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«Ho provato a difendere una rom, mi hanno insultata e minacciata»

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 06/12/2018 Fulvio Fiano
© Fornito da RCS MediaGroup S.p.A.

Un tentativo di furto sventato o solo ipotizzato, una donna di etnia rom inseguita e picchiata dall’uomo che l’accusa di essere una ladra, i vigilantes della fermata San Giovanni, linea A della metropolitana, che la bloccano e riportano la calma. Nel mezzo, l’intervento di un’altra donna, italiana, che per istinto prova a sottrarre la giovane rom dai colpi e si ritrova poi isolata, derisa, insultata e minacciata sul vagone che la riporta, come ogni sera, verso casa.

Il mercoledì di Giorgia Rombolà non voleva essere un giorno da leonessa né da paladina dei diritti. Ma neanche poteva immaginare che le lasciasse addosso tanta paura. La stessa che l’ha spinta ieri a cancellare il post-racconto su Facebook: troppe becere accuse e odiose parole le sono piovute addosso.

Succede che Giorgia, giornalista di 39 anni, all’apertura delle porte del vagone dove si trovava due sere fa, viene attratta dalle urla di una bambina e poi da quelle di uomo. Si sporge e vede sulla banchina la giovane rom portata via a forza da due persone in divisa mentre una terza, «un uomo robusto» lo descrive lei, la colpisce al capo. «La donna poteva avere 20 anni, forse meno, la bambina 3 o 4 e piangeva disperata. Da mamma di tre figlie ho pensato subito a lei, alla piccola, che poteva restare da sola sul vagone mentre il treno partiva».

Sono pochi attimi che così descriverà sui social: «Ne nasce un parapiglia, la bambina cade a terra, sbatte sul vagone. Ci sono già i vigilantes a immobilizzare la giovane (e non in modo tenero), ma a quest’uomo alto mezzo metro più di lei non basta. Vuole punirla. La picchia violentemente, anche in testa. Cerca di strapparla ai vigilantes tirandola per i capelli. La strattona fina a sbatterla contro il muro, due, tre, quattro volte». È a questo punto che Giorgia si fa coraggio, scende dal vagone e prova a fermare l’uomo: «Non può picchiarla, è stato il mio pensiero — racconta ora, ancora incredula — ho urlato “Basta! Stai calmo!” e mentre lo dicevo mi sono resa conto che ho rischiato anche io».

Ma questo è niente. L’uomo si allontana (evidentemente il furto non c’era stato), la giovane rom viene portata via, Giorgia rientra sul treno. «Non mio aspettavo solidarietà, ma neanche di essere affrontata dagli altri passeggeri», dice. «Un tizio — questo è il suo post — mi insulta dandomi anche della p..., dice che l’uomo ha fatto bene, che così quella s... impara. Due donne (tra cui una straniera) dicono che così bisogna fare, che evidentemente a me non hanno mai rubato nulla». La giornalista all’inzio risponde, poi viene affrontata a brutto muso dal passeggero più inferocito: «Era a cinque centimetri da me e urlava. Nessuno mi ha difesa, ma soprattutto tanti hanno fatto finta di niente. Questa indifferenza mi ha scioccata».

E c’è di peggio: «Due ragazzi ridono e fanno battute terribili, altri dicono frasi come “bisogna bruciarli tutti”, mi urlano anche dai vagoni vicini, “comunista di m..., radical chic, perché non vai a guadagnarti i soldi buonista del c...”». Quando scende alla sua fermata, l’uomo che aveva minacciato anche di seguirla per fortuna cambia strada. «A quel punto mi sono accorta di avere paura e sono scoppiata a piangere».

Giorgia vive da 20 anni a Roma e dice di averla vista incattivirsi. «Non difendevo la ladra né la rom in quanto tale. Ma erano già arrivati i vigilantes, perché picchiarla? E non è un discorso politico, ma io che abito in un quartiere “per bene” mi chiedo: questi ragazzi che ridevano, di chi sono figli? Dove sentono questi discorsi?».

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