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Export e beni durevoli: è il retail online a fare da padrone

Logo First Online First Online 30/04/2018 Guido Michieletto

FIRSTonline © Fornito da Al Iniziative editoriali FIRSTonline

Come riferisce Atradius, nel 2017 i mercati della vendita al dettaglio dei beni durevoli di consumo hanno incrementato le vendite e la crescita dei fatturati dovrebbe proseguire in molti Paesi. Tuttavia, i margini di profitto della maggior parte dei rivenditori medio-piccoli restano esigui o persino in diminuzione: la pressione esercitata dai rivenditori online sui commercianti tradizionali si fa sempre più forte dal momento che la crescita delle vendite online continua a superare quella dei rivenditori su strada.

Il successo aziendale e la resilienza dei rivenditori di beni durevoli di consumo dipendono sempre più dalla propria capacità di adottare nuove strategie, come ad esempio costruire ed espandere il loro business online e/o offrire servizi aggiuntivi. Ma questo richiede una volontà di cambiamento, così come quella di attuare investimenti, e resta quindi da vedere se molti dei piccoli commercianti hanno i mezzi per riallineare le loro attività al fine di rimanere competitivi. Secondo gli analisti nel 2018 i casi d’insolvenza nel settore della vendita al dettaglio dei beni durevoli di consumo dovrebbero mantenersi stabili nella maggior parte dei mercati o persino in aumento.

In Francia, secondo i dati del GfK, le vendite del segmento dell’elettronica di consumo hanno registrato una flessione nel 2017 a causa soprattutto della diminuzione delle vendite di televisori (-31% in volume e -20% in valore), dopo aver beneficiato nel corso dell’anno precedente di un aumento del 30% in volume legato alla migrazione verso il digitale terrestre ad alta definizione e agli Europei di calcio. Inoltre, secondo l’Associazione francese dei produttori di elettrodomestici (Gifam), nel 2017 le vendite di grandi elettrodomestici sono cresciute del 3,6% portandosi a 5,4 miliardi di euro, mentre i piccoli elettrodomestici hanno confermato un andamento al rialzo per il decimo anno consecutivo, con un aumento delle vendite del 5% (3,5 miliardi).

Allo stesso tempo, l’Istituto francese di ricerca nel settore dell’arredamento (IPEA) ha evidenziato come il mercato francese dei mobili sia cresciuto del 2%, in linea con la ripresa del settore immobiliare; il segmento delle cucine, che rappresenta il 26% del settore dell’arredamento, ne è stato il motore principale di crescita. Ecco allora che per il 2018 in Francia le prospettive di mercato per il settore dei beni durevoli di consumo restano positive. Le vendite di elettrodomestici e arredamento dovrebbero continuare a crescere, così come il segmento dell’elettronica di consumo, dove le vendite di televisori dovrebbero mostrare una ripresa del +2%.

Il mercato francese dei beni durevoli di consumo è caratterizzato dalla forte concorrenza tra le diverse catene di distribuzione, in ulteriore aumento negli ultimi anni a causa dell’espansione crescente dei rivenditori online, determinando una pressione significativa sui prezzi di vendita e sulla redditività delle imprese, in particolare di quelle dei piccoli commercianti locali indipendenti. Lo scorso anno la redditività di molti rivenditori di beni durevoli di consumo ha subito una flessione e gli analisti non si aspettano un miglioramento significativo per quest’anno. Per potersi adattare a condizioni di mercato più difficili, i grandi operatori continuano a sviluppare strategie multi-canale e di vendita online in risposta alla concorrenza da parte delle imprese di e-commerce; nel frattempo, prosegue anche il processo di concentrazione del mercato attraverso acquisizioni o gruppi di acquisto.

Non va sottovalutato il fatto che, nel complesso, gli operatori del retail di beni durevoli di consumo siano fortemente indebitati a causa della necessità di finanziare le esigenze di capitale circolante e stock. Inoltre, i picchi stagionali e gli eventi speciali richiedono temporaneamente un pre-finanziamento aggiuntivo. I prestiti sono anche necessari per finanziare l’apertura di nuovi punti vendita in modo da estendere la presenza geografica. In linea di principio, le banche non sono riluttanti a concedere prestiti al settore, ma la loro disponibilità dipende essenzialmente dall’affidabilità creditizia del singolo rivenditore.

I pagamenti nel settore richiedono in media 45 giorni. Il numero di notifiche di mancato pagamento è piuttosto basso e, alla luce della prevista crescita del settore, per quest’anno non è da aspettarsi un aumento di ritardi. I casi d’insolvenza nel settore della vendita al dettaglio non alimentare sono scesi del 5% nel 2017. Trattandosi di un mercato competitivo e soggetto a oscillazioni, resta comunque il rischio di fallimento di alcuni operatori, soprattutto quelli più piccoli e indipendenti.

Nei Paesi Bassi, come riportato dall’Ente Statistico olandese (CBS), il fatturato del settore della vendita al dettaglio non alimentare è cresciuto lo scorso anno del 3,1%. Il fatturato di articoli per il fai-da-te, cucine e rivestimenti ha registrato un aumento del 7,5%, mentre i segmenti di arredamento ed elettrodomestici è cresciuto del 4,5%, in entrambi i casi grazie alla solidità del mercato immobiliare. Tuttavia, i rivenditori di elettronica di consumo hanno subito una riduzione di fatturato del 2,1%. Nel 2018 questo andamento dovrebbe proseguire: la performance del settore dell’elettronica di consumo dovrebbe mantenersi debole, mentre il fatturato del segmento dell’arredamento dovrebbe crescere di circa il 4% grazie al buon andamento del mercato immobiliare e al livello elevato di fiducia dei consumatori.

