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Milano, restyling piazza Cordusio: l’antica ellisse nel cuore della città

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 3 giorni fa Elisabetta Andreis

Ci sono voluti più di due anni, ma la «Fase 2» per quello snodo cruciale e simbolico che è Cordusio, è arrivata. Dopo i palazzi, ora sono pronti a cambiare anche l’arredo urbano e la viabilità della piazza e delle vie limitrofe, con un investimento da otto milioni di euro. Per metà l’importo sarà sostenuta dagli operatori immobiliari che finalmente hanno siglato l’accordo (Generali Re, Hines, Savills e Dea Capital per Fosun). L’altra metà invece sarà di pertinenza del Comune. Anche la Soprintendenza guidata da Antonella Ranaldi, altro soggetto chiave, ha appena dato il via libera al progetto coordinato dagli studi Freyrie Flores architettura e Mic (Mobility in chain). Prossimo passo la convenzione con l’assessorato all’Urbanistica.

L’obiettivo è di iniziare i lavori preliminari in estate e finire per l’autunno 2021. Chissà se il Covid, insieme ai drammatici momenti cui ha costretto la città, ha portato anche nuova energia ai progetti di semplificazione urbana, riflettono diversi architetti. Certo per Cordusio è stato così. Ritornerà alle origini storiche, il più possibile pedonale, e alla fine ricorderà quella che era tempo fa, quando Luca Beltrami la chiamò Ellittica e il fascismo piazza Costanzo Ciano. Lo slargo spento e grigio, pieno di uffici della finanza, non esiste più, gli operatori immobiliari non si stancano di dirlo. La nuova Cordusio diventerà invece «ariosa e vitale da mattina a sera» e i palazzi-vetrina, che valgono centinaia di milioni, «saranno a vocazione mista, aperti verso la città».

Il progetto ripristina allora l’antica ellisse, cuore di Milano. Il tratto finale di via Dante verrà chiuso alle auto private (da via Meravigli si proseguirà solo in tram o taxi) mentre in via Orefici, verranno allargati i marciapiedi, con le rotaie del tram al centro. Quanto alla piazza, dove transitavano 30 mila persone al giorno e dove è collocato il semaforo più antico d’Italia, «verrà ripulita». Là dove oggi ci sono i masselli del pavé sconnessi e tanto disordine - dissuasori, cartelli stradali e panettoni - «lo spazio riconquisterà coerenza». Sarà risistemata la pavimentazione storica, su cui la Soprintendenza tanto insiste. Verranno aggiunti filari di alberi in vaso (sotto la piazza non c’è purtroppo spazio per le radici). Ancora, saranno eliminati i dislivelli e il flusso dei tram diventerà lineare, con prosecuzione a binario unico in via Tommaso Grossi. Sul marciapiede di quella via sarà poi incisa una scritta: «Ma il pregio del suo Paese natio, l’onore della sua dolce Milano, andava innanzi a ogni cosa...».

In questo contesto verrà valorizzata la statua bronzea del Parini, così come quella di Carlo Cattaneo in largo Santa Margherita. Di fianco a quest’ultima sarà piantato un «albero della Liberta» come quelli che i repubblicani interravano a Parigi dopo la Rivoluzione francese. Del resto qui c’era il famigerato hotel Regina dove venne imprigionato Silvio Pellico e le SS torturarono i partigiani.

L a destinazione d’uso di diversi palazzi è ancora da definire, ma una cosa si può azzardare: forse non è un caso che il progetto si sia sbloccato adesso, coerente con la ridefinizione degli spazi disegnata da Palazzo Marino e resa ancora più urgente dal coronavirus. Le linee guida generali sono chiare: aree il più possibile pedonali, più larghi i marciapiedi (anche nell’ottica del distanziamento sociale e dell’ampliamento dei dehors), nuovo impulso alla mobilità dolce. A sinistra la torre del Filarete e il Castello, dunque, a destra l’area pedonale che arriverà al Duomo a San Babila fino a largo Augusto e attraverso la riqualificazione di piazza Santo Stefano, alla Statale. Cordusio sarà l’atteso e necessario anello di congiunzione di tutto questo.

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