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Istituzioni, Chiesa e Terzo settore sfidano l’abbandono scolastico

Logo Avvenire Avvenire 14/05/2022 Antonio Averaimo
© Fornito da Avvenire

Ci sono tutti: governo, Regione, Comune, Chiesa e Terzo settore al tavolo in cui si firma, in un luogo simbolico come il carcere minorile di Nisida, il Patto educativo per la città metropolitana di Napoli. Nato dall’appello dell’arcivescovo Mimmo Battaglia alle istituzioni locali, riunite lo scorso dicembre nel duomo di Napoli, il progetto ha poi coinvolto la prefettura, il governo e l’associazionismo.

Sconfiggere l’abbandono scolastico – che in alcuni quartieri di Napoli tocca perfino il 50% –, primo alleato della devianza giovanile, della violenza e del disagio che dilaga fra i ragazzi, e dell’ingresso in giovane età nel sistema camorristico: questa la priorità del Patto che riunisce, oltre allo stesso Battaglia, il vescovo di Pozzuoli Gennaro Pascarella, il ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, la ministra dell’Interno Luciana Lamorgese, l’assessore regionale all’Istruzione Lucia Fortini, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, e il Terzo settore, rappresentato in particolare dalla fondazione "Con i Bambini", presieduta da Marco Rossi-Doria (che già finanzia con 60 milioni programmi scolastici) rispondono con il Patto educativo per Napoli.

Un progetto sposato dal governo che porterà un enorme stanziamento di fondi per le scuole della Campania (80 milioni, 250 per il resto del Sud), in particolare per quelle di Napoli (15 milioni) e della sua provincia (40 milioni). Non interventi a pioggia, però, ma progetti mirati a intervenire sulle realtà più in difficoltà.

La parola d’ordine del Patto educativo, ripetuta da tutti i protagonisti, è soprattutto "cooperazione" fra istituzioni, Terzo settore e cittadini. In uno scenario che esprimeva tutto il contrasto che c’è fra lo splendore del golfo di Napoli e della baia di Trentaremi, con la realtà del carcere minorile di Nisida, prende la parola l’arcivescovo Battaglia. «Oggi è una bella giornata per Napoli – esordisce –. Occorrono alcuni atteggiamenti fondamentali per portare avanti questo progetto: anzitutto, considerarci un "noi", capace di generare vita e speranza e alternativo alle logiche di morte della camorra. Bisogna poi abbandonare gli individualismi e i narcisismi che inquinano i cammini comunitari.

Nessuno si senta ospite nel Patto educativo per Napoli. Esso appartiene a tutti i figli di Napoli, in particolar modo ai più emarginati». Secondo il sindaco Manfredi, «la risposta all’abbandono scolastico deve partire dall’ordinarietà, ovvero da una scuola che sia finalmente ai livelli della media nazionale e da un tempo pieno pari a quello che c’è nel resto d’Italia. I nostri bambini devono avere gli stessi diritti di tutti gli altri bambini italiani».

La ministra Lamorgese, che nel gennaio scorso ha siglato in prefettura l’"Accordo per la promozione e l’attuazione di un sistema di sicurezza partecipata e integrata per lo sviluppo della città di Napoli", osserva che «per costruire una cultura della legalità bisogna partire proprio da una scuola capace di coinvolgere i ragazzi col tempo pieno. Senza dimenticare – dice, rivolgendosi all’arcivescovo Battaglia – l’apporto fondamentale di realtà come gli oratori». «Finalmente ci siamo – osserva il ministro Bianchi –. Ci abbiamo impiegato così tanto perché abbiamo lavorato tanto, ognuno per il suo ambito di competenza. E perché dovevamo trovare i fondi necessari a fronteggiare il problema. Non potevamo presentarci a Napoli se non con fatti concreti».

L’ultimo atto della giornata è l’inaugurazione dell’Osservatorio sulle risorse e sulle fragilità educative, che sorgerà proprio sull’isolotto di Nisida. È il primo atto formale del Patto educativo per Napoli, che dopo sette mesi di attesa da ieri è realtà.

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