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EY – La metà degli italiani comprerebbe un’elettrica o un’ibrida

Logo Quattroruote Quattroruote 16/05/2018 Quattroruote
EY – La metà degli italiani comprerebbe un’elettrica o un’ibrida © Quattroruote EY – La metà degli italiani comprerebbe un’elettrica o un’ibrida

Quando si parla di auto elettrificate spesso si fa riferimento alla mancanza d’infrastrutture per la ricarica, all’assenza d’incentivi e agli elevati costi di acquisto e gestione. Eppure esiste un forte interesse tra gli italiani e un elevato potenziale di mercato nonostante le immatricolazioni siano ancora molto basse. Secondo quanto emerge da un sondaggio condotto dalla società di consulenza EY, il 50% degli italiani sarebbe orientato ad acquistare un’auto elettrica (17,4%) o ibrida (32,6%) nel caso dovesse cambiare il proprio mezzo di trasporto privato nei prossimi tre anni. Si tratta di percentuali superiori al diesel (23,2%) alla benzina (14,2%).

L’auto mezzo preferito per gli spostamenti. L’esito del sondaggio, condotto su un campione di 1.500 consumatori, evidenzia innanzitutto come l’automobile rimanga sempre il mezzo di prima scelta per gli spostamenti, spostamenti che avvengono nel 60,2% dei casi (89,3% per le fasce di età sopra i 65 anni) per commissioni o altre attività professionali, nel 58,8% (81,2% per ci ha tra i 24 e i 44 anni) per recarsi sul luogo di lavoro e nel 49,5% per il tempo libero. In tale contesto i due terzi della popolazione scelgono l’auto privata, perché garantisce tutta una serie di vantaggi. In particolare il 73,3% la usa per motivi professionali e il 67,4% per motivi non professionali. Il mezzo pubblico continua invece a ricoprire un ruolo marginale: per spostarsi nelle città gli italiani scelgono metro, tram e autobus nel 28,6% dei casi per spostamenti professionali e nel 34,6% per quelli non professionali. Sulle lunghe distanze le percentuali scendono al di sotto del 10%. Gli italiani sono propensi a utilizzare il treno ad alta velocità nel 4,6% per spostamenti professionali e solo nell’1,8% per quelli non professionali. Per i treni regionali le percentuali sono rispettivamente del 4,2% e del 9,1%. Dunque la tradizionale preferenza degli italiani verso l’automobile non sembra subire mutamenti nel tempo, ma ciò non vuol dire che manchino segnali di cambiamento: attualmente il 2% circa degli italiani usa in modo continuativo il car-sharing (19,4% in modo sporadico), a dimostrazione dell’esistenza di un trend, il passaggio dal concetto di possesso a quello di utilizzo, destinato a crescere nel tempo.

L’auto è comoda e veloce. Dalla ricerca emerge inoltre che gli italiani scelgono l’auto, in mancanza di alternative (18,1% dei casi), perché garantisce maggior comodità (54% delle risposte), libertà (23,7%) e velocità (23,6%). Il tema dei ritardi incide solo per l’8,5% del campione così come basse sono le percentuali di risposta su temi come l’impatto ambientale (2,5%) e la sicurezza (2,3%) per l’incolumità personale e lo 0,5% per gli incidenti).

Cresce la sharing-mobilità. Gli italiani stanno comunque iniziando ad approfittare dei benefici generati dalla cosiddetta mobilità in condivisione soprattutto per il tempo libero (71,4% dei casi) o per il lavoro (24,5%). Se il 19,4% ha utilizzato almeno una volta il car-sharing nella sua vita, l’8,1% ha scelto il bike-sharing e il 2,3% il car-pooling o lo scooter-sharing. Si tratta di percentuali, secondo EY, destinate a crescere nonostante il 14,7% degli italiani non abbia servizi del genere nella propria zona. Inoltre, sembra che vi sia un crescente consapevolezza sul bisogno di una mobilità "più moderna" per migliorare l’attuale situazione (61,5% delle risposte), per aumentare il lavoro da casa e riorganizzare gli spostamenti in funzione delle varie esigenze (17,1%), per differenziare gli orari di ingresso a scuola o sui luoghi di lavoro (13,6%).

