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Quel club degli stupri per violentare le ragazze povere

Logo Il Giornale Il Giornale 16/09/2020 Gerry Freda
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L'università di Durham, una delle più antiche e ricche istituzioni educative del Regno Unito, è finita di recente nella bufera a causa di un presunto "club dello stupro sessista" costituitosi tra i suoi corridoi e dormitori. Un gruppo di studenti maschi neoiscritti e di famiglia facoltosa avrebbe infatti organizzato una sorta di caccia alle colleghe più povere, messe in palio come per scommessa in un diluvio di richiami sessisti, classisti e persino di riferimenti espliciti allo stupro. Lo scandalo che coinvolge tale ateneo del nord Inghilterra, antico di 188 anni, si trascina ormai da una settimana e ha inevitabilmente riaperto il dibattito sul classismo, il razzismo e la misoginia presenti nella mentalità di diversi esponenti delle classi sociali abbienti britanniche. Da anni si discute e si romanza intorno ai club universitari e alle confraternite studentesche del Regno Unito, principalmente sui loro controversi rituali d'iniziazione e sugli eccessi dei loro membri.

La scoperta del presunto club dello stupro è avvenuta in seguito alla denuncia, da parte di un gruppo Facebook universitario chiamato Overheard at Durham Uni, di chat social dove venivano pubblicate discussioni dal tono palesemente predatorio e violento. Le chat Facebook incriminate, a un'attenta analisi, hanno rivelato quindi di contenere discussioni intercorse tra circa una sessantina di alunni, in gran parte neoiscritti appunto. Molte delle frasi oscene venivano postate sul social da un gruppo denominato Durham Boys Making All The Noise.

Dal contenuto dei post, nel dettaglio, è emerso che i giovani partecipanti alle discussioni, oltre a utilizzare un gergo da gradassi, pubblicavano nelle chat frasi dai peggiori toni sessisti, infarcite di volgarità sulle ragazze, specialmente quelle meno abbienti, catalogate alla stregua di oggetti per il divertimento personale o di trofei.

Il presunto circolo di predatori, ha evidenziato il contenuto dei post, voleva quindi dare vita a una vera e propria competizione venatoria: avrebbe vinto chi fosse riuscito a portarsi a letto la ragazza più povera del campus.

Nelle medesime conversazioni su Facebook, le matricole implicate utilizzavano senza remore il verbo "stuprare" e si scambiavano inoltre suggerimenti su quali droghe somministrare alle loro vittime meno abbienti al fine di vincerne le inibizioni sessuali nonché su come tenere le loro scandalose chat nella massima segretezza.

I tabloid britannici hanno alla fine ricostruito che gli studenti di Durham coinvolti nell'episodio di cronaca sarebbero tutti appartenenti alla crema della società britannica, ma irrimediabilmente intrisi di pregiudizi e di disprezzo verso i connazionali meno fortunati.

In seguito alla scoperta delle chat Facebook di quei presunti predatori, i vertici di Durham hanno annunciato l'apertura di un'inchiesta interna, minacciando contestualmente provvedimenti disciplinari, inclusa l'espulsione, ai danni degli studenti implicati nella vicenda.

We are continuing to investigate the utterly abhorrent social media comments shared earlier this week, as a matter of urgency. As we have said, if these posts are found to be genuine and attributable, we will take action to ensure those involved will have no place at Durham.

- Durham University (@durham_uni) September 10, 2020

Jeremy Cook, dirigente dell'antica istituzione educativa, ha commentato lo scandalo che coinvolge l'università affermando: "Si tratta di commenti ripugnanti e di chat inaccettabili per i nostri valori e i nostri principi".

Il presunto club di stupratori di Durham è l'ennesimo episodio che fa luce sulla mentalità violenta e discriminatoria che impregna le migliori università britanniche e che prende di mira soprattutto le donne lavoratici e di umili origini. Lo scandalo in questione ha anche messo in luce il problema del clima di impunità in cui crescono i figli delle classi abbienti nazionali. I figli di papà d'Oltremanica godrebbero infatti di forti privilegi anche a fronte di inchieste giudiziarie avviate ai loro danni, come sembrerebbero dimostrare almeno tre recenti assoluzioni collettive di studenti 'posh' accusati di violenza sessuale in altrettanti campus.

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