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A rischio il potere M5s a Roma

Logo HuffPost HuffPost 13/06/2018 Gabriella Cerami
CASCINA FARSETTI, ROMA, RM, ITALY - 2018/02/20: Mayor of Rome Virginia Raggi during the press conference of the establishment of the Coordination Board for Villa Doria Pamphili. (Photo by Matteo Nardone/Pacific Press/LightRocket via Getty Images) © LightRocket via Getty Images CASCINA FARSETTI, ROMA, RM, ITALY - 2018/02/20: Mayor of Rome Virginia Raggi during the press conference of the establishment of the Coordination Board for Villa Doria Pamphili. (Photo by Matteo Nardone/Pacific Press/LightRocket via Getty Images)

Lo spettro di una corruzione sistemica e trasversale, che coinvolge anche il Movimento 5 Stelle, si manifesta proprio a Roma che doveva essere riscattata dopo le macerie di Mafia Capitale. Come se nulla fosse cambiato, rimanendo eternamente uguale a se stessa. È quanto rivelato quando all'alba sono scattati gli arresti per una vicenda di corruzione che ruota attorno alla costruzione dello stadio della Roma. Unica grande opera che la Giunta guidata da Virginia Raggi intende realizzare e che ora è stata quantomeno macchiata.

L'uomo chiave, finito agli arresti domiciliari, è Luca Lanzalone, presidente di Acea nominato dall'amministrazione Raggi e consulente legale del Campidoglio, uomo di fiducia non solo del sindaco ma anche dei vertici M5s. Scelto per sbrogliare l'ingarbugliata vicenda dello stadio della Roma e trattare per la diminuzione delle cubature con il costruttore Luca Parnasi, agli arresti anche lui. Tra gli indagati c'è anche il capogruppo 5Stelle in Campidoglio Paolo Ferrara che nel 2017 aveva seguito con Lanzalone la trattativa che portò alla modifica del primo progetto.

Il vento del cambiamento si infrange così sul Campidoglio e rende ancora più problematico un momento delicato per il Movimento 5 Stelle tra elezioni amministrative senza successo e protagonismo esondante di Matteo Salvini. Lo strumento delle intercettazioni, che nel programma grillino ha assunto un valore particolare e di rivendicata diversità rispetto agli altri partiti, è proprio quello su cui si fonda buona parte dell'impianto accusatorio dell'inchiesta dei giudici romani sulla costruzione del nuovo stadio della Roma. Così la giustizia, che è sempre stato il cavallo di battaglia dei pentastellati, e anche nel contratto di governo è il capitolo qualificante del grillismo (basti pensare all'agente provocatore o al lapsus del premier sulla presunzione di colpevolezza), produce una nemesi presso di loro.

L'impatto della notizia è forte e nessuno se l'aspettava. Si parla di soldi in contanti, fatture per operazioni inesistenti, assunzioni e consulenze. In questo modo il gruppo Parnasi, secondo l'accusa, foraggiava i politici e pubblici ufficiali con un metodo corruttivo che gli inquirenti definiscono come "asset di impresa". Dunque dopo il no alle Olimpiadi, sotto inchiesta ora vi è l'unica grande opera su cui, tra divisioni e contrasti interni, la Giunta Raggi ha voluto metterci la faccia. Le accuse sono ancora tutte da dimostrare, intanto però l'inchiesta è una macchia che sporca la costruzione dello Stadio, che potrebbe come ipotesi estrema saltare, ma anche l'amministrazione capitolina e il Movimento 5 Stelle, appena divenuto forza di governo.

La preoccupazione è tanta. E la si legge nelle facce scure e nelle parole di Luigi Di Maio e dei due neoministri Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, che fino a qualche mese fa lavoravano al fianco della Raggi dopo che il Campidoglio era stato travolto dall'arresto di Marra, braccio destro del primo cittadino. La questione è politica e potrebbe riguardare il sistema di gestione e controllo dell'intera macchina capitolina.

La reazione non è stata immediata. Ci sono volute un po' di ore prima di riprendersi dalla choc. In mattinata Virginia Raggi, che aveva un incontro con i giornalisti fissato alla stampa estera, resta vaga: "Per ora nessun giudizio, aspettiamo le carte". Luigi Di Maio non va a Confesercenti e nel primo pomeriggio affida una dichiarazione all'agenzia Ansa: "Ho contattato subito i probiviri del Movimento e ho detto subito di accertare tutto quello che c'è sulle persone che potrebbero essere coinvolte in questa cosa. E, per quanto mi riguarda, come abbiamo sempre dimostrato, chi sbaglia paga". Fraccaro usa lo stesso tono, mentre lascia Montecitorio. Pochissime parole e un volto che tradisce nervosismo: "Da noi chi sbaglia paga". E infatti poco dopo il capogruppo Paolo Ferrara, pur sostenendo la sua totale estraneità ai fatti, si autosospende.

Ma la vicenda è molto più ampia. Dentro M5s covano parecchi malumori. C'è chi, a taccuini chiusi, ricorda come Lanzalone fosse un uomo fiducia anche dei vertici M5s, "colpevoli di aver fatto scelte sbagliate". Divenuto uno dei consiglieri più influenti nel circolo della sindaca, nella seconda fase, quella del post Marra quando in Campidoglio c'erano anche i "commissari" Bonafede e Fraccaro, il consulente Lanzalone ha anche accompagnato Di Maio davanti agli imprenditori del Forum Ambrosetti di Cernobbio. Prima ancora il super consulente Lanzalone aveva lavorato a Livorno, assieme all'attuale assessore al Bilancio del team Raggi, Gianni Lemmetti, occupandosi della municipalizzata dei rifiuti per conto del primo cittadino grillino Filippo Nogarin. Negli ultimi giorni il suo nome era circolato anche come candidato M5s, nel giro delle nuove nomine, in particolare per la Cassa depositi e prestiti. A dimostrazione della stretta connessione tra lui e M5s. Connessione che ora mette a rischio il potere grillino nella Capitale.

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