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Addio a Masazo Nonaka, è morto l'uomo più vecchio del mondo: aveva 113 anni

Logo Il Giornale Il Giornale 20/01/2019 Enzo Valiante
Getty © Fornito da Il Giornale Online SRL Getty

Masazo Nonaka si è spento nella sua casa di Ashoro, sull'isola settentrionale di Hokkaido, in Giappone.

L'uomo, arrivato alla venerabile età di 113 anni era da pochi mesi entrato a far parte della famiglia del Guinness World Record in quanto uomo più vecchio del mondo (112 anni e 259 giorni di vita, secondo il certificato ufficiale).

Uomo dal sorriso contagioso e dall'amore sfrenato per i dolci (in particolare per le torte) e per i bagni termali ha vissuto, come si può facilmente immaginare, un'esistenza che ha visto il mondo praticamente cambiare, evolversi, stravolgersi, combattersi, riappacificarsi. Nato il 25 luglio del 1905, Nonaka è incredibilmente sopravvissuto a tutti e sette i suoi fratelli, a sua moglie e a tre dei suoi cinque figli; un autentico indistruttibile highlander che neanche gli svariati conflitti mondiali di un intero secolo sono riusciti a scalfire.

Uomo garbato e dai modi gentili, se n'è andato con la stessa pacatezza che l'ha contraddistinto in vita, senza far rumore, almeno secondo le parole della nipote: "Ci sentiamo scioccati dalla perdita di questa grande figura. Se n'è andato senza causare alcun disturbo alla nostra famiglia".

Chissà se le calde sorgenti dell'hotel che la sua famiglia gestisce da quattro generazioni, hanno inciso creando una solida base che spiegherebbe, almeno in parte, la sua longevità; fatto sta che la nazione nipponica non è nuova a statistiche di questo tipo, segno che evidentemente la qualità della vita è diversa da quella del resto del mondo. Paese di ultracentenari, il Giappone conta anche un altro ennesimo record: Kane Tanaka, che con i suoi 116 anni è la persona vivente più longeva del mondo.

Luci e ombre del Sol Levante

In Giappone si invecchia bene, questo è accertato, anche se il dato in se non è così incoraggiante se si pensa che parallelamente la popolazione moderna vive uno spaventoso regresso dal punto di vista del ricambio generazionale: i tassi di natalità sono ai minimi storici e secondo gli studi e le analisi fatte in ambito demografico, il futuro sembra ancora meno roseo del presente, complice anche la storica totale chiusura a qualunque innesto esterno (leggasi assoluto diniego ad accrescere la popolazione autoctona con immigrazione seppur controllata e selezionata).

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