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I pm: a Lodi installato uno scambio difettoso: indagati i produttori

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 5 giorni fa

MILANO C’è anche l’amministratore delegato di Alstom ferroviaria, Michele Viale, tra i nuovi indagati nell’inchiesta sul deragliamento del Frecciarossa di Lodi. Il nome del manager è finito nel registro degli indagati per consentire gli accertamenti tecnici sulla catena di realizzazione e controllo dell’attuatore prodotto da Alstom nello stabilimento di Firenze e che gli operai avevano installato la notte dell’incidente durante i lavori di manutenzione. Si tratta di un elemento decisivo per regolare il movimento del deviatoio, in sostanza il motore che muove gli «aghi» (rotaie) che fanno spostare il treno dal binario «di giusto tragitto» a quello di servizio.

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Per gli inquirenti, infatti, il nuovo attuatore aveva un difetto interno di fabbricazione, nel dettaglio «un’inversione dei cablaggi». Un particolare che i 5 operai indagati dalla Procura di Lodi per il disastro e la morte dei due macchinisti non potevano conoscere. Ma che ha fatto scattare un alert alla National Safety authority dell’Unione Europea da parte dell’Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie. È stata una comunicazione urgente inviata mercoledì sera all’Ansf dal procuratore di Lodi Domenico Chiaro a far partire la segnalazione di emergenza. L’alert riguarda tutti gli attuatori prodotti nel lotto del pezzo fallato, ma anche i dispositivi installati nelle ultime settimane. Tanto che Rete ferroviaria italiana (Rfi) ha sospeso cautelativamente la posa di nuovi attuatori Alstom. 

Per gli investigatori del Nucleo operativo incidenti ferroviari della Polfer, non ci sono dubbi che il deragliamento sia stato innescato proprio dall’errato posizionamento dello scambio che doveva trovarsi «chiuso» e invece era aperto sul binario di servizio. Ieri il direttore Ansf, l’ingegner Marco D’Onofrio, ha riferito alla commissione Trasporti del Senato. Anche l’Agenzia ha avviato un’indagine «parallela» a quella penale per risalire ad eventuali falle nel sistema dei controlli e della sicurezza ferroviaria: «Risulta che il deviatoio 5, la cui posizione non congruente sembra appunto essere stata la causa dello svio, era stato sottoposto, nel corso della notte, a manutenzione da parte di agenti di Rfi — hanno scritto i tecnici di Ansf nella loro relazione —. Tale intervento manutentivo aveva comportato la disalimentazione del deviatoio stesso. Nel caso specifico risulta che gli agenti di manutenzione di Rfi abbiano attivato l’interruzion e, chiudendola alle ore 03.45 senza però riuscire a concludere con esito positivo l’i disalimentato e quindi in condizioni diverse dalla piena efficienza». 

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Per l’Agenzia sulla sicurezza ferroviaria «vista la non congruenza tra la posizione rovescia e l’autorizzazione al movimento in Full supervision, si desume che il deviatoio è rientrato in esercizio senza il controllo tecnologico effettivo della sua posizione reale. Quindi il treno 9595 è stato autorizzato al movimento in Full supervision alla massima velocità di linea con la mancanza o comunque l’inefficienza dei collegamenti di sicurezza tra il sistema di segnalamento e il deviatoio, collegamenti necessari per la gestione della circolazione».

L’esito delle prime perizie sullo scambio ha quindi alleggerito la posizione dei 5 tecnici Rfi indagati, ma non ha del tutto chiarito le cause del disastro. Per il direttore D’Onofrio, infatti, il guasto all’attuatore da solo non basta a spiegare perché lo scambio sia stato fatalmente lasciato in una posizione errata. Il sospetto è che dopo aver comunicato la posizione corretta via fonogramma, qualcuno possa aver mosso lo scambio con i comandi manuali nel Posto movimento di Livraga. Possibile che nessuno si sia accorto che lo scambio fosse aperto sul binario morto?

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