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Colloquio all'Onu Parolin-Lavrov alla vigilia del referendum per l'annessione del Donbass, pesa lo spettro atomico

Logo Il Mattino Il Mattino 22/09/2022 Franca Giansoldati
© Ansa

Città del Vaticano – L'incontro a New York tra il ministro degli Esteri russo, Sergey Lavrov e il Segretario di Stato vaticano, Pietro Parolin, a margine dell'Assemblea generale dell'Onu, indica che la via diplomatica e il dialogo a oltranza con Putin - benché possa “puzzare” (il copyright è di Papa Francesco) - costituisce l'unica via possibile per evitare che la situazione possa degenerare. Alla vigilia del referendum sull'annessione del Donbass e della regione di Lugansk, di Zaporizhia e di Kherson annunciato da Putin, lo spettro dell'uso di armi non convenzionali o addirittura dell'atomica è una ipotesi che si fa più concreta e atterrisce. Anche pochi giorni fa Papa Francesco – non a caso - ha implorato a non fare “pazzie”.

Cosa si siano detti all'Onu il cardinale e il ministro russo non è trapelato e non sono stati forniti dettagli. Significativo che la notizia del loro incontro sia stata data direttamente dal Ministero degli Esteri di Mosca attraverso i canali Telegram. Un incontro che arriva dopo che è stata affossata da Kiev una ipotesi di mediazione avanzata dal Messico, in collaborazione al Papa e al segretario generale delle Nazioni Unite, Guterrez. 

L'ultima volta che Lavrov ha avuto un lungo colloquio con Parolin risale agli inizi del conflitto ucraino. Mentre le diplomazie già arrancavano vistosamente, Lavrov aveva spiegato al Vaticano quale fosse la posizione di Mosca in merito alla “operazione militare”, mettendolo a con conoscenza delle cause e degli obiettivi dei russi. Fu Parolin, all'epoca, a dare un resoconto sommario di quella telefonata drammatica: «Lui ha detto che lo scopo è garantire la sicurezza della Russia, che tutto quello che è avvenuto in questi anni avrebbe messo in pericolo la sicurezza del paese. Ecco, questa è stata la telefonata».

Al Palazzo di Vetro il discorso che il collaboratore principale di Papa Francesco ha preparato e letto davanti all'Assemblea ha fatto leva sulla mancanza di dialogo e su uno stallo che potrebbe condurre all'utilizzo della bomba atomica. Il riferimento implicito riguarda l'arsenale russo, il più potente al mondo. «Con l'aumento delle tensioni globali e la retorica che minaccia l'uso di armi nucleari, e' piu' che mai cruciale far entrare in vigore il Trattato sulla messa al bando totale degli esperimenti nucleari (Ctbt)». 

Parolin ha definito il Ctbt «una componente vitale del regime di disarmo nucleare. La Santa Sede deplora qualsiasi ripresa dei test e invita tutti gli Stati a mantenere l'adesione alla moratoria a rendimento zero». Da qui l'incoraggiamento a tutti gli Stati a fare uno sforzo.

Lavrov alle Nazioni Unite ha come sempre difeso le motivazioni che sono alla base della guerra, accusando l'Ucraina di russofobia e neonazismo. «Non abbiamo dubbi che l'Ucraina sia diventata uno Stato totalitario come quello nazista», ricordando che in Ucraina i canali tv russi sono stati "chiusi", i libri russi "distrutti" e la lingua russa sia stata "rimossa" dai programmi scolastici.

In questo quadro, secondo gli analisti, è assai improbabile che il presidente cinese Xi Jinping – sebbene irritato per la piega che sta prendendo la guerra – possa voltare la faccia a Vladimir Putin con il quale mantiene saldi rapporti di collaborazione. La decisione del leader russo di inviare altre migliaia di truppe in Ucraina e le sue minacce nucleari è però stata al centro di un incontro durissimo a Samarcanda, in Uzbekistan, la scorsa settimana. Giovedì il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi ha detto al suo omologo russo Lavrov, a margine dell'Assemblea generale che la Cina si sarebbe attenuta a una posizione «obiettiva e equa». Xi e Putin sono diventati sempre più vicini negli ultimi anni, legati dalla reciproca sfiducia nei confronti dell'Occidente, e hanno riaffermato la loro partnership pochi giorni prima che la Russia invadesse l'Ucraina. Ma la Cina è stata attenta a non fornire alcun sostegno materiale diretto che potrebbe far scattare le sanzioni occidentali nei suoi confronti.

Kiev, nel frattempo, ha chiesto alle Nazioni Unite l'istituzione di un Tribunale speciale per punire la Russia per l'invasione, e di privarla del diritto di veto, al Consiglio di sicurezza, nel frattempo convocato per discutere le atrocità commesse in Ucraina. 

Intanto da domani nelle regioni dell'Ucraina controllate dalla Russia inizia un referendum che durerà alcuni giorni. Un passaggio che non otterrà alcun riconoscimento internazionale e tantomeno verrà accettato dalle autorità di Kiev, ma che Mosca intende usare come strumento formale per dichiarare l'unione formale di questi territori alla Federazione russa. Ai votanti verrà chiesto di approvare o meno la secessione dall'Ucraina, la creazione di uno Stato e la sua adesione. Una volta ratificato questo passaggio per Mosca potrebbe essere scontata una nuova fase bellica in Ucraina. 

In questo quadro il colloquio tra Parolin e Lavrov potrebbe essere servito ad informare il Papa su cosa intenderà fare Putin prossimamente, fermo restando le assicurazioni umanitarie di cui la Santa Sede si fa sempre portatrice. Nella speranza di trovare spiragli di dialogo.

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