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I media italiani smettano di esaltare i curdi siriani

Logo Lettera 43 Lettera 43 5 giorni fa Carlo Panella
Truppe turche al confine Nord della Turchia con la Siria. © Fornito da News 3.0 S.P.A. Truppe turche al confine Nord della Turchia con la Siria.

Anche l'Europa ha confermato che i membri del Pyd-Ypg sono terroristi: Erdogan fa bene a combatterli.

Erdogan ha ragione su un punto cardine: i curdi siriani del Pyd-Ypg sono tutt’uno con il partito curdo Pkk che da tre decenni conduce una dissennata e avventurista guerra civile in Turchia, con decine di attentati, anche fra la popolazione civile, e che sinora ha fatto circa 35 mila morti.

Solo il cielo sa quanto ci costi riconoscere che l’insopportabile autocrate islamista di Ankara abbia ragione, ma così è. Dunque – nonostante la retorica politically correct che si riversa sui nostri media- i curdi siriani non sono affatto “innocenti”, ma sono del tutto organici a quel Pkk che l’Unione europea ha recentemente confermato essere una «organizzazione terrorista».

LA STRETTA RELAZIONE TRA PYD-YDP E PKK E GLI ATTENTATI IN TURCHIA

La piena integrazione del Pyd-Ypg siriano nel Pkk non è, come scrivono i media, una versione arbitraria di Erdogan, ma è acclarata ed è scritta nella stessa genesi e nella stessa biografia dei suoi leader. Sino al 1998 Abdullah Oçalan, il fondatore e leader del Pkk curdo-turco, ha risieduto con la direzione del suo movimento a Damasco e tutti i principali leader odierni del Pyd-Ypg curdo siriano facevano parte del Pkk. Nel 1998 Hafez al Assad, padre di Beshar, nel tentativo di riavvicinarsi alla Turchia, decise di liberarsi di questa scomoda presenza e finì che Oçalan fu arrestato dai turchi dopo una breve permanenza in Italia.

Senza alcun dubbio, dunque, il territorio siriano controllato dal Pyd-Ypg serve come indispensabile e strategico retroterra operativo ai peshmerga del Pkk

I dirigenti siriani del Pkk presero atto del mutato quadro dei loro rapporti col regime siriano e nel 2003 fondarono il Pyd-Ypg, mantenendo pieni rapporti di sinergia e collaborazione col Pkk, di fatto, sono le ultime organizzazioni di rilievo di pieno stampo maoista (con tratti alla Pol Pot) a livello mondiale. Senza alcun dubbio, dunque, il territorio siriano controllato dal Pyd-Ypg serve come indispensabile e strategico retroterra operativo ai peshmerga del Pkk per organizzare attentati in Turchia (103 morti nell’attentato ad Ankara del 2015 rivendicato formalmente dal Pkk) e assalti contri i militari turchi.

I CURDI SIRIANI ALLEATI DEL MACELLAIO BESHAR AL ASSAD

Queste dunque le ragioni di Erdogan che ritiene giustamente che il Pyd-Ypg costituisca un pericolo esiziale per la sicurezza della Turchia (il che non giustifica di per sé –sia chiaro – un’invasione militare del loro territorio). Ma c’è dell’altro a smentire clamorosamente l’aurea eroica che di cui i media italiani e occidentali circondano i curdi siriani. Durante la battaglia di Aleppo infatti i curdi del Pyd-Ypg si allearono con Beshar al Assad per contrastare i ribelli che avevano conquistato larga parte della città. Tra questi ultimi i militanti dell’Isis e di al Nusra (al Qaida) erano inizialmente più che minoritari: la larga parte dei rivoltosi appartenevano a organizzazioni laiche o addirittura senza partito.

Truppe turche al confine Nord della Turchia con la Siria. © Fornito da News 3.0 S.P.A. Truppe turche al confine Nord della Turchia con la Siria.

Ma i tanto idolatrati curdi siriani hanno tenuto sanguinariamente fede da ormai sei anni alla piena alleanza sinergica col macellaio Beshar al Assad attaccando indistintamente tutti i ribelli al regime di Aleppo. In questo quadro già di per sé intricato e per nulla lineare (quanto a “purezza” dei curdi siriani) il corto circuito definitivo fu opera di Barack Obama che – deciso a non far mettere i boots on the ground ai militari americani in Siria – su consiglio del Pentagono decise di utilizzare i militanti del Pyd-Ypg come truppe di terra per supportare la battaglia aerea contro l’Isis che occupava, con capitale Raqqa, larga parte del territorio siriano.

I peshmerga curdo-iracheni del Pdk sono gli unici effettivamente affidabili e democratici tra tutte le organizzazioni curde

Vinta la battaglia dell’assedio di Kobane, nella quale la sconfitta dell’Isis fu essenzialmente opera del determinante apporto dei peshmerga curdo-iracheni del Pdk (gli unici effettivamente affidabili e democratici tra tutte le organizzazioni curde) trasportati in autobus passando sul territorio turco nella “città martire”, con la piena collaborazione delle autorità turche e quindi di Erdogan, questi peshmerga siriani parevano perfetti per la bisogna. Immediatamente la Turchia protestò, prevedendo lo sviluppo del quadro odierno, ma a nulla valse.

LA TURCHIA CON L’INCUBO DEL ROJAVA

Sconfitta – ma non del tutto – l’Isis grazie al determinante apporto della aviazione americana e – va detto – al sacrificio di migliaia di combattenti del Pyd-Ypg, la Turchia si è trovata con un enorme regione sulla quale i curdi siriani intendono fondare uno Stato autonomo, il Rojava, che continua ad essere un formidabile retroterra per le azioni terroriste dei “fratelli” del Pkk in Turchia. Una situazione di fatto obbiettivamente intollerabile per Ankara.

Solo la rottura dell’alleanza e del supporto che i curdi siriani danno ai terroristi curdo-turchi potrebbe fermare Erdogan

Naturalmente questo non significa che l’unica soluzione a questo intrico sia obbligatoriamente l’invasione militare della Turchia del Kurdistan siriano. Ma l’unica alternativa praticabile che potrebbe fermare Erdogan sarebbe la rottura sostanziale dell’alleanza e del supporto che i curdi siriani danno ai terroristi e avventuristi curdi turchi. Qualche segnale indiretto indica che una qualche trattativa è già in atto, con la mediazione del vero dominus della Siria che è Vladimir Putin (non certo Donald Trump). Ma questo scenario resta improbabile.

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