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Javier Bardem: Per colpa di Escobar, Penelope mi ha spedito sul divano

Logo Amica Amica 16/04/2018 a cura della redazione

In carriera Javier Bardem (gallery) ha incrociato tante volte Pablo Escobar (i più recenti, quello della serie tv Netflix Narcos e quello del film Paradise Lost interpretato da Benicio Del Toro), ma adesso lo è diventato: nel senso che lo incarna in Escobar – Il fascino del male (nei cinema dal 19 aprile, dopo il passaggio al Festival di Venezia 2017). Al suo fianco, la moglie Penelope Cruz (gallery)

“La prima volta che mi hanno offerto questo ruolo”, racconta l’attore spagnolo “è stato nel 1989. All’epoca ne avevo solo sentito parlare vagamente e non ero granché interessato.

Javier Bardem e Penelope Cruz sul red carpet di 'Escobar' al Festival dio Venezia 2017. Foto LaPresse © Fornito da Amica Javier Bardem e Penelope Cruz sul red carpet di 'Escobar' al Festival dio Venezia 2017. Foto LaPresse

Javier Bardem e Penelope Cruz sul red carpet di ‘Escobar’ al Festival dio Venezia 2017. Foto LaPresse

Poi però ho iniziato a informarmi su di lui e ho pensato che fosse un personaggio davvero affascinante da portare sullo schermo. Da allora mi è stato offerto diverse altre volte: alcuni film sono tramontati, altri sono stati realizzati con altri attori.

Ero io a rifiutare: leggendo le sceneggiatura non trovavo mai una persona in carne e ossa, ma un’icona… Oppure un mostro privo di qualsiasi umanità. Io invece volevo ricordare a tutti che il super narcotrafficante Pablo Escobar era un essere umano come noi: proprio per questo era pericoloso e terrorizzante.

Finché un giorno è arrivato il regista Fernando Leon De Aranoa con l’adattamento delle memorie di Virginia Vallejo, la giornalista che per prima ha intervistato Escobar e che poi per anni è stata la sua amante, aiutandolo a diventare la voce dei più poveri in Colombia. E ho accettato di interpetarlo”.

escobar-poster © Fornito da Amica escobar-poster

Nel film, Pablo organizza una grande festa e tra gli invitati conosce Virginia (Penelope Cruz): la giornalista rimane presto folgorata dal carisma di questo uomo dalla pancia pronunciata, ma dallo sguardo e dai modi magnetici.

Il film è dunque il viaggio emotivo della donna, dall’innamoramento fino alla scoperta del criminale che in realtà era Escobar e alla conseguente denuncia alla DEA, l’agenzia antidroga americana. Virginia si salvò, ma trasferendosi e vivendo sotto scorta…

Perché sostiene che era necessario umanizzare Escobar?

Perché non è come interpretare il cattivo di Pirati dei Caraibi o il nemico di James Bond, come ho fatto in Skyfall. Lui è una persona reale: dovevamo spiegare e raccontare cosa l’aveva reso un tale mostro. A differenza che in tutti gli script precedenti, qui il personaggio era divertente ma aveva anche una certa gravitas: per questo ho anche deciso di produrre il film.

Il vero Pablo Escobar (1949/1993): tra gli Anni 80 e 90 è stato il re della cocaina. Foto Instagram © Fornito da Amica Il vero Pablo Escobar (1949/1993): tra gli Anni 80 e 90 è stato il re della cocaina. Foto Instagram

Il vero Pablo Escobar (1949/1993): tra gli Anni 80 e 90 è stato il re della cocaina. Foto Instagram

Il libro da cui il film è tratto si intitola Loving Pablo, Hating Escobar (Amando Pablo, odiando Escobar). Come mai nel titolo originale avete usato solo Loving Pablo?

Perché quando giravamo in Colombia un sacco di persone si lamentavano del fatto che altri film su Escobar lo rendevano un personaggio glamour, un’icona. Noi non volevamo farlo, e così abbiamo scelto quel titolo per mostrare cosa succede quando sei accecato dalla ricchezza, dal carisma di una persona del genere: il passo successivo è innamorarsene, come accadde a Virginia, o idolatrarlo e appoggiarlo.

Che è esattamente quello che è successo al popolo colombiano. Escobar era davvero un idolo nazionale. La sua gente l’ha appoggiato… per poi scoprire che è stato uno dei peggiori criminali della storia. Può accadere a chiunque, in qualsiasi Paese: volevamo rimarcare il pericolo nascosto dietro questo tipo di infatuazioni collettive per i leader, o i personaggi pubblici.

Dove ha trovato l’ispirazione per incarnare un personaggio già così tante volte rappresentato?

Sono sincero: ho pensato a un ippopotamo! Lui era un grande appassionato. Mi sono chiesto come mai, e alla fine ho capito che il motivo è che si identificava con questo animale che sembra innocente, ma è davvero crudele e pericoloso.

Una volta, in Kenya, ho visto alcuni esemplari nuotare nei loro escrementi: erano serafici, pacifici… Ma poi, quando impazziscono, iniziano a correre e ti fanno a pezzi. Ecco, così era Pablo Escobar: passivo, calmo, lento e divertente, ma in grado di trasformarsi in un attimo nella bestia più spietata.

Come è stato recitare una love story con Penelope, l’amore della sua vita?

Ci siamo chiesti subito come potevamo affrontare questa lacerante storia d’amore senza che la nostra ne venisse colpita. Poi ci siamo buttati in questo film ed è filato tutto liscio… finché abbiamo dovuto affrontare la scena, in prigione, in cui io divento molto minaccioso, una di quelle che vuoi recitare appena la leggi, ma poi un minuto prima di andare sul set te la fai sotto perché richiede uno sforzo emotivo pazzesco.

Dopo averla girata io mi sentivo bene, ma Penelope decisamente no. Tornati a casa non mi ha parlato per un po’. Le dicevo: “Guarda che sono Javier, non Pablo!”. Non c’è stato nulla da fare: mi ha fatto dormire sul divano.

Con la moglie Penelope Cruz in una scena del film © Fornito da Amica Con la moglie Penelope Cruz in una scena del film

Con la moglie Penelope Cruz in una scena del film

Chi la ispira, come artista?

Mia madre mi ha influenzato tantissimo. È un’attrice e un giorno mi disse: “Se vuoi fare questo lavoro, fallo con serietà perché Bardem è un cognome importante: i nostri bisnonni erano attori in un periodo in cui in Spagna chi recitava veniva seppellito in terra sconsacrata, perché erano considerati alla stregua di omosessuali e prostitute”.

Ecco perché cerco di meritarmi questo cognome film dopo film. È il peso della responsabilità che mi ha passato mia madre… L’altra persona ad avermi influenzato è statoAl Pacino: più lo incontro e più lo amo, è un uomo veramente generoso.

Lo dico sempre: io non credo in Dio, ma in Al Pacino!

DI MARCO CONSOLI

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