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Milano, provocò l'esplosione della palazzina: ergastolo a Pellicanò

Logo La Repubblica La Repubblica 19/06/2017 di FRANCO VANNI

Ergastolo. Questa la condanna decisa dal giudice dell'udienza preliminare Chiara Valori per Giuseppe Pellicanò, il pubblicitario che il 12 giugno 2016 svitò il tubo del gas dell'appartamento in cui viveva assieme alla compagna Micaela Masella - morta nello scoppio - e alle due figlie di 7 e 11 anni, rimaste gravemente ustionate. Nell'esplosione della palazzina, in via Brioschi a Milano, morirono anche Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi, giovani vicini di casa marchigiani. Pellicanò, che ha ascoltato impassibile la lettura della sentenza, è stato considerato capace di intendere e volere al momento del fatto. Per effetto del rito abbreviato, non dovrà scontare la pena in isolamento.

Pellicanò è stato riconosciuto colpevole dei reati di strage e devastazione. Entrambi i reati  nella richiesta di pena venivano aggravati per "aver agito per motivi abietti e futili", circostanza non riconosciuta dal giudice. Per la sola devastazione è stata riconosciuta  l'aggravante di aver "commesso il fatto in presenza o in danno" di minorenni. L'ergastolo era la richiesta di pena chiesta dal pubblico ministero Elio Ramondini per Pellicanò. I difensori del 54enne, invece, in aula avevano chiesto l'assoluzione per il loro assistito perché "non aveva la volontà di uccidere". Una perizia psichiatrica - contestata dalla procura e dalle parti civili - aveva peraltro concluso che Pellicanò ai tempi della strage sarebbe stato parzialmente incapace di intendere e di volere, perchè gravemente depresso. Ma il giudice non ha condiviso questa impostazione, considerando l'imputato consapevole delle proprie azioni.

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Il tribunale per i minorenni aveva già dichiarato il pubblicitario sospeso dalla facoltà genitoriale, affidando le due figlie ai nonni materni in via temporanea. Ora il tribunale ha fatto decadere Pellicanò dal vincolo di genitorialità. Da oggi non è più quindi tecnicamente padre delle due figlie naturali. Franco Rossi Galante, legale della famiglia Masella, commenta: "L'ergastolo di per sè è una brutta cosa, ma non c'è reato più grave della strage. E Pellicanò doveva rispondere anche di devastazione. La scelta del giudice è quindi coerente con il quadro delle accuse a suo carico". Le motivazioni della sentenza sono attese in 60 giorni.

Il giudice ha anche condannato Pellicanò a pagare una provvisionale complessiva di 3,2 milioni alle parti civili. Alle due figlie minori di Pellicanò e Masella vanno 400mila euro ciascuna. 350mila euro sono la provvisionale per ciascuno dei genitori delle vittime. Piccole somme, sotto i 5mila euro, sono state riconosciute anche ai vicini di casa che ebbero gli appartamenti danneggiati dallo scoppio. L'ammontare complessivo del risarcimento sarà poi determinato in separata causa civile.

Nella scorsa udienza i genitori di Chiara Magnamassa e Riccardo Maglianesi, assistiti dall'avvocato Danilo Bompadre, hanno depositato una lettera agli atti del processo, celebrato con rito abbreviato: "Perché? Perché i nostri figli hanno dovuto pagare un prezzo così atroce e irreparabile per una storia che non è - non è mai stata nemmeno per un istante - la loro storia? Perché una fine così orrenda, così assurda, che racchiude in sè il carattere dell'ingiustizia assoluta?". Questo uno dei passaggi del testo, che conclude:   "I nostri ragazzi sono innocenti in senso assoluto: assoluta è l'ingiustizia che hanno subito, assolutamente ingiustificabile la loro perdita".

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