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“Scrivete sui cellulari che il loro uso prolungato e non corretto può far male alla salute”

Logo La Stampa La Stampa 14/01/2020 irene famà

TORINO.   «Nuoce gravemente alla salute. A meno che non venga utilizzato correttamente». È questa l'etichetta che Roberto Romeo vorrebbe apporre sulle scatole dei cellulari.  Dipendente di Telecom Italia, ha passato la sua vita con il telefonino appiccicato all'orecchio. Anche per 4 o 5 ore al giorno. Poi si è ammalato. Ha scoperto di avere un neurinoma dell'acustico, tumore benigno, ma invalidante.

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Il nesso

Tra le giornate passate al cellulare e il tumore al cervello c'è un nesso. Ad affermarlo è la Corte d'Appello di Torino che ha confermato la sentenza di primo grado del Tribunale di Ivrea con cui, nell'aprile 2017, i giudici avevano condannato l'Inail a corrispondere a Romeo una rendita vitalizia da malattia professionale. «Una sentenza storica, come lo era stata quella di Ivrea, la prima al mondo a confermare il nesso causa-effetto tra il tumore al cervello e l'uso del cellulare - spiegano gli avvocati Stefano Bertone e Renato Ambrosio dello studio Ambrosio&Commodo di Torino, che hanno seguito la vicenda - La nostra è una battaglia di sensibilizzazione sul tema. Manca informazione, eppure è una questione che interessa la salute dei cittadini».

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Il rischio

Basta usare il cellulare 30 minuti al giorno per otto anni per essere a rischio. «Le persone – aggiungono gli avvocati - devono conoscere le possibili conseguenze di un utilizzo prolungato del telefonino, così da poter analizzare con consapevolezza il loro rapporto, e quello dei loro figli, con i cellulari e altri strumenti dannosi per la salute».

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