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Abarth, quando l’America si trovava in Italia

Logo motor1 motor1 12/09/2018 Adriano Tosi
Abarth, le foto storiche © Motor1.com Italia Abarth, le foto storiche

Tutto nasce dalla passione di un ragazzo austriaco, che in Italia trova le condizioni giuste per dare vita al proprio sogno.

Il cofano motore della Fiat 500 parzialmente aperto, come un libro con una matita infilata tra le pagine, è il marchio di fabbrica che lo rende riconoscibile ai ragazzi degli anni Settanta. Chi invece in quell’epoca non era nemmeno nei pensieri dei propri genitori lo identifica con le 500 (595), le 124 Spider (e fino a non molto tempo fa le Punto) più sportive, quelle con cerchi maggiorati, spoiler e minigonne, spesso fasce colorate rosse sulla carrozzeria bianca. Lui è lo Scorpione, simbolo dell’Abarth. Un’azienda che nasce nel 1949 grazie alla passione, alla tenacia e alla propensione al rischio di Karl Abarth e di cui vi abbiamo parlato proprio questa settimana in virtù della presentazione della nuova gamma della 595. Oggi invece facciamo un tuffo all’indietro, per ripercorrere la strada che ha portato fino a qui.

Si parte dalla 204 A Roadster

Quello che succede nella vita di Karl (o Carlo, visto che nasce austriaco - con papà di Merano - nel 1908 e acquisisce la cittadinanza italiana nel 1945) prima del 1949 è a dir poco avvincente, ma non possiamo non dare la precedenza a quello che avviene dopo quell’anno, quando viene fondata la Abarth & C.. A depositare i marchi e il nome sono per l’appunto Karl Abarth e Guido Scagliarini. Il loro primo lavoro? La 204 A Roadster, su base Fiat 1.100, che subito vince il Campionato Italiano 1.100 Supersport e quello di Formula 2. Contestualmente, comincia anche l’attività di preparatore: attraverso dei kit di elaborazione (soprattutto marmitte e impianti di aspirazione), delle normalissime utilitarie cambiano voce come un maschio adolescente in pubertà, guadagnando anche CV e prestazioni.

A depositare i marchi e il nome sono per l’appunto Karl Abarth e Guido Scagliarini. Il loro primo lavoro? La 204 A Roadster, su base Fiat 1.100, che subito vince il Campionato Italiano 1.100 Supersport e quello di Formula 2

Oggi come ieri, la vera bandiera è la 500

Ed è proprio la trasformazione delle auto stradali ciò che rimane nell’album dei ricordi migliori dei ragazzi dell’epoca, in particolare quelle 500 con la meccanica “straripante” malcelata dalla carrozzeria. La cosa che ha dell’incredibile è che per farli divertire bastano 21,5 CV. Sì perché con pneumatici poco più larghi di quelli di una bicicletta montati su cerchi da 10 pollici, motore posteriore a sbalzo, e sospensioni “approssimative”, la 500 Abarth una garanzia di sovrasterzo (da innescare ovviamente con i trasferimenti di carico, visto che la potenza è quella che è).

Abarth, le foto storiche © Motor1.com Italia Abarth, le foto storiche

Specialità della casa: le marmitte

Le marmitte Abarth diventano ben presto un prodotto tecnologicamente al top: sono costituite da un tubo centrale di diametro costante con passaggi laterali nella lana di vetro, mentre non sono previsti i diaframmi che contengono la compressione dei gas. Risultato: al vantaggio prestazionale si unisce un inconfondibile rumore pieno. Quanto basta all'Abarth & C. per crescere molto rapidamente: nel 1962 realizza infatti 257.000 marmitte grazie a uno staff di 375 persone.

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I segreti del successo

Probabilmente, solo Carlo Abarth e Guido Scagliarini credono di poter raggiungere, con la propria azienda, la notorietà e le dimensioni che poi effettivamente raggiungono: non sono in molti a credere nel futuro di un’azienda che prepara auto da corsa e produce kit di elaborazione per utilitarie. Invece, la giusta strategia di comunicazione, la qualità del prodotto e la grande passione di Karl Abarth portano l’azienda al successo. Per capirci, nel 1965, a 57 anni e dopo una dieta ferrea che gli fa perdere 30 kg, Karl si infila nella Fiat Abarth 1000 monoposto record e ottiene diversi record di accelerazione. Qualche anno prima, nel 1956, su 750 carrozzata Bertone sigla una serie di record di durata e velocità; tra questi, nelle 24 ore sul circuito di Monza copre 3.743 km a 155 km/h di velocità media. Qualche giorno dopo, sullo stesso circuito, centra numerosi record: i 5.000 e i 10.000 km, le 5.000 miglia e anche le 48 e le 72 ore. Il successo fu internazionale, se persino il periodico tedesco "Das Auto Moto Und Sport" del 21 luglio del 1965 dedica la copertina all’Abarth 750.

Trascorsi da pilota

Il fatto che Abarth osi tanto alla ricerca di un record è una sorpresa solo per chi non lo conosce: i suoi inizi nel mondo dei motori sono infatti legati alle corse in moto, che è costretto ad abbandonare per via di due incidenti piuttosto gravi. Non contento, inizia a correre in sidecar e in auto, fino a firmare un’impresa tanto folle quanto simbolica: a bordo del suo sidecar corre più veloce del treno Orient Express lungo i 1.370 km che separano Vienna da Ostend.

Nel 1971 l’ingresso nella galassia Fiat

I rapporti di Abarth con Fiat sono speciali, intimi, al punto che nel 1971 il gruppo torinese acquista lo Scorpione, cui dà lustro per oltre un decennio nei rally con 131 e Ritmo Abarth. La “consacrazione” definitiva a marchio automobilistico a sé stante avviene invece molti anni dopo: siamo nel 2007, anno di nascita, guarda caso, della 500 moderna. Proprio grazie al cinquino lo Scorpione vive una seconda giovinezza, anche se la gamma comprende pure Punto e, recentemente, 124 Spider. 

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