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Morì cadendo dal balcone: il pm chiede 7 anni per gli studenti

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 3 giorni fa Valentina Santarpia
© Fornito da RCS MediaGroup S.p.A.

Il procuratore di Arezzo Roberto Rossi ha chiesto una condanna a sette anni per i due imputati, gli aretini Alessandro Albertoni e Luca Vanneschi, al processo per la morte di Martina Rossi, la studentessa di architettura genovese che il 3 agosto 2011 precipitò dal balcone della camera dei due giovani, al sesto piano di un hotel a Palma di Maiorca. Per l’accusa la giovane, 20 anni, morì mentre cercava di fuggire da un tentativo di violenza messo in atto dai due ragazzi. Per questo Rossi ha chiesto per gli imputati, 5 anni per la tentata violenza e tre per morte in conseguenza di altro reato.

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Albertoni, all’epoca studente universitario, e Vanneschi, piccolo imprenditore, oggi trentenni, avevano conosciuto la ragazza il giorno prima. Il caso di Martina Rossi era stato archiviato in Spagna come suicidio, anche grazie alla testimonianza contraddittoria di una cameriera che l’aveva vista precipitare: poi è stato riaperto in Italia a Genova, con procedimento trasferito ad Arezzo per competenza. Tra gli indizi contro gli accusati anche il video, trasmesso da «Chi l’ha visto» su Rai 3, ripreso negli uffici della Questura , in cui i due amici esultano perché l’autopsia sul corpo della ragazza non aveva trovato segni di violenza sessuale.

Le incongruenze

Il pm ha ricostruito quanto accaduto nelle prime ore del 3 agosto 2011 puntando sui graffi sul collo di Albertoni e sul fatto che la ragazza non avesse gli short. Il procuratore Rossi ha spiegato che «del racconto di Albertoni e Vanneschi non tornano i dati oggettivi: la finestra per esempio era aperta perché legata con il filo dell’antenna della tv come dimostrano le foto quindi non è possibile lei che abbia aperto la finestra, preso la rincorsa e si sia buttata. Contro la tesi del lancio volontario c’è poi anche la caduta a candela che esclude lo slancio». E ancora. «Albertoni aveva riferito di aver calmato Martina e allora perché il giovane era sconvolto quando scese da basso nella camera delle amiche di Martina?».

Inoltre, ha ricordato il pm, «Martina non aveva gli occhiali al momento del fatto: non ci vedeva bene quindi è normale che tentando di fuggire abbia perso l’equilibrio e sia caduta». Ultimo elemento, sempre secondo l’accusa, il commento dei due imputati con gli amici, come testimoniato dagli stessi in aula: «Abbiamo lasciato il segno ovvero - ha commentato Rossi - vuol dire che si attribuiscono il merito dell’ “impresa”». Una versione sposata dagli avvocati di parte civile che hanno parlato subito dopo il pm. In particolare Luca Fanfani, che ha ripercorso la vita studentesca di Martina citando tutte le testimonianze degli amici che «hanno descritto Martina come una ragazza piena di vita», solare, desiderosa di vita e soprattutto felice della vacanza. 

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