realizzazione di operazioni soggette ad imposta, ad esempio la vendita di attivi ai fini della liquidazione dei debiti, anche al di fuori dell'attività economica inizialmente prevista. A questo proposito, va ricordato che gli stati membri hanno la facoltà di assimilare ad una operazione imponibile la destinazione di beni, con Iva a monte detratta, a finalità estranee all'impresa, anche per effetto della cessazione dell'attività; qualora lo stato membro faccia uso di tale facoltà (come l'Italia), sorge quindi il problema del rapporto tra detta fattispecie imponibile e la rettifica della detrazione, la cui interrelazione non è stata del tutto chiarita dalla giurisprudenza unionale.

Tornando alla sentenza, posto che nella fattispecie i beni o servizi del soggetto passivo sono rimasti “invenduti”, la Corte conclude che, secondo gli artt. da 184 a 187 della direttiva Iva, un soggetto passivo ha l'obbligo di rettificare le detrazioni dell'Iva assolta a monte per l'acquisto di beni o di servizi destinati a produrre beni d'investimento qualora, a causa della liquidazione e della cancellazione dal registro dei soggetti passivi, i beni creati non siano stati utilizzati, né lo saranno mai, nell'ambito di attività economiche soggette ad imposta. In questo contesto, la sentenza chiarisce inoltre che la definitività della situazione di fatto rende irrilevanti, diversamente che per altre fattispecie esaminate in passato, i motivi che hanno portato alla cessazione del soggetto passivo.

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