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Dall'industria del riciclo l'1% del Pil, ma l'Italia può crescere ancora molto

Logo La Repubblica La Repubblica 12/10/2018 di ROSARIA AMATO
Il car sharing è tra i modelli più affermati di economia circolare © Fornito da La Repubblica Il car sharing è tra i modelli più affermati di economia circolare

ROMA - Pochissime risorse naturali ma tra i più bravi a estrarre valore dai beni utilizzati, e al primo posto per il riutilizzo di materiali produttivi con una quota del 18,5% che "straccia" anche la Germania, ferma a un ben più modesto 10,7%: l'Italia ha carte importanti da giocare sul tavolo dell'economia circolare. Lo dimostra in particolare un'indagine presentata stamane alla Maker Faire di Roma, il 5° Rapporto Agi-Censis sull'economia circolare.

Il rapporto mette in fila ben otto ragioni, supportate dai dati, per candidare il nostro Paese  a punto di riferimento di questo nuovo paradigma dell'economia mondiale: oltre a essere al primo posto per materiali recuperati e rimessi in  circolazione, abbiamo il più basso consumo domestico di materiali grezzi: 8,5 tonnellate pro-capite contro 13,5 media Ue; siamo tra i più bravi ad estrarre valore dalle risorse utilizzate, 3,34 euro di Pil per ogni kg di risorse, contro un valore medio europeo di 2,2 €/kg; sulla totalità dei rifiuti trattati, l’Italia ne avvia al riciclo il 76,9% (36,2% la media Ue); mentre nel 1999 il 68% dei rifiuti urbani veniva mandato direttamente a smaltimento, oggi questa percentuale è scesa all’8% circa; si stima la che la sola industria del riciclo produca 12,6 miliardi di euro di valore aggiunto (circa l’1% dell’intero PIL italiano); nel 2017 il 48% degli italiani ha acquistato o venduto beni usati con una crescita dell’11% rispetto al 2016; si tratta di un mercato che vale 21 miliardi di euro (1,2% del Pil); gli iscritti al car sharing sono raddoppiati in due anni: da 630 mila nel 2015 a 1 milione 310 mila nel 2017.

Tuttavia gli italiani non hanno le idee chiarissime su cosa significhi economia circolare: nel sondaggio condotto da Agi-Censis, solo il 40 per cento sa bene di che cosa si tratta, e il 73 per cento è piuttosto scettico, ritiene che si imporrà solo se la politica creerà le condizioni abilitanti, ma una percentuale analoga ritiene che la politica rappresenti un ostacolo per la sua incapacità di favorire il cambiamento. Il 60 per cento ritiene però che la questione trascenda i confini nazionali, e che debba essere l'Unione Europea a doversi far carico del cambiamento.

Lo scetticismo degli italiani dipende anche dalle situazioni contingenti. Infatti, per esempio, il 76,6 per cento degli intervistati vede nel crollo del ponte Morandi di Genova "un caso esemplare di scarsa attenzione del Paese nei confronti di un proprio patrimonio materiale". Un ponte non è un bene naturale, ma certo le infrastrutture sono beni preziosi da tutelare.

La ricerca contiene anche un’intervista esclusiva realizzata da Agi a Ellen MacArthur, fondatrice dell’omonima Fondazione nata nel 2009 con un preciso obiettivo: accelerare la transizione da un’economia lineare verso un modello circolare. Secondo Ellen MacArthur, infatti, “l’economia circolare rappresenta un'opportunità, significa costruire un’economia resiliente, di recupero e rigenerazione. Significa superare il modello lineare, che per quanto lo si possa rendere efficiente alla fine ti fa cadere nel precipizio”.  

“Nel febbraio 2017, a Lisbona, il Capo dello Stato Sergio Mattarella aveva guardato avanti invitandoci a riflettere su un nuovo modello economico, - ricorda il direttore dell'Agi, Riccardo Luna - l’economia circolare. Se ne parla ormai da qualche lustro, ma è solo di recente che l’innovazione tecnologica lo ha reso non solo auspicabile ed etico, ma conveniente e quindi possibile. Del resto anche papa Francesco, nell’enciclica Laudato Sii, invoca l’adozione di un modello circolare di produzione che assicuri risorse per tutti”.

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