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Governo, Lega e M5s chiudono alle larghe intese, apertura del Pd

Logo Lettera 43 Lettera 43 13/03/2018 Lettera43
Ultimi Sondaggi Politici Elettorali M5s Lega © Fornito da Lettera 43 Ultimi Sondaggi Politici Elettorali M5s Lega

Luigi Di Maio e Matteo Salvini non gettano la spugna e restano in campo a giocare la loro partita per un governo politico e per dire no al governissimo. «Non contempliamo alcuna ipotesi di governo istituzionale o governo di tutti: gli italiani hanno votato un candidato premier e un programma», ha messo in chiaro il capo politico dei 5 Stelle. Dunque, «non siamo disponibili a immaginare una squadra di governo diversa da quella espressa dalla volontà popolare».

SALVINI: «NON SMANIO PER ANDARE AL GOVERNO». Chiusura anche da Matteo Salvini. «Non ho le smanie di andare al governo con chiunque: se per farlo devo portare chi è stato bocciato al voto, allora no»,ha puntualizzato precisando che con il Pd un'intesa è «inimmaginabile». È un No al 'governo di tutti' su cui invece non si sottrae garbatamente il Pd. «Noi che stiamo dal lato della responsabilità politica non abbiamo il diritto di strattonare il Presidente della Repubblica e le sue prerogative», ha affermato il segretario reggente del Pd, Maurizio Martina.

APERTURA DAL PARTITO DEMOCRATICO. «Se Mattarella ci chiedesse di fare il Governo? Valuteremo» ha detto pure Graziano Delrio. Ma a precisare i contorni di questa disponibilità ci pensa subito Ettore Rosato: «Mattarella non è che chiede al Pd di fare il governo, al massimo potrebbe chiedere a tutti i partiti di fare un governo prima di andare alle elezioni». Ipotesi che «non spaventa» di certo i 5 Stelle, ha assicurato Di Maio convinto di poter crescere ulteriormente se si tornasse alle urne. E che vede invece il leader del Carroccio disponibile «a discutere» sulla legge elettorale, a patto che non trascini l'Italia «in un dibattito che duri un anno».

DI MAIO: «NOSTRO PROGRAMMA NON È ESTREMISTA». Ma in questi giorni la parola d'ordine è 'responsabilità' ed è a questa che si appigliano le forze politiche declinandola ognuno a modo suo. «Chi vuole mettersi al lavoro per l'Italia si faccia avanti. Noi facciamo appello alla responsabilità a tutte le forze politiche», ha chiesto il leader pentastellato, denunciando però di sentire «purtroppo solo parlare di leader e segreterie». Incontrando la stampa estera, Di Maio marca poi la distanza con la Lega per mandare il suo rassicurante messaggio in Europa: «sfido chiunque a sostenere che il nostro sia un programma estremista».

AFFONDO CONTRO PADOAN. Salvo poi attaccare il ministro dell'economia Pier Carlo Padoan proprio sul tema della "responsabilità", accusandolo di voler «avvelenare i pozzi mostrando incertezza sul futuro dell'Italia con i colleghi dell'Eurogruppo e dell'Ecofin. Un attacco definito «vergognoso» dal dem Michele Anzaldi che ha accusato i 5 Stelle di usare «un lessico da brigantaggio». Ma la guerra di posizionamento è ancora alle battute iniziali e i 5 Stelle - che hanno visto denunciare il caso 'rimborsopoli' in Procura - sperano ancora di raccogliere i frutti dallo smottamento a sinistra.

ANCORA INDECISIONE SUI PRESIDENTI DI CAMERA E SENATO. E se per Salvini, come detto, la chiusura verso quell'area è netta, lo è meno quella di un dialogo con il M5s: con loro «i programmi sono molto diversi, ha vinto la coalizione di centrodestra, ma non è autosufficiente alla Camera e al Senato...». Smentisce però incontri con i 5 Stelle sulle presidenze delle Camere. Anche lì la partita è ancora in divenire. Di Maio ribadisce che «non devono essere legate a dinamiche di governo». Ma intanto qualcosa si muove: nel centrodestra la tensione tra Salvini e Berlusconi è altissima e per abbassarla il Senato potrebbe andare ad un forzista. E i 5 Stelle non sono affatto dispiaciuti di guardare ora alla presidenza della Camera. Dove, tra i possibili candidati, oltre a Emilio Carelli e Roberto Fico, spunta ora il nome di Riccardo Fraccaro.

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