Dopo il lieve incremento registrato nel 2017, i margini di profitto delle imprese dovrebbero mantenersi stabili, a causa soprattutto della forte concorrenza, favorita principalmente dalla crescita del segmento dell’e-commerce a discapito dei rivenditori tradizionali (nel 2017 il volume delle vendite online è aumentato del 19,5%), una tendenza che è destinata a proseguire. Ciò si riflette nella forte riduzione del numero di negozi su strada registrato negli ultimi anni, benché l’attuale andamento favorevole delle vendite abbia un impatto positivo anche sui rivenditori tradizionali.

Molte catene di retail stanno spostandosi verso canali di vendita online; allo stesso tempo, sul mercato olandese sta aumentando il numero di nuove catene di proprietà estera, soprattutto nel segmento dell’abbigliamento. La concorrenza è particolarmente forte nel mercato già saturo dell’elettronica di consumo, dove i prezzi hanno già toccato il livello più basso in diverse categorie di prodotti e il numero di catene di vendita al dettaglio è sceso in modo significativo negli ultimi dieci anni. Nonostante la riduzione generale delle vendite, i tre principali operatori nel segmento dell’e-commerce hanno registrato livelli di crescita talmente elevati negli ultimi due anni da mettere seriamente a rischio la sopravvivenza di imprese tradizionali ben avviate.

I pagamenti nel settore olandese del retail non alimentare richiedono in media 60 giorni; dopo il calo registrato nel 2017, il numero di mancati pagamenti quest’anno dovrebbe mantenersi stabile. I casi d’insolvenza in questo settore dovrebbero registrare un’ulteriore flessione (intorno al 2-4%) dopo quella registrata lo scorso anno; tuttavia, il numero delle insolvenze nel settore dovrebbe mantenersi elevato rispetto ad altri comparti industriali.

Se diamo uno sguardo oltreoceano, negli USA le vendite al dettaglio di beni durevoli di consumo sono cresciute lo scorso anno del 3,8%, con un aumento delle vendite online di oltre il 10%. Il segmento dell’e-commerce ha rappresentato il 13% delle vendite totali nel 2017, un incremento significativo rispetto alla quota dell’11,6% nel 2016, e ha contribuito a circa il 50% della crescita dell’intero settore del retail, grazie soprattutto al contributo del colosso del web Amazon.com Inc.

Le previsioni per il 2018 si confermano positive alla luce del solido andamento dei consumi privati, sostenuto dal miglioramento del mercato immobiliare, crescita dell’occupazione e aumento dei salari. Le vendite totali dovrebbero crescere di circa il 4,5%, con un aumento del 15% per quanto riguarda l’e-commerce e del 3% per i negozi tradizionali, mentre le restrizioni commerciali imposte dall’amministrazione statunitense potrebbero far aumentare i prezzi dei beni durevoli di consumo importati.

Il segmento statunitense degli elettrodomestici dovrebbe registrare un’ulteriore crescita nei prossimi anni, portandosi a 115 miliardi di dollari nel 2020 (da 84,43 miliardi registrati nel 2014). Il mercato statunitense dell’arredamento ha continuato ad espandersi sin dal 2009 e le vendite dovrebbero registrare un’ulteriore crescita quest’anno, sulla scia del contesto economico favorevole e dell’aumento del reddito disponibile che sostiene le vendite di case e arredi. Allo stesso modo il comparto dell’arredamento dovrebbe toccare 122 miliardi entro il 2020, con un tasso di crescita annua composta del 3%.

Il fatturato del segmento dell’elettronica di consumo, a sua volta, dovrebbe portarsi a 69,347 miliardi, con un tasso di crescita annuo di oltre il 6% nei prossimi cinque anni e un volume di mercato di 89,97 miliardi nel 2022. L’e-commerce si confermerà il segmento a più rapida crescita, modificando profondamente il settore del retail e portando la sua quota di vendite al 20% entro i prossimi sette anni. Allo stesso tempo, le abitudini dei consumatori stanno cambiando e la percentuale di spesa destinata ai beni durevoli sta registrando una flessione, poiché stanno aumentando in modo significativo gli acquisti nei settori dell’accoglienza e dei prodotti e servizi ricreativi.

I pagamenti nel settore statunitense della vendita al dettaglio richiedono in media 60-90 giorni; il numero di notifiche di mancato pagamento si è mantenuto stabile negli ultimi 12 mesi e gli analisti non si aspettano un incremento significativo. Tuttavia, il tasso d’insolvenza del settore è elevato (oltre il 10% del totale nel 2017) e dovrebbe aumentare ulteriormente nel corso di quest’anno. Le ragioni alla base di questo sviluppi negativi sono da ricercarsi, ancora una volta, nella concorrenza schiacciante da parte degli operatori online e, di conseguenza, nel cambiamento delle abitudini dei consumatori.

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