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L'ambasciatore di Myanmar in Gran Bretagna sfrattato dall'addetto militare: "Golpe nel cuore di Londra"

Logo La Repubblica La Repubblica 08/04/2021 di Enrico Franceschini
L'ambasciatore del Myanmar a Londra Kyaw Zwar Minn © Fornito da La Repubblica L'ambasciatore del Myanmar a Londra Kyaw Zwar Minn

LONDRA. Dopo il golpe di febbraio in Myanmar, un minigolpe a Mayfair, il cuore della capitale britannica. L’ambasciatore di Naypyidaw nel Regno Unito, Kyaw Zwar Minn, è stato praticamente cacciato fuori dalla propria ambasciata, con un’azione di forza organizzata dall’addetto militare. Ha pagato così il sostegno offerto a Aung San Suu Kyi, la premio Nobel per la pace e leader de facto della nazione asiatica con il titolo di Consigliere di Stato, destituita e messa due mesi fa agli arresti domiciliari.

“Ho dovuto passare la notte in macchina. E' stato una specie di golpe”, ha raccontato il diplomatico ai giornalisti, tanto le cose si sono svolte in fretta: l’ambasciata era anche casa sua e non sapeva dove andare a dormire. Questa mattina l’ambasciatore sembrava convinto di poter riottenere la sede diplomatica e l’incarico, ma un colloquio all’ora di pranzo con il ministro degli Esteri britannico Dominic Raab dovrebbe avergli fatto cambiare idea. Un portavoce del Foreign Office ha reso noto che il governo di Myanmar ha comunicato la sostituzione di Kyaw Zwar Minn con il suo vice ed è prerogativa di ogni paese, più o meno democratico, scegliere i propri rappresentanti. Raab ha espresso all’ormai ex-ambasciatore la propria solidarietà e ha protestato per i metodi da “bullismo” usati nei suoi confronti, ma non può fare niente: anzi è suo dovere proteggere l’ambasciata da ogni possibile tentativo di intrusione.

Interrogato dai giornalisti davanti all’ambasciata, Kyaw Zwar Minn ha detto di non avere ancora deciso se chiederà asilo politico nel Regno Unito, ma ha lasciato capire di temere per la propria sorte se dovesse rientrare in patria. I dimostranti che da settimane manifestano in nome di San Suu Kyi davanti alla sede diplomatica nel centro di Londra hanno ora un motivo in più per protestare. 

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