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Spagna: condannato il cognato del re Assolta la sorella (esule) Cristina

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 17/02/2017 Sara Gandolfi
© Fornito da Corriere della Sera

Da genero ideale a (probabile) galeotto. La parabola di Iñaki Urdangarin Liebaert, condannato a sei anni e tre mesi per frode ed evasione fiscale, finisce così. Nella polvere. Il tribunale di primo grado di Palma di Maiorca, in Spagna, ha invece deciso di salvare la già traballante reputazione della moglie, l’infanta Cristina, figlia del re emerito Juan Carlos e sorella dell’attuale re di Spagna Felipe VI: anche se il suo nome figura in tutti gli atti processuali sullo scandalo della Fondazione Noos, per i giudici lei non è complice dei traffici illeciti del marito, che avrebbe approfittato della sua posizione «simil-reale» per intascarsi un bel po’ di quattrini (6 milioni di euro in fondi pubblici per la sua fondazione teoricamente non a scopo di lucro).

Un futuro in Portogallo

L’Infanta ha atteso la sentenza nel suo autoesilio di Ginevra, in Svizzera, e secondo indiscrezioni della stampa non tornerà comunque in Spagna. Assieme ai figli potrebbe presto trasferirsi in Portogallo. Se la caverà pagando una multa di 265mila euro a titolo di responsabilità civile. Più complicato il futuro del marito, ex aitante campione di pallamano, che potrebbe davvero finire in carcere.

Gli ex duchi di Palma

Gli ex duchi di Palma di Maiorca — cui re Felipe ha tolto d’autorità il titolo, dopo aver chiesto invano alla sorella di rinunciarvi — erano accusati di varie malversazioni. La Pubblica accusa aveva chiesto una condanna a 8 anni per l’Infanta, il primo membro della famiglia reale a finire sul banco degli imputati in epoca moderna, e ben 19 per il marito. I giudici di primo grado sono stati clementi. Ma secondo indiscrezioni trapelate prima del verdetto, se la condanna avesse superato i sei anni (come è stato, anche se di poco) per Urdangarin si sarebbero aperte automaticamente le porte del carcere. Chissà se finirà così davvero.

La monarchia traballa

La Casa reale evita ancora per un soffio l’umiliazione estrema. Il caso Noor, scoppiato undici anni fa, è stato l’apice di una serie di piccoli e grossi scandali che negli ultimi tempi hanno fatto vacillare la monarchia spagnola, tornata a regnare alla fine dell’epoca franchista. Se a Juan Carlos va riconosciuto il merito di aver saputo guidare la Spagna in una difficile ma tutto sommato dolce transizione dalla dittatura alla democrazia, non altrettanto priva di incidenti è stata la vita privata del clan Borbone. La figlia maggiore, Elena, divorziata. L’erede e oggi re Felipe, sposato con una divorziata, la giornalista Letizia Ortiz, forse anoressica e con sorella suicida. Lo stesso Juan Carlos inseguito da pettegolezzi piccanti e sospetti di corruzione. E infine lo scandalo di Cristina e del marito troppo «furbetto». Due anni fa, Juan Carlos ha passato la mano, abdicando in favore del figlio che fin qui ha regnato con polso fermo anche se senza i guizzi mondani del padre. Ora si vedrà come gli spagnoli prenderanno questo verdetto.

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