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Istat e Corte dei Conti: "In arrivo choc inimmaginabile, servono misure da dopoguerra"

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E’ in arrivo uno shock economico “inimmaginabile” secondo l’Istat, per la Corte dei Conti saranno necessari interventi paragonabili a quelli che si adottano quando l’economia “esce da un conflitto”. E’ quanto si legge nelle memorie depositate in Commissione Bilancio al Senato sul decreto Cura Italia. Allarmi che lasciano presagire, una volta superata la crisi sanitaria, una nuova crisi economica di dimensioni, portata e durata preoccupanti, per usare un eufemismo. “Il diffondersi della crisi sanitaria connessa all’epidemia di Covid-19 in Cina e nell’estremo oriente dalla seconda metà di gennaio e successivamente nei paesi europei, proprio a partire dall’Italia, e infine negli Stati Uniti, ha imposto limiti alla circolazione delle merci e delle persone e alle attività produttive sempre più stringenti e ora tali da determinare uno shock di dimensioni inimmaginabili all’economia internazionale”, scrive l’Istituto Nazionale di Statistica Per avere un bilancio sull’impatto complessivo del coronavirus sull’economia, bisognerà attendere almeno fino alla fine di maggio. Fino a quella data “si avranno esclusivamente misure relative alla fase iniziale della crisi e nelle quali sarà quasi impossibile identificare/isolare l’ampiezza dell’effetto di contrazione dell’economia derivante dalla situazione che si è progressivamente aggravata”. 

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Un intervento che fa il paio con la memoria depositata dalla Corte dei Conti. Per il massimo organo di giustizia contabile, alla fine dell’emergenza sanitaria, “saranno necessari interventi nuovi da realizzare con le modalità proprie e i tempi di una economia che esce da una situazione paragonabile a quella di un conflitto e le cui energie vanno recuperate e sostenute”. In altre parole, l’impatto economico del Coronavirus è simile a quello di una guerra. Per questo, aggiunge la Corte dei Conti, servono interventi ma sempre tenendo conto che la “nostra esposizione debitoria rimane rilevante”. Dove trovare le risorse, allora? “Se un ruolo importante è affidato alla politica monetaria della BCE, che ha annunciato un significativo piano di acquisto di titoli in grado di alleviare, nei prossimi mesi, molte delle potenziali pressioni sul nostro debito pubblico, sarà indispensabile contare su una politica di bilancio comune tra i paesi europei, eventualmente anche finanziata con risorse da raccogliere sul mercato attraverso l’emissione diretta di debito” per una “ripresa consistente” dopo l’emergenza Covid-19. “Fondamentale sarà la capacità di graduare e mirare gli interventi da operare con il bilancio in deficit”.  Si tratta, quindi, spiega la magistratura contabile, “di mantenere sotto controllo, anche in questo contesto, la qualità e l’effettiva necessità della spesa, specie non potendo valutare con precisione l’orizzonte temporale entro cui ci si dovrà muovere”. Perché, pur se al momento sembra acquisita una azione di contenimento delle tensioni sui mercati finanziari in grado di evitare che si allarghino i premi al rischio, con un impatto non trascurabile sui tassi dei titoli del debito sovrano e sulle decisioni di spesa di famiglie e imprese, “l’esposizione debitoria del nostro Paese rimane rilevante”. Lo afferma la Corte dei Conti nel testo dell’audizione sul dl Cura Italia depositato alle commissioni Bilancio di Camera e Senato.

E ciò anche considerando che, aggiunge, “sarà necessario aumentare le spese per la sanità anche per ripristinare la normale attività delle strutture ospedaliere una volta superata la crisi” e che “altre risorse dovranno essere utilizzate per affrontare le difficoltà economiche di tutti i soggetti che andranno incontro a cadute del reddito e che necessitano di interventi di sostegno”.

Se un ruolo importante è affidato alla politica monetaria della Bce, “sarà indispensabile” anche contare su una politica di bilancio comune tra i paesi europei, “eventualmente anche finanziata con risorse da raccogliere sul mercato attraverso l’emissione diretta di debito”. Per quel che riguarda gli interventi dei governi nazionali, occorrerà tener presente che, anche se le regole di bilancio sono sospese, “saranno costantemente scrutinati dai mercati e dipenderanno comunque dalle condizioni di sostenibilità del debito”, conclude la Corte dei Conti.

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Più ottimista è invece Banca d’Italia, secondo la quale “il disegno delle misure, che ha un orizzonte di breve periodo, e l’entità dell’impegno finanziario appaiono adeguati alla fase attuale di sviluppo dell’epidemia”. “Il Governo - osserva Bankitalia - ha già annunciato di essere pronto ad assumere ulteriori provvedimenti in funzione dell’evoluzione della crisi. I margini di azione si sono ampliati con il riconoscimento da parte delle istituzioni europee della sussistenza delle condizioni per l’attivazione della general escape clause del Patto di stabilità e crescita. Tale clausola, pur non sospendendo l’operatività del Patto, consente deviazioni dal percorso di rientro verso l’obiettivo di bilancio di medio termine (e una ridefinizione dei termini per il rientro dalle situazioni di disavanzo o debito eccessivo raccomandati dal Consiglio)”. Secondo l’istituto di Via nazionale, “le risorse che il Paese prenderà a prestito andranno utilizzate in maniera oculata, per affrontare l’emergenza e avviare la ripresa. Quando i tempi saranno nuovamente propizi sarà necessario assicurare le condizioni per riavviare il percorso di riduzione del rapporto tra debito pubblico e prodotto”.

Secondo Palazzo Koch, nei provvedimenti messi in campo al momento non sono però previste misure “in favore della generalità dei dipendenti a tempo determinato e, più generale, di chi non trovi un lavoro”. “Nel caso degli occupati a termine, va considerato tra l’altro che sebbene essi abbiano accesso ai trattamenti di integrazione salariale formalmente analoghi a quelli dei lavoratori a tempo indeterminato - osserva Bankitalia - i periodi di fruizione della Cig non prolungano la durata del rapporto di lavoro in scadenza. Considerato anche il temporaneo blocco dei licenziamenti disposto dal decreto, i lavoratori a termine avranno ridotte possibilità di rimanere occupati alla scadenza del contratto e dovranno ricorrere alla NASpI, che tuttavia garantisce trattamenti di durata ridotta a disoccupati con carriere discontinue. Un incremento temporaneo della durata dei trattamenti NASpI per chi rientri tra i suoi beneficiari a partire da una certa data sarebbe stato giustificato dalla riduzione della possibilità di ottenere un impiego” .

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