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Medio Oriente, Netanyahu propone di annettere la Valle del Giordano. Protestano i Paesi arabi

Logo La Repubblica La Repubblica 11/09/2019
Benjamin Natanyahu © Fornito da La Repubblica Benjamin Natanyahu

Alla ricerca disperata di consensi in vista delle prossime elezioni politiche del 17 settembre, Benjamin Netanyahu ha acceso un'altra miccia nella polveriera mediorientale, promettendo agli elettori che Israele si annetterà la Valle del Giordano. "E' un luogo sul quale possiamo affermare la nostra sovranità immediatamente dopo le elezioni", ha detto il premier israeliano, con una mossa destinata, se diventerà realtà, a distruggere definitivamente le opportunità per la nascita di uno Stato palestinese. La Valle del Giordano, infatti, costituisce un terzo della Cisgiordania, e una sua grande parte è nel 60% di territori in cui nel corso degli anni si sono insediati i coloni israeliani.

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Nel piano di Natanyahu il primo passo è l'annessione della Valle del Giordano e della sponda nord del Mar Morto: "Questo deve essere - ha spiegato - il confine orientale di Israele". Assieme alla Alture del Golan - la cui sovranità israeliana è stata riconosciuta da Trump ma non dalla comunità internazionale - quella parte sarà dunque "la nostra cintura di sicurezza". "Un muro difensivo orientale che garantisce che mai più torneremo ad essere uno Stato con una profondità di pochi chilometri", ha aggiunto riferendosi alla situazione precedente alla Guerra del 1967. Poi il premier israeliano ha mostrato su una cartina geografica in dettaglio le zone interessate dall'annessione: da Beit Shean al nord scendendo per la cosiddetta 'Pista Allon' fino a Ein Gedi sul Mar Morto, escludendo Gerico che resta all'Autonomia nazionale palestinese (Anp). "Nemmeno un singolo palestinese - ha assicurato - sarà annesso".

Il secondo passo, ha continuato Netanyahu, sarà l'annessione degli insediamenti ebraici in Cisgiordania che avverrà con il pieno coordinamento degli Usa e dopo la diffusione del Piano di pace da parte di Trump.

La proposta ha scatenato le reazioni del mondo arabo. L'Arabia Saudita ha parlato di "pericolosa escalation" ed ha chiesto un vertice di emergenza della Organizzazione della cooperazione islamica. E mentre la Turchia parla di "apartheid", l'Olp sostiene che il proposito di Natnyahu "distrugge ogni possibilità di pace" in un'area in cui già da giorni è un andirivieni di razzi e droni. "La regione precipiterà nella violenza", ha sottolineato il ministro degli Esteri giordano, Aymane Safadi, mentre il Segretario generale del'Onu, Antonio Guterres, ribadiva che "una prospettiva del genere non ha effetti sul piano della legalità internazionale" e, invece, "sarebbe devastante per un eventuale rilancio dei negoziati e la soluzione dei due-Stati".

Se quella di Ashrawi è una reazione diplomatica, sul piano militare la risposta a Netanyahu è arrivata da Gaza, con due razzi sparati in direzione delle israeliane Ashkelon e Ashdod, città portuale nel sud del Paese in cui il premier stava tenendo un comizio. I due razzi sono stati intercettati dal sistema antimissilistico Iron Dome. Netanyahu è stato fatto evacuare, e ha ripreso a parlare qualche minuto dopo. La rappresaglia non si è fatta attendere. L'aviazione israeliana - riferisce un portavoce militare - ha colpito "15 obiettivi della organizzazione terroristica Hamas", fra cui un "tunnel offensivo". Hamas ha avviato operazioni di evacuazione nella Striscia. Intanto, si intensifica la 'guerra' dei droni nella regione: l'esercito israeliano (Idf) ha confermato che un proprio velivolo senza pilota è caduto nella notte nel sud della Striscia, dopo che fonti palestinesi avevano riferito che era stato abbattuto a est di Rafah e si trovava nella mani di Hamas. Sull'episodio l'Idf ha aperto un'indagine. Sabato lo Stato ebraico aveva lanciato un raid contro una cellula a Gaza ritenuta responsabile di un attacco con un drone contro una pattuglia israeliana al confine con l'enclave palestinese; ieri era stata la volta di Hezbollah nel sostenere di aver abbattuto un drone israeliano in Libano; l'esercito con la Stella di Daviv aveva poi confermato che il mezzo era caduto nei pressi della città meridionale di Ramyah.

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