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Avete capito che non sono un cyborg?

Logo Lettera D Lettera D 21/04/2017 Paola Medori
Avete capito che non sono un cyborg? © Fornito da Lettera D Avete capito che non sono un cyborg?

«È stata un’esperienza molto piacevole cimentarmi in uno scenario completamente diverso dal mio, decisamente più leggero e divertente. Credo di aver fatto conoscere una parte di me più simpatica, sarcastica e pronta alla battuta. Elementi che difficilmente possono emergere quando tratto di altri argomenti in tivù». Parole della psicologa forense e criminologa investigativa Roberta Bruzzone, giudice speciale al fianco di Sandro Mayer, della 12esima edizione di Ballando con le stelle. Chiamata per tracciare i profili psicologici dei ballerini vip si è rivelata una delle sorprese del dancing show del sabato sera di Rai Uno. Per la vittoria finale punta sugli uomini, mentre tra le donne non è sorpresa che Alba Parietti sia arrivata in semifinale, avendo fatto « delle buone performance ed è un ottima giocatrice». Su Giuliana De Sio, invece, «ho delle riserve, francamente non meritava di arrivare alla semifinale», dice. «È lì non per le sue performance ma semplicemente perché è quella che ha pianto e si è lamentata di più. E io non amo questo tipo di approccio».

DOMANDA: A questo punto della competizione, chi vede come favorito? RISPOSTA: Sicuramene Oney Tapia è un talento straordinario. Penso che sia uno dei principali candidati alla vittoria insieme a Fabio Basile, altro concorrente che ha fatto un percorso davvero eccezionale e non escludo Simone Montedoro che è cresciuto tanto. Penso che il vincitore sia tra i maschietti.

D: Fa il tifo per qualcuno in particolare? R: Mi piace osservare l’impegno e il modo in cui le persone affrontano la fatica e fanno sacrifici. A prescindere dal risultato finale per me sono loro tre quelli che hanno affrontato il programma in maniera più appassionate e vincente.

D: Lei è stata chiamata per tracciare profili psicologici, per trovare debolezze e punti di forza dei partecipanti. R:Ballando con le stelle è un talent show che ha un potere di svelamento delle personalità e delle fragilità strepitoso. Alcuni concorrenti hanno sottovalutato il carico di lavoro e di tensione emotiva che il programma porta con se e di conseguenza si sono trovati impreparati a gestire il confronto con la giura o il ballottaggio di fronte alla possibilità di eliminazione. Questi due momenti particolarmente faticosi hanno tirato fuori la persona dietro il personaggio. E alcune di queste persone non sono all’altezza del personaggio.

D: Il ballerino vip più fragile? R: Giuliana De Sio, chiaramente.

D: Quello più forte psicologicamente? R: Oney Tapia.

D: Quello più complesso psicologicamente parlando? R: Simone Montedoro. È un personaggio interessante perché profondo e anche in conflitto con delle parti di se stesso che lo hanno reso in qualche modo più intrigante sotto il profilo psicologico.

D: Si aspettava un'edizione così piena di polemiche? R: In questo Alba Parietti è una maestra. Ha usato sapientemente la sua notevole capacità dialettica e probabilmente ha intuito, anche grazie alla sua lunga esperienza televisiva, che mettersi contro la giuria poteva garantire in qualche modo il favore del pubblico. E credo che una parte di questo gioco sia stata scelta deliberatamente.

D: Critiche e insulti sono sempre reali o fanno parte del gioco per conquistare il pubblico? R: Non mi sembra che siamo arrivati agli insulti, lo considero un termine un po’ forte. Sicuramente ci sono stati dei momenti di confronto aspro e acceso. Ad un certo punto credo che si possa scegliere di andare in contrasto con la giuria come strategia di gioco, e lo trovo assolutamente legittimo.

