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La storia di Fatima, a 7 anni vittima di femminicidio in Messico

Logo Il Giornale Il Giornale 21/02/2020 Rosa Scognamiglio

Il suo corpicino, martoriato, abusato con brutalità, è stata ritrovato in un sacco nero di plastica all'interno di una discarica del quartiere Los Reyes, vicino alla della delegazione di Tlàhuac, a Città del Messico. Fatima Cecilia Aldrigetti, a soli 7 anni, è la vittima più giovane di femminicidio in Messico.

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Una scia sanguinaria, impietosa e stillante gocce di disperazione. È la narrazione stringata, senza dubbio inefficace, del crimine più atroce a cui si possa condannare una donna: dentro o fuori dai confini di un Paese lontano, poco importa. E quando a farne le spese è una ragazzina, piccola e indifesa, allora il dolore ingigantisce riecheggiando tra le stanze vuote di un mondo che sembra franare sotto i diritti calpestati dei bambini. Perché Fatima altro non era che questo, una bambina.

Si grida giustizia a Città del Messico, nel corteo di protesta che ha sfilato per le vie periferiche della città. Una marcia disperata di donne esauste, piegate da una strage silenziosa e sottaciuta: 10 sono le donne ammazzate ogni maledetto giorno. All'altro capo della delegazione, a Santiago Tulyehualco, si celebrano i funerali della bambina. Una piccola bara avvolta in coperte di pizzo e tanti palloncini bianchi ad accompagnare il candido feretro verso il cimitero locale. "Oggi mia figlia, domani potrebbe essere la vostra", grida a squarciagola mamma Malena con la voce rotta da un pianto inconsolabile.

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Fatima era sparita da casa l'11 febbraio. Pochi elementi, quelli a disposizione degli inquirenti, per ricostruire le ultime ore della piccina. Si sa solo che abbia consumato un gelato con il fratellino di 9 anni all'esterno di un chiosco in prossimità della scuola elementare, quindi è andata in classe e, alla fine delle lezioni, è uscita dall' istituto presa per mano da una donna sconosciuta. Le poche telecamere di sorveglianza cittadina hanno permesso di tracciare l'identikit della sequestratrice e di arrivare, grazie alle segnalazioni, a un indirizzo della capitale, dove sono stati rinvenuti elementi utili per risalire ai responsabili del truce delitto. Sulla testa dell'aguzzina di Fatima viene messa una taglia di 2mila pesos (poco meno di 100mila euro) a chiunque sia in grado di riconoscerla o consegnarla alla polizia.

In tutto questo gran trambusto, la Procura di Città del Messico rivendica i "passi avanti" compiuti dopo l'introduzione della Alerta de género contro la mujeres ricordando i numeri delle sentenze di condanna per il reato di femminicidio emesse dall'inizio dell'anno fino alla data dell'11 febbraio, almeno 82. Una stima di poco conto a fronte del numero dei reati ancora impuniti che, ad oggi, sono circa l'80%. Soltanto qualche settimana fa, Ingrid Escamilla, una ragazza di soli 25 anni, è stata uccisa brutalmente dal suo compagno. L'uomo è ancora a piede libero.

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