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Papa Francesco consola un bambino: «Tuo papà non credente è in Cielo»

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 16/04/2018 Redazione Roma

«Dio ha un cuore di Papa, tuo papà era un brav’uomo, è in cielo con lui, stai sicuro». Risponde così Papa Francesco a Emanuele, uno dei bambini che nel quartiere Corviale a Roma, è andato incontro al Pontefice e piangendo gli ha chiesto se suo padre era in cielo. «Era un brav’uomo - ha specificato Emanuele - ma non era credente, anche se ha fatto battezzare tutti i suoi figli». Sempre rassicurante Francesco ha risposto: «Magari potessimo piangere come Emanuele quando abbiamo un dolore nel cuore. Piange per il suo papà che è venuto a mancare e ha avuto il coraggio di farlo davanti a noi perché c’è amore nel suo cuore - ha detto Bergoglio - il papà era ateo ma ha fatto battezzare i 4 figli, era un uomo bravo. È bello che un figlio dica del suo papà “era bravo”. Se quell’uomo è stato capace di fare figli così era un uomo bravo. Dio è fiero del tuo papà, e tu prega tanto per lui». Domenica 15 aprile il Papa in visita alla parrocchia di San Paolo alla Croce nel quartiere alla periferia ovest della Capitale.

«Anche i mafiosi figli di Dio»

Il Papa ha risposto alle domande dei bambini di Corviale. «Tutti siamo figli di Dio, tutti, anche i non battezzati, sì, anche quelli che credono in altre religioni, o che hanno idoli. Anche i mafiosi sono figli di Dio ma preferiscono comportarsi come figli del diavolo». Lo ha detto «Tutti sono figli di Dio, Dio ha creato e ha amato tutti e ha messo a tutti nel cuore la coscienza di distinguere il bene dal male. Con il battesimo - ha detto rivolgendosi alla bambina che aveva fatto la domanda - è entrato lo Spirito Santo e ha rafforzato la tua appartenenza a Dio».

Giro del Serpentone

Prima di iniziare la sua visita alla parrocchia romana di San Paolo della Croce a Corviale, Papa Francesco ha compiuto in macchina un giro intorno al cosiddetto Serpentone e cioè il fabbricato lungo un chilometro simbolo della periferia romana, oggi in cerca di riscatto dopo anni di degrado. L’auto targata Cv1 con a bordo il Pontefice ha costeggiato tutto il lungo edificio e gli abitanti del caseggiato si sono affacciati numerosi alle finestre per salutarlo. Alcuni residenti hanno affisso alle finestre striscioni di benvenuto al Papa.

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Le buche riparate

«Gli abitanti del quartiere avendo visto le buche delle strade sistemate per l’arrivo di Francesco mi hanno detto: “Don Roberto fai ritornare il Papa tra due mesi, così sistemiamo le cose”». A raccontarlo, don Roberto Cassano, parroco di San Paolo della Croce. «La visita del Papa - ha aggiunto don Roberto - è un momento e un segno di grande speranza per tutto il quartiere dove purtroppo in alcuni ambiti la si sta perdendo come nel riscatto sociale ed economico o nella riqualificazione di cui si parla tanto ma che non si vede mai. E quando il Papa ha promesso di venire da noi e ha mantenuto la promessa questo è stato motivo di speranza. Significa che almeno qualcuno rispetta gli impegni». «Qui c’è tanta brava gente - ha proseguito don Roberto - senza dubbio con tanti problemi. Un quartiere come altri con la delinquenza che si può trovare nelle periferie delle grandi città. Un quartiere che però è caratterizzato da questo edificio così strano che speriamo di vederlo un giorno in maniera diversa».

Un monastero all’interno del Serpentone

Un luogo di preghiera per le famiglie che negli anni hanno occupato abusivamente le case del Serpentone. Qui, dal 1992 dopo la visita di Giovanni Paolo II alla parrocchia di San Paolo della Croce, vive - riferisce una nota di Tv2000 - la Fraternità dell’Incarnazione. «Lo chiamano serpentone - ha commentato don Gabriele Petreni, sacerdote della Fraternità dell’Incarnazione a Tv2000 - ma è in realtà una struttura lineare che si snoda dritta per dritta. È qualcosa di particolare che unifica e schiaccia la vita delle persone, le rende tutte uguali. La bruttezza della struttura architettonica inevitabilmente crea un pregiudizio sulle persone che ci abitano. Nessuno dice `Io vorrei andare abitare li´ perché quello è un posto brutto e chi ci abita deve essere anche lui brutto’». I sacerdoti hanno scelto di abitare nel primo lotto al quarto piano, dove ci sono le famiglie che hanno occupato abusivamente gli appartamenti, lì c’è un monastero con una cappella. I preti condividono in tutto la vita delle famiglie che abitano a Corviale. «Le donne, le mamme nei primi anni hanno fatto le ronde per intere nottate per difendere il posto dallo spaccio della droga. Hanno custodito e lavato per anni e anni le scale di questo quartiere che sono affidate alla gestione volontaria. Sono chilometri di scale, non c’è una ditta di pulizie, non c’è un portiere. Dobbiamo ringraziare il nostro postino perché con una pazienza e una dedizione infinita viene a portarci la posta che altrimenti andrebbe perduta». «In un contesto di sporcizia - ha concluso don Gabriele - a volte di degrado con questo grigio che distrugge tutti gli altri colori la nostra terrazza meravigliosa che si affaccia sulla campagna romana bellissima si è prestata ad essere trasformata in un corridoio di un monastero moderno ma comunque di un monastero».

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