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La Serbia minaccia l'intervento militare se il Kosovo dovesse dotarsi di un esercito

Logo Il Giornale Il Giornale 06/12/2018 Jacopo Bongini
Reuters © Fornito da Il Giornale Online SRL Reuters

È un clima politico sempre più teso quello che in questi ultimi giorni sta imperversando nei Balcani, con Serbia e Kosovo mai così ai ferri corti dal 18 febbraio 2008, cioè dal giorno in cui l'ex provincia autonoma dichiarò l'indipendenza unilaterale da Belgrado. Ad alimentare il dibattito questa volta sono state le dichiarazioni della premier serba Ana Brnabic, la quale nella giornata di ieri ha suggerito come l'istituzione di forze armate regolari in Kosovo potrebbe provocare una reazione militare da parte della Serbia:"Spero di non dover essere costretta a mobilitare l'esercito, ma al momento è una delle opzioni sul tavolo dato che non abbiamo intenzione di vedere una pulizia etnica". Le preoccupazioni della Brnabic vanno infatti verso la votazione che il prossimo 14 dicembre interesserà il Parlamento kosovaro, il quale dovrà decidere in merito alla definitiva trasformazione dell'attuale Kosovo Security Force - la forza di difesa e di protezione civile creata nel 2009 - in un esercito vero e proprio. Una proposta già approvata in maniera preliminare lo scorso 18 ottobre, quando un pacchetto di leggi comprendenti l'aumento di poteri per la Kosovo Security Force era stato presentato in Parlamento e avallato con 98 voti a favore su 120 deputati, generando anche in quell'occasione le proteste della Serbia, che all'epoca parlò apertamente di atto ostile.

Tra i timori dei politici serbi vi è infatti quello che il futuro esercito kosovaro possa venire utilizzato per cacciare la minoranza serba situata nel nord del Paese - da cui il riferimento della Brnabic alla pulizia etnica - e per intraprendere azioni irridentiste di espansione territoriale ai danni delle regioni straniere di confine a maggioranza kosovaro-albanese. Ipotesi subito smentita dal Primo Ministro kosovaro Ramush Haradinaj, che ha precisato: "L'esercito non sarà destinato al nord del Kosovo. L'esercito verrà usato per aiutare la Nato in Afghanistan e in Iraq", aggiungendo poi che anche in caso di voto positivo da parte del Parlamento ci potrebbero volere ancora molto anni per l'effettiva istituzione di un esercito. Gli stessi deputati kosovari di etnia serba, che in ottobre votarono no all'istituzione della nuova forza armata, hanno inoltre lamentato di come questa manovra sia stata fatta violando la stessa Costituzione del Kosovo. La carta costituzionale, varata il 15 giugno del 2008, stabilisce infatti che la difesa del Paese venga eseguita esclusivamente dalla Kosovo Security Force e non da personale militare.

D'altra parte tuttavia, gli analisti internazionali reputano le dichiarazioni della Brnabic soltanto un modo per ingraziarsi i nazionalisti serbi e ritengono pertanto altamente improbabile un'eventuale azione militare della Serbia, sia per l'evidente disparità di forze in campo - l'esercito serbo conta circa 28mila effettivi mentre quello kosovaro appena 4mila - sia per le conseguenze internazionali che un atto del genere comporterebbe. Verrebbe infatti compromesso ogni tipo di rapporto tra Serbia ed Unione Europea, con l'immediato congelamento del processo di adesione all'Ue del Paese slavo. L'ex diplomatico serbo Milan Karagaca, membro del Center for Foreign Policy di Belgrado, ha inoltre specificato che: "Le affermazioni della Brnabic si scontrano con una recente dichiarazione del presidente serbo Aleksandar Vucic, il quale affermò che un eventuale invio dell'esercito in Kosovo porterebbe a un conflitto diretto con la Nato". Proprio in merito al ruolo della Nato sulla questione kosovara, il segretario generale dell'organizzazione Jens Stoltenberg ha definito inopportuna la proposta del Kosovo di dotarsi di un proprio esercito, dichiarando: "Una tale mossa va contro il parere di molti alleati della Nato e potrebbe avere gravi ripercussioni sulla futura integrazione euroatlantica del Kosovo".

La polemica sull'esercito arriva inoltre dopo un duro braccio di ferro in merito alle severe misure economiche con le quali il Kosovo ha voluto colpire la Serbia, colpevole a suo dire di ostacolare l'ingresso del piccolo Paese balcanico all'interno dell'Interpol e delle organizzazioni internazionali in generale. Qualche settimana fa infatti, il governo di Pristina ha imposto dazi del 100 per cento sulle merci provenienti dalla Serbia e dalla Bosnia-Erzegovina, accusandole di non rispettare la normativa commerciale vigente nella regione. Una mossa altamente destabilizzante, che obbliga la Serbia a spendere circa 42 milioni di euro ogni mese per poter esportare i suoi prodotti in Kosovo e che ha persino reso necessario l'intervento dell'Alto rappresentante per la politica estera dell'Ue Federica Mogherini, la quale dopo un colloquio telefonico con il presidente del Kosovo Hashim Thaci ha ribadito che:"La decisione di Pristina di aumentare i dazi sulle merci importate da Serbia e Bosnia-Erzegovina al 100% deve essere revocata. Questa misura non fa altro che complicare la situazione nel dialogo con Belgrado e non porta alcuna soluzione per i problemi dei cittadini o le aspirazioni per il presente e il futuro del Paese".

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