Serve una nuova offerta di mobilità. Il settore automobilistico e il mondo dei trasporti, anche alla luce di un contesto in rapida evoluzione per effetto della crescente urbanizzazione, dell’aumento della mobilità nei centri urbani e dell’avvento di tecnologie innovative, deve dunque ripensare il proprio modello di business per adattare la propria offerta alle nuove esigenze di mobilità dei consumatori. Del resto la sharing economy, le auto elettriche, connesse e autonome, l’integrazione tra modalità di trasporto diverse e l’ingresso di nuovi player non legati al mondo dell’auto stanno già cambiando il mercato e ulteriori trasformazioni sono ormai prossime a manifestarsi. Le stime più recenti indicano che entro il 2030 più del 35% dei chilometri saranno percorsi su mezzi condivisi e che nel 2025 il mercato della mobilità elettrica avrà un valore di 2.400 miliardi di dollari. Allo stesso tempo il mercato sta diventando sempre più complesso grazie alla convergenza tra settori finora lontani e nuovi operatori. Anche per questo motivo è necessario un sempre maggior impegno nel campo dell’innovazione. A tal proposito solo per il 2018 si prevedono investimenti in start-up attive nella mobilità per 21 miliardi di dollari.

Cambierà anche il mercato italiano. I cambiamenti riguarderanno ovviamente anche l’Italia nonostante i numerosi ostacoli. Secondo EY, entro il 2020 l’80% delle auto sarà connessa e capace di scambiare dati con l’esterno. "Si calcola – afferma Donato Iacovone, amministratore delegato di EY Italia, che in Italia il mercato automotive esteso ai servizi di mobilità valga 200 miliardi di euro, di cui 91 relativi al settore auto in senso stretto e il resto agli altri servizi di mobilità. Un valore che rappresenta il 10% del Pil italiano. Si capisce quindi come la trasformazione in atto sia una straordinaria opportunità di crescita per il nostro paese, che richiede cooperazione di tutti i player, pubblici e privati". Un ruolo di peso dovrà essere assunto anche dallo Stato se è vero che, a fronte di una crescente urbanizzazione, il nostro Paese sconta gravi inefficienze sul fronte della sicurezza stradale o della qualità dell’aria. Basti pensare che nel 2030 i costi connessi alla congestione del traffico peseranno per oltre 15 miliardi di euro. Serve un nuovo modello per gestire un ecosistema con numerosi operatori, nuove proposte di fiscalità anche per frenare la possibile perdita di gettito erariale legata alle nuove tipologie di mobilità e quindi una maggior collaborazione tra le varie parti interessate dai mutamenti in atto.

Necessario un approccio di sistema. In poche parole serve un approccio di sistema per affrontare le nuove esigenze dei consumatori e le trasformazioni del mercato. A tal proposito EY ha deciso di organizzare per il 22 maggio, a Milano, l’evento La Mobilità del Possibile proposte per l’Italia per presentare una serie di proposte insieme ai rappresentanti di società di diversi settori, dalla Vodafone alla Telepass, dall’Atm alla Samsung, dalla Hitachi alle Ferrovie dello Stato, dalla Porsche alla BMW, dalla Mercedes alla Jaguar Land Rover, dalla Unipol alla Enel per arrivare perfino a una banca come Morgan Stanley. "A fronte della crescente necessità di mobilità cittadina spiegaPaolo Lobetti Bodoni, Med Automotive & Transportation Leader di EY, in Italia l’espansione delle reti e dei servizi di trasporto in molti casi non è stata sviluppata alla stessa velocità. Se l’automobile privata è ancora il mezzo di trasporto preferito da oltre due italiani su tre, si sta affermando anche nel nostro Paese un’esigenza di mobilità alternativa, più sostenibile, sicura e ottimizzata in termini di tempo e occupazione dello spazio. Proprio per accelerarela creazione di un ecosistema integratodellamobilità EYsi è fatta promotrice dell’EY Mobility Think Thank a cui hanno aderito 35 Ceodi aziende di player privati e pubblici, che si sono confrontati e hanno elaborato una serie di proposte per sviluppare la mobilità del futuro nel nostro Paese: la mobilità del possibile. 

Quando si parla di auto elettrificate spesso si fa riferimento alla mancanza d’infrastrutture per la ricarica, all’assenza d’incentivi e agli elevati costi di acquisto e gestione. Eppure esiste un forte interesse tra...

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