D: Carolyn Smith ha dovuto difendere l'operato dei giudici. Non crede che a volte siano troppo severi nei giudizi? R: Tutti i giudici, nel proprio campo hanno delle competenze, non solo quelle tecniche che spettano a Carolyn. Si valuta anche l’energia, il divertimento che emana la performance dei concorrenti. Il meccanismo del programma è chiaro e noto a tutti. Il confronto con i giudici è uno dei momenti più seguiti del programma proprio perché c’è un po’ di pepe. È normale ricevere delle valutazioni dure ma contemporaneamente costruttive perché la giuria è comunque equilibrata: segnala la performance di basso profilo ma anche quella dove c’è crescita e impegno. Probabilmente le due cose sono inscindibili.

D: Provi a descrivere con una parola gli otto semifinalisti. R: Oney Tapia è vulcanico; Fabio Basile un combattente; Xenya è una simpatica rivelazione; Alba Parietti è la Parietti; Martina Stella è un po’ troppo rigida, focalizzata sul risultato e poco incline a divertirsi; Simone Montedoro è poliedrico; Antonio Palmese è grintoso e Giuliana De Sio incontrollabile.

D: Le piacerebbe partecipare al programma? R: Mi è stato proposto ma ho rifiutato. Ho il massimo rispetto per chi prova, ma non fa proprio per me. È un’esperienza durissima e sono contenta di non averla fatta, vi assicuro che sono molto meglio nei panni del giurato speciale.

D: Un anno fa ha avuto un diverbio con Vespa. Con Milly Carlucci tutto a posto? R: Sì, tutto bene. Questa volta non gioco in casa. Lui mi bacchetta perché certe volte sono totalmente incontenibile e qualche diverbio ci sta, sono dieci anni che sto lì. Anzi, Vespa sa bene come trattenermi. Con Milly non ci sono stati momenti di tensione, ma ci tengo a sottolineare che ho approcciato volutamente la mia partecipazione al programma con grande rispetto verso tutti.

D: Non teme che la sua presenza in un contesto del genere la 'svilisca' come criminologa? R: Il mio ruolo a Ballando è completamente diverso. Francamente non ritengo che abbia svilito la mia immagine professionale, anzi, ha permesso alle persone di conoscermi meglio, sotto un aspetto più umano e scanzonato. Nelle mie apparizioni televisive, in programmi come Porta a Porta la gente pensava che io fossi una specie di cyborg incapace di provare emozioni e pietà. Ma non è così.

D: Tra i giudici c'è Selvaggia Lucarelli che come lei è stata vittima di insulti sessisti su Facebook. R: Con Selvaggia abbiamo molte cose in comune: siamo entrambe bersaglio di psicopatici e soggetti di livello infimo, per usare un eufemismo. Condividiamo questo interesse e chissà che un giorno non possa trasformarsi in un’idea per una trasmissione da condurre insieme.

D: In Italia il numero di femminicidi è sempre più in aumento, cosa si può fare per contrastare il fenomeno? R: Sono 20 anni che mi occupo di femminicidio e che sento dire le stesse cose, evidentemente è un problema strutturale. I numeri sono questi e non credo proprio che siano destinati a diminuire, anche se abbiamo una buona normativa. Il grosso problema è che questo tipo di vicende sono ancora spesso sottostimate, in primis proprio dalla vittime che non denunciano e a volte proteggono i propri aggressori, oppure ritornano dopo qualche tempo sui loro passi per agevolare i loro aguzzini perché entrano in dinamiche di dipendenza emotiva ed affettiva che le trasformano nelle peggiori nemiche di se stesse.

D: La prima cosa è quindi non ripensarci e denunciare subito? R: È importante, ma non è il primo passaggio. Prima di tutto bisogna prendere atto che quella è una storia sbagliata. Se una donna non decide intimamente che è ora di dire basta è inutile che denunci. Deve essere solidamente motivata la denuncia, altrimenti può trasformarsi addirittura in un boomerang. Se una donna non dà seguito ai suoi propositi giudiziari o cerca di lenire la gravità di quello che è accaduto perde di credibilità davanti a un magistrato, e a quel punto è persa per sempre. In questo senso è importantissimo anche il lavoro dei centri anti-violenza che cercano di rinforzare le vittime prima di iniziare un percorso giudiziario vero e proprio.

Scegli tu!
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