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E45, tutti i sindaci domani a Roma: l'Anas in Procura? Giallo sulla data

Logo La Nazione La Nazione 21/01/2019
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Arezzo, 21 gennaio 2019 - Sul viadotto Puleto nelle prossime 48 ore, e forse anche molte di più, non volerà una mosca: come se perfino loro temessero di spezzare il fragile equilibrio della struttura. Ma nelle stesse 48 ore potrebbe cambiare il mondo intorno alla superstrada in ginocchio. Oggi era il giorno nel quale l’Anas aveva promesso di salire in Procura.

Anche nel vertice in Prefettura. «Perché non ci andate subito?» aveva chiesto uno dei protagonisti al tavolo. «Aspettiamo di completare tutti i calcoli» era stata la risposta. Il suo obiettivo, si sa, è ottenere almeno una riapertura parziale, visto che continua a giurare non esistano problemi strutturali così gravi. Però...c’è sempre un però. Dagli uffici giudiziari orecchie attentissime e disposte a tenere conto di qualunque contributo, anche perché nessuno si diverte ad appiedare un’intera vallata. Ma almeno ieri, ci dicono fonti vicine alla Procura, nessuno si era fatto vivo a fissare un appuntamento.

Possibile che i vertici dell’azienda suonino al campanello con le carte in mano? Tutto ci sta, ma le certezze a questo punto è bene farle scivolare alle prossime ore. Di certo c’è la convocazione al ministero di martedì alle 16: per la presidente della Provincia Silvia Chiassai, che l’aveva sollecitata, per la Regione, per i sindaci del versante romagnolo, già con la valigia pronta.

E quelli aretini? «Non mi risulta siano arrivati inviti – risponde Albano Bragagni da Pieve – ma a me la forma interessa poco: alle 9 ci vedremo con la presidente Chiassai e da lì abbiamo intenzione di andare tutti al ministero». Tutti, ovvero i primi cittadini della Valtiberina coinvolti. Sarebbe curioso non fossero accolti, considerando che il viadotto è a Pieve e non a Forlì. Su un punto Bragagni punta i piedi. «Va ripristinata la vecchia tiberina: se anche dovessero riaprire la E45 è una priorità assoluta e sui cui non vorrei trovarmi solo».

Ieri c'è stata la cosiddetta protesta dei «gilet gialli», organizzata da un ex consigliere regionale umbro della Lega, Gianluca Cirignoni. Un gruppetto sparuto ma deciso, senza la benedizione di«Vergogna E45» (lo straordinario profilo Facebook che da anni lotta per la superstrada e che in questa manifestazione non si riconosceva). Si sono trovati all’uscita nord di Pieve. Chiedono la riapertura del viadotto ove fosse in sicurezza e ripristinare la vecchia 3bis. E su questa sollecitano il ricorso al Genio dell’Esercito, per tagliare i tempi.

Ma intanto le ore passano. L’alternativa, 52 chilometri di montagna da Pieve a Verghereto, resta percorribile ma intorno la neve c’è, almeno alle Balze e sul passo di Viamaggio. Le previsioni indicano già da stasera possibilità di nuove nevicate e per domani sera precipitazioni più robuste. Conseguenza? Un ulteriore isolamento. Già ora ci sono problemi pesantissimi per le aziende e scuole che viaggiano a banchi semivuoti.

Scuole prese in contropiede dalla chiusura del viadotto proprio nei giorni delle iscrizioni: e il rischio che le cicatrici di questa stagione possano prolungarsi è alto. Intanto la Cna rialza il tiro: se la strada riaprisse solo al traffico leggero, dice, significherebbe far pagare le spese dell’emergenza solo ai camion e al trasporto pesante. E chiedono di potersi sede anche loro al tavolo di Roma. Dove le mosche voleranno e le sedie rischiano di non bastare.

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