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“Non devi sposare un italiano”. Pachistana uccisa da papà e fratello

Logo La Stampa La Stampa 21/04/2018
“Non devi sposare un italiano”. Pachistana uccisa da papà e fratello © ANSA “Non devi sposare un italiano”. Pachistana uccisa da papà e fratello

Morire a venticinque anni in Pakistan dopo aver scelto di costruirsi il proprio presente in Italia con un ragazzo che amava. La terribile storia di Sana Cheema arriva da Gujrat, metropoli industriale del Paese islamico, dove la giovane, bresciana d’adozione e cittadina italiana da alcuni mesi, era volata a novembre per salutare i famigliari. Tanti sono ancora i particolari da chiarire per un misterioso decesso avvenuto nei scorsi giorni e che - in apparenza - ha i contorni di un delitto d’onore. Compiuto con rabbia - sembra che la giovane sia stata sgozzata - da chi le aveva imposto di sposare un connazionale, come le regole degli antichi villaggi del Pakistan stabiliscono.

Secondo le prime informazioni il padre e il fratello della ragazza sarebbero in stato di fermo, eppure c’è anche chi come un conoscente tunisino, in contatto con i due uomini, esclude categoricamente l’omicidio. A fornire l’annuncio della morte violenta era stata nella tarda serata di venerdì un’amica della venticinquenne, sebbene la numerosa comunità pachistana di via della Volta di Brescia, abbia ieri rilasciato una versione completamente diversa, parlando di decesso per arresto cardiaco.

Giunta in Italia da bambina, Sana dopo aver completato gli studi all’istituto superiore Pascal di Verolanuova si era trasferita con la famiglia in via Bevilacqua a Brescia nel quartiere Fiumicello. La giovane era piuttosto conosciuta poiché dopo aver lavorato in un’autoscuola, aveva deciso di mettersi in proprio, aprendo un’agenzia di pratiche automobilistiche. «In attesa di ricevere ulteriori novità su quanto accaduto ci stringiamo nel dolore», afferma Jabran Fazal, portavoce dell’associazione culturale Pak che oggi pomeriggio si riunirà in piazza Rovetta nel centro cittadino bresciano per ricordarla. «Conoscevo poco Sana ma mi auguro che venga fatta al più presto chiarezza sulla sua triste vicenda», ha aggiunto. Una bella ragazza, integrata e piena di vita. Molto diversa rispetto a quel padre così introverso e radicalizzato che soltanto nelle ultime settimane aveva scelto di spostarsi in Germania.

In via Bevilacqua, in mezzo agli uffici della città bresciana, sorge l’abitazione della giovane pachistana, un piccolo appartamento al secondo piano di un palazzo. «Vedevo spesso Sana, così come due dei suoi fratelli che oggi vivono all’estero», commenta un giovane egiziano che chiede di restare anonimo. Secondo il ragazzo, da poco prima di Natale la venticinquenne si era spostata nel suo Paese d’origine dove i famigliari le avevano imposto le nozze combinate. Nessuna traccia invece del presunto coetaneo italiano e residente in provincia con il quale Sana avrebbe instaurato negli scorsi mesi una breve relazione.

La giovane era nata a Gujrat, stessa città d’origine di Hina Saleem, barbaramente uccisa nell’agosto del 2006 dal padre a Ponte Zanano, sempre nel Bresciano, perché come molte altre donne musulmane voleva vivere all’occidentale, sfuggendo alle dure tradizioni della famiglia. Hina era stata attratta con un inganno in casa e successivamente seppellita in giardino con la testa rivolta verso la Mecca. «Hai pagato la tua voglia di libertà, riposa in pace povera Sana». Così ha commentato ieri sera sui social network un amico della ragazza scomparsa in Pakistan. La Procura di Brescia presto potrebbe aprire un’inchiesta per stabilire con certezza le cause di morte della giovane. Troppo contrastanti gli elementi finora raccolti per credere a un malore improvviso.

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