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Il Libano, dai fasti degli anni '70 al collasso

Logo Rai News Rai News 05/08/2020 dalla redazione
Un' immagine d' archivio di parte della facciata del " Casino du Liban " , Beirut 1970 (Ansa) © Fornito da Rai News Un' immagine d' archivio di parte della facciata del " Casino du Liban " , Beirut 1970 (Ansa)

L'appellativo di 'Svizzera del Medio Oriente' di cui si fregiava il Libano negli anni '70, in quanto oasi di prosperità in una regione martoriata, è definitivamente sepolto sotto la coltre di fumo che domina Beirut.

Il disastro al porto, oltre a portare morte e distruzione, appare forse come il colpo da ko ad un Paese già indebolito dalle tensioni settarie e dalla recessione economica, peggiorata ulteriormente a causa della pandemia del coronavirus. 

La presenza di diverse confessioni, dai musulmani sciiti e sunniti, ai cristiani cattolici, ortodossi e maroniti, ha sempre costituito un elemento di originalità in Libano nella regione. Tanto più che fino agli '70, pur con alti e bassi, la convivenza è stata pacifica, anzi è stata un esempio di multiculturalismo.Tra gli anni '50 e '60, inoltre, il Paese dei Cedri ha conosciuto il boom economico, con Beirut centro di riferimento per gli scambi commerciali con l'Europa. Nella capitale si faceva la 'dolce vita'. Chic come Parigi e definita la Montecarlo araba, era diventata meta di star, principi e del jet set internazionale che arrivavano a bordo di auto di lusso e yacht,  per giocare al casinò alloggiando negli hotel di lusso con vista sulla promenade.   

Il sogno si è infranto quando i nodi mai del tutto sciolti delle divisioni religiose sono venuti al pettine, portando ad una lunga guerra civile, dal 1975 al 1990, con in mezzo l'invasione israeliana. La nuova repubblica nata dalle ceneri di quel conflitto è rimasta sospesa nell'instabilità, soprattutto per la longa manus della Siria (con i buoni offici dell'Iran) che attraverso gli alleati sciiti di Hezbollah mirava a controllare il Paese.

Fino all'apice della tensione con l'assassinio del premier Rafiq Hariri, sunnita, nel 2005, per cui Damasco è stata indicata come probabile mandante. 

Negli ultimi anni i fasti degli anni '70 sono diventati sempre più lontani, a causa dell'immobilismo della classe politica al potere, descritta da diversi analisti locali come incurante degli effetti disastrosi dalla peggiore crisi economico-finanziaria degli ultimi decenni.

A questo si è aggiunto il collasso del sistema bancario, la svalutazione della moneta e l'impoverimento della classe media. Ne ha dato testimonianza a Le Monde Gloria, sessantenne in jeans e maglietta che vive dei risparmi del marito ingegnere, morto qualche anno fa. Che girando per un supermercato della Beirut cristiana impallidisce alla vista del prezzo dei prodotti e li riposa sugli scaffali:  "Noi libanesi - ha raccontato - eravamo abituati a un certo confort nella vita. Ma ora, con la crisi, non puoi comprare nulla. La 'Svizzera del Medio Oriente', il soprannome dato al nostro paese, diventerà un nuovo Afghanistan". 

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