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Presentatrice Tv stato iraniana si dimette: "Perdonatemi, ho mentito per 13 anni"

Logo di Rai News Rai News | Diapositiva 1 di 38: È la storia di Gelare Jabbari che dopo 13 anni di lavoro come presentatrice della televisione di Stato iraniana ha trovato il coraggio di dimettersi. "Perdonatemi - scrive su Instagram - per avervi mentito per 13 anni. Non tornerò mai più in televisione'', ha sottolineato Jabbari. Probabilmente, già tempo la donna stava maturando la decisione di troncare quel rapporto di lavoro. Il pretesto: l'ammissione delle Forze armate di Teheran di aver abbattuto, accidentalmente, l'aereo civile ucraino causando la morte di 176 persone. Jabbari non è l'unica a rassegnare le dimissioni. Come lei, anche Saba Rad e Zahra Khatami hanno rinunciato ai loro incarichi.

Teheran ha mentito
Dato inizialmente per certo, il "problema al motore" è stata la prima ipotesi circolata sul disastro che ha riguardato il Boeing 737 ucraino abbattuto all'aeroporto internazionale di Teheran. La vicenda, avvenuta in concomitanza con l'attacco iraniano alle basi Usa in Iraq, in un primo momento approssimata come "guasto tecnico"; il giorno dopo è tornata al riesame con nuove teorie plausibili: l'impatto con un drone, dapprima, e forse un missile, poi, senza mai escludere la pista terroristica. In realtà, i militari iraniani già sapevano. Indiscrezioni e video hanno alimentato i sospetti fino all'ammissione.

Pochi minuti fa le autorità iraniane hanno diffuso una nota per spiegare le ragioni: "Non l'abbiamo annunciato subito per due ragioni. La prima era evitare di mettere in pericolo la sicurezza nazionale, perché un errore umano del sistema di difesa avrebbe messo in crisi la fiducia nel sistema, che si sarebbe paralizzato. La seconda era che il quartier generale delle forze armate e le altre autorità superiori avevano detto di sospettare che l'incidente potesse essere stato causato da una guerra elettronica del nemico e che quindi occorreva tempo per indagare", ha spiegato l'ammiraglio Amir Ali Hazijadeh, citato dalla Fars, agenzia vicina alle guardie della rivoluzione islamica.

Gelare Jabbari (Instagram @gelarejabbari)

È la storia di Gelare Jabbari che dopo 13 anni di lavoro come presentatrice della televisione di Stato iraniana ha trovato il coraggio di dimettersi. "Perdonatemi - scrive su Instagram - per avervi mentito per 13 anni. Non tornerò mai più in televisione'', ha sottolineato Jabbari. Probabilmente, già tempo la donna stava maturando la decisione di troncare quel rapporto di lavoro. Il pretesto: l'ammissione delle Forze armate di Teheran di aver abbattuto, accidentalmente, l'aereo civile ucraino causando la morte di 176 persone. Jabbari non è l'unica a rassegnare le dimissioni. Come lei, anche Saba Rad e Zahra Khatami hanno rinunciato ai loro incarichi.

Teheran ha mentito
Dato inizialmente per certo, il "problema al motore" è stata la prima ipotesi circolata sul disastro che ha riguardato il Boeing 737 ucraino abbattuto all'aeroporto internazionale di Teheran. La vicenda, avvenuta in concomitanza con l'attacco iraniano alle basi Usa in Iraq, in un primo momento approssimata come "guasto tecnico"; il giorno dopo è tornata al riesame con nuove teorie plausibili: l'impatto con un drone, dapprima, e forse un missile, poi, senza mai escludere la pista terroristica. In realtà, i militari iraniani già sapevano. Indiscrezioni e video hanno alimentato i sospetti fino all'ammissione.

Pochi minuti fa le autorità iraniane hanno diffuso una nota per spiegare le ragioni: "Non l'abbiamo annunciato subito per due ragioni. La prima era evitare di mettere in pericolo la sicurezza nazionale, perché un errore umano del sistema di difesa avrebbe messo in crisi la fiducia nel sistema, che si sarebbe paralizzato. La seconda era che il quartier generale delle forze armate e le altre autorità superiori avevano detto di sospettare che l'incidente potesse essere stato causato da una guerra elettronica del nemico e che quindi occorreva tempo per indagare", ha spiegato l'ammiraglio Amir Ali Hazijadeh, citato dalla Fars, agenzia vicina alle guardie della rivoluzione islamica.
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