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Delitto Macchi, caso riaperto. Il presunto autore della lettera: "Il segreto mi sta lacerando"

Logo La Repubblica La Repubblica 18/07/2019
Lidia Macchi © Fornito da La Repubblica Lidia Macchi

Il segreto mi sta "lacerando l'anima, ho una famiglia, ho dei figli. Ho scritto io la lettera inviata alla famiglia di Lidia Macchi". Con queste parole, un cliente dell'avvocato Piergiorgio Vittorini, avrebbe detto di essere l'autore del testo mandato dopo l'omicidio della giovane uccisa a Cittiglio (Varese) nel 1987. Lo ha detto lo stesso Vittorini, sentito come testimone nel processo di secondo grado a carico di Stefano Binda. Vittorini, avvalendosi del segreto professionale, non ha rivelato l'identità del teste.

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Si tratta della lettera arrivata a casa Macchi assieme a una poesia il giorno del funerale della ragazza. Un testo definito come 'la lettera dell'assassino', senza la prova che lo fosse. Secondo gli inquirenti, quel testo inviato alla famiglia Macchi e intitolato 'In morte di un'amica', fu scritto dallo stesso imputato che è stato condannato in primo grado all'ergastolo per omicidio volontario aggravato dalla violenza sessuale. Nella sua testimonianza questa mattina in aula, il penalista ha riferito che una persona si sarebbe presentata nel suo ufficio, alla fine del febbraio 2017, sostenendo di avere scritto la missiva come forma di "protesta" contro una morte ingiusta.

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"Non conoscevo Lidia Macchi, ma condividevamo lo stesso contesto di Comunione e Liberazione a Varese", avrebbe detto il cliente a Vittorini. Cliente che sarebbe anche "una persona laureata, con un alto livello professionale". Secondo la testimonianza del penalista, il suo cliente gli avrebbe detto di non essersi mai presentato prima alla polizia perché non è in grado di fornire un'alibi per la sera del delitto. "In quel periodo ero  a Milano - ha detto - ma non riesco proprio a ricordare dove fossi la sera del delitto".

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