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Iran, arrestata la nipote di Khamenei per aver sostenuto le proteste

Logo Tgcom24 Tgcom24 24/11/2022 Redazione Tgcom24
Iran, arrestata la nipote di Khamenei per aver sostenuto le proteste © Ansa Iran, arrestata la nipote di Khamenei per aver sostenuto le proteste

In Iran è stata arrestata la nipote della Guida suprema Ali Khamenei. Farideh Moradkhani, attivista, è stata fermata per aver sostenuto le proteste in corso nel Paese da oltre due mesi. La donna era già stata incarcerata lo scorso gennaio per aver inviato un messaggio alla vedova dell'ultimo scià, Farah Diba, chiamandola "cara Regina" ed era poi stata rilasciata su cauzione a maggio. 

Il regime traballa sotto i colpi delle proteste - Il governo iraniano, dunque, prosegue in una repressione delle rivolte che non sembra fare sconti a nessuno. Nemmeno, appunto, a Farideh Moradkhani, nipote della Guida suprema Ali Khamenei che da due mesi vede traballare il suo regime. Da quando, per la precisione, sono iniziate le manifestazioni e i movimento di piazza in seguito alla morte di  Mahsa Amini, la giovane morta a settembre mentre era in custodia della polizia per non aver indossato correttamente il velo

L'arresto di Farideh Moradkhani - Farideh Moradkhani è un'ttivista politica e per i diritti umani: è stata arrestata a Teheran per aver sostenuto prorpio i manifestanti che continuano, nonostante le centinaia di vittime e le migliaia di arresti, a ricordare Mahsa Amini. Secondo un tweet di suo fratello, Mahmoud Moradkhani - anche lui oppositore del regime che attualmente vive in Francia - la donna, 36 anni, sarebbe stata "arrestata e portata in carcere quando si è recata presso l'ufficio del procuratore per scontare un ordine del tribunale".

La cattura di un iraniano-britannico - L'intelligence dei guardiani della Rivoluzione ha reso noto di aver catturato anche un cittadino iraniano-britannico, con l'accusa di essere coinvolto nelle proteste che Teheran giudica coordinate dall'estero per destabilizzare il Paese e di essere "uno dei principali collegamenti tra le reti terroristiche e dissidenti Bbc e Iran International". La tv in lingua persiana, basata a Londra, è da tempo nel mirino delle minacce del regime - che la considera finanziata dall'Arabia Saudita - che l'hanno raggiunta in terra britannica, tanto da costringere il governo di Rishi Sunak a convocare l'ambasciatore di Teheran e a schierare la polizia attorno alla sede della redazione nella capitale.

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La sfida agli ayatollah - Per quanto riguarda Farideh Moradkhani, non è la prima volta che la donna finisce in prigione: l'ultima era stata a gennaio, quando venne incarcerata dopo essersi rivolta alla vedova dell'ultimo scià, Mohammad Reza Pahlavi deposto dalla Rivoluzione islamica del 1979, chiamandola "cara Regina". In occasione dell'83esimo compleanno di Farah Diba, il 14 ottobre 2021, Farideh aveva inviato un messaggio con una poesia a lei dedicata: "Cara Regina e madre della mia patria! So che tornerai e porterai la luce per spezzare l'oscurità della notte", aveva detto lanciando una sfida allo zio e agli ayatollah.

Contro la pena di morte - Pochi mesi prima del suo arresto Farideh aveva inoltre avviato una campagna a favore dei detenuti e contro la pena di morte. Rinchiusa nel famigerato carcere di Evin a Teheran, noto per le brutali condizioni di detenzione degli oppositori politici, era stata poi rilasciata su cauzione a maggio. Farideh è la figlia della sorella di Khamenei, Badri, e dello sceicco Ali Moradkhani (noto come Ali Teherani) che dopo la Rivoluzione guidata da Khomeini nel '79 diventò un dissidente e trovò rifugio in Iraq. Al suo ritorno in Iran venne condannato a 20 anni di prigione, ma fu scarcerato dopo 10. Ali Teherani è morto lo scorso ottobre nella capitale iraniana all'età di 96 anni. 

In Iran 14mila arresti - Nel frattempo in Iran ci sono migliaia di casi come quello di Farideh. Sono infatti oltre 14mila le persone arrestate durante le proteste contro il regime. Lo riferisce l'Onu, avvertendo che l'uso "non necessario e sproporzionato" della forza nel Paese deve cessare. L'ondata di manifestazioni, la più vasta e capillare nella storia della Repubblica islamica, è iniziata dopo la morte di Mahsa Amini, deceduta il 16 settembre.

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