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Bossetti parla alla Corte: «Yara poteva essere mia figlia, neanche un animale sarebbe stato così crudele»

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 17/07/2017 Redazione Bergamo online

«Poteva essere mia figlia, la figlia di tutti noi, neanche un animale avrebbe usato tanta crudeltà». Nell’ultima udienza del processo di appello per l’omicidio di Yara Gambirasio, l’imputato Massimo Bossetti ha iniziato a parlare rivolgendo «un sincero pensiero», così l’ha definito, alla tredicenne. La ragazzina fu rapita e uccisa la sera del 26 novembre 2010, a Brembate Sopra, nel tragitto tra la palestra e la casa dove viveva con i genitori, la sorella maggiore e i due fratellini. Ottocento metri, nei quali l’assassino l’ha prelevata e trascinata nel campo di Chignolo d’Isola dove il cadavere fu ritrovato tre mesi dopo: era il 26 febbraio 2011. Bossetti ha chiesto scusa per «il comportamento scorretto» tenuto nella prima udienza quando era sbottato alle affermazioni del sostituto pg. «Pensate però come può sentirsi una persona attaccata con ipotesi fantasiose e irreali», ha detto, leggendo alcuni fogli estratti da una cartella rossa.

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Massimo Bossetti, 47 anni, carpentiere cresciuto a Brembate e poi trasferitosi a Mapello, sposato e padre di tre figli, è stato condannato in primo grado all’ergastolo. Decisiva una traccia del suo Dna trovata sugli slip della vittima, mischiata al suo sangue. Dopo le dichiarazioni spontanee lette davanti alla Corte, i giudici si ritireranno in camera di consiglio per il verdetto, che arriverà probabilmente in serata. Bossetti si è sempre dichiarato innocente. Per lui, la procura generale di Brescia ha chiesto la conferma dell’ergastolo e sei mesi di isolamento per la calunnia nei confronti di un collega di lavoro, sul quale avrebbe cercato di indirizzare i sospetti degli inquirenti subito dopo il suo arresto, il 16 giugno 2014. Da allora, non è più uscito dal carcere.

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