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La memoria corta di Macron

Logo HuffPost HuffPost 13/06/2018 Claudio Paudice
© AFP/Getty Images

La lingua lunga e la memoria corta del presidente francese Emmanuel Macron hanno aperto una crisi diplomatica tra Francia e Italia sui migranti. E hanno al tempo stesso svelato tutta l'ipocrisia che si cela in Europa dietro quella solidarietà tanto predicata a parole dai membri dell'Ue ma che nella pratica assume le sembianze del volto duro della fermezza privo di sussulti d'umanità. La decisione del Governo Conte di chiudere i porti alla nave Aquarius di Sos Mediterranée con a bordo 629 migranti ha provocato la dura reazione di Parigi che, prima attraverso il portavoce del partito di maggioranza francese ha definito "vomitevole" la posizione di Roma; e poi, attraverso il portavoce del governo Benjamin Griveaux, ha accusato l'Italia di "cinismo e irresponsabilità".

La Francia, com'è noto, si è macchiata negli ultimi anni di politiche d'accoglienza (sic) finite all'indice di tutte le associazioni umanitarie francesi e internazionali. Il Governo Macron non si è distinto dal suo predecessore guidato da Francois Hollande e anzi ha incrementato le misure restrittive nei confronti dei migranti che cercavano di arrivare in territorio francese passando dall'Italia. D'altronde la linea dell'enfant prodige è sempre stata improntata alla ferma distinzione tra migranti economici, che sono la larga parte, e richiedenti asilo; chiudendo ai primi e aprendo ai secondi. Il piano Asilo e Immigrazione approvato dall'Assemblea Nazionale ad aprile scorso, molto contestato da Amnesty International, ha nei fatti prodotto un giro di vite nei confronti degli ingressi, nonostante il numero di espulsioni da parte della polizia francese già alto, arrivando a punire anche il "delitto di solidarietà" commesso da chi aiuta i migranti.

A Ventimiglia lo sanno bene. Dal giugno del 2015 il confine è stato interessato da un notevole aumento di riammissioni. La polizia frontaliera rimpatria tutti i migranti che non hanno titolo a restare sul suolo francese. E la Gendarmerie Nationale non usa certo i guanti per rispedire in Italia chi in Francia non potrebbe entrare. Molti migranti hanno denunciato violenze e vessazioni da parte degli agenti transalpini, per nulla restii a mostrare agli africani les bonnes manières francesi. Le immagini di una donna incinta di colore trascinata giù a forza da un treno che portava a Mentone il 16 febbraio scorso hanno fatto il giro del mondo. Il ministro dell'Interno Gerard Collomb è d'altronde fautore della linea dura e, come hanno riportato ripetutamente organi di stampa, ha chiesto alla polizia "risultati" concreti. Il risultato concreto è stato che nel comune imperiese la situazione è diventata esplosiva e ha visto nel tempo anche proteste eclatanti di decine di persone che ricacciate in Italia, si tuffavano in mare per raggiungere la costa francese a nuoto.

La polizia francese ha trascinato giù da un treno una donna incinta e la sua famiglia

Nel 2016 secondo la polizia di frontiera i respingimenti verso il suolo italiano sono stati 37mila, l'anno scorso sono cresciuti fino a circa 45mila. Sono stati calcolati, in media, circa millle espulsioni alla settimana, il 27 giugno dell'anno scorso 200 in un giorno solo. Il 22 aprile scorso, per la prima volta, il Tribunale di Nizza ha condannato l'espulsione di un minorenne di origine africana in barba a ogni norma o principio umanitario e a tutela dei diritti dell'infanzia. La legge prevede che i minori non accompagnati vengano affidati ai servizi sociali, ma un rapporto dell'Autorità di controllo generale dei luoghi di privazione della libertà (CGLPL) che ha fatto ispezione a sorpresa nel centro di Mentone ha evidenziato che ciò è avvenuto solo nello 0,3% dei casi.

Come ha calcolato il prefetto di Nizza Leclerc a dicembre 2017, il tasso di riammissioni verso la Liguria di migranti che non avevano titolo a entrare sul suolo francese è stato del 98% circa: "Noi li respingiamo in Italia", ha dichiarato con nonchalance. Non proprio, quindi, lezioni di umanità da parte di Parigi.

La vicenda dell'Aquarius, peraltro, ha fatto emergere anche le divisioni interne al Paese. Il presidente dell'Assemblea della Corsica, l'indipendentista Jean-Guy Talamoni, aveva proposto di fornire all'Aquarius l