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Il 75% del miele nel mondo è contaminato. Ecco la causa

Logo AGI AGI 11/10/2017 sonia montrella

Tre quarti del miele proveniente da ogni parte del mondo contengono pesticidi. In prevalenza neonicotinoidi, una classe di insetticidi chimicamente simili alla nicotina, da oltre 20 anni ampiamente utilizzata in agricoltura e ritenuta anche responsabile della moria di api. Secondo uno studio pubblicato su Science, i ricercatori sono arrivati a questa conclusione dopo aver analizzato quasi 200 campioni prelevati in ogni parte del mondo.

Lo studio

A partire dal 2012 - racconta la rivista Focus - Alex Aebi, biologo dell'Università di Neuchâtel, in Svizzera, ha chiesto ai cittadini di riportare da ogni viaggio almeno un campione di miele. In tre anni ha raccolto 198 campioni di miele, che ha testato per la presenza di neonicotinoidi. Lo studio è il primo tentativo di analizzare la contaminazione da questi pesticidi con un metodo standardizzato per tutto il mondo. Ne è venuto fuori che, con diverse percentuali, gran parte del miele proveniente da ogni parte del mondo, comprese le isole sperdute del Pacifico e con la sola eccezione dell'Antartico, è contaminato. Dati alla mano, i campioni raccolti in Nord America sono quelli con una percentuale più alta di neonicotinoidi: ben l'86% contro l'80% del miele asiatico e il 79% di quello europeo. Più sano il Sud America che vanta 'solo' il 57% di pesticidi nei campioni di miele. 

Un elettroshock per le api

Il dato più inquietante emerso dallo studio, però, è che quasi la metà dei campioni registrava dosi di neonicotinoidi superiori alla soglia neuroattiva considerata pericolosa per gli insetti impollinatori. In altre parole, questi pesticidi, presenti in concentrazioni così alte, riducono le funzioni cerebrali delle api, minacciano il loro sistema immunitario e rallentano la loro capacità riproduttiva. Come lo assumono? Le api sopravvivono all'inverno nutrendosi di miele: la contaminazione è quindi cronica, sostengono gli scienziati. Il problema è ben conosciuto anche in Italia, dove secondo l'Arpat (l’Associazione toscana degli apicoltori), le api, falcidiate da una moria provocata da questi pesticidi e impazzite per il clima anomalo della scorsa estate, non riescono a impollinare e la perdita di fertilità delle piante rischia di aumentare l’effetto desertificazione. Il risultato è che secondo le stime degli apicoltori, quest'anno non si arriverà a 90mila quintali di mieli su una media di 230mila. "In Italia la produzione è calata del 70% con punte dell'80% in Toscana". 

© Fornito da AGI - Agenzia Giornalistica Italia Spa

A rischio tutto il cibo

Nel 2014 uno studio globale sui neonicotinoidi è giunto alla conclusione che l'impiego diffuso di questa sostanza ha messo a rischio l'intero sistema di produzione del cibo. Le conseguenze sono già visibili e non potranno essere ignorate a lungo. Secondo Jean-Marc Bonmatin, del Centre National de la Recherche Scientifique di Orléans, in Francia, "L'impiego di questi pesticidi rema contro le pratiche dell'agricoltura sostenibile. Non fornisce alcun vantaggio agli agricoltori, impoverisce la qualità del terreno, danneggia la biodiversità, contamina l'acqua, l'aria e, di conseguenza, il cibo. Non c'è alcun motivo per proseguire su questa strada dell'autodistruzione". Lo ha capito - per anni parzialmente - l'Unione europea che nel 2013 ha messo al bando l'utilizzo di tre neonicotinoidi nella coltivazione dei fiori. La Commissione europea, inoltre, ha emanato nuove direttive che prevedono il divieto di usare questo tipo di pesticida in tutti i campi. La misura dovrebbe essere approvata a novembre.

L'ultima tazzina di caffè

Ma se le api continueranno a morire sarà un problema anche bere un caffè. Secondo uno studio pubblicato su Proceedings of the National Academy of Sciences (Pnas), questi insetti, infatti, sono fondamentali per la buona resa delle coltivazioni. Il loro contributo in questo senso è stato stimato intorno al 20-25% di aumento della resa delle piante. Le api, insomma, sarebbero infatti in grado di migliorare la qualità dei chicchi. Come ha dichiarato l'autore dello studio Pablo Imbach del Centro Internazionale per l'Agricoltura Tropicale (CIAT): "Se ci sono api tra le piante di caffè sono molto efficienti e buone per impollinare, aumenta la produttività e anche il peso delle bacche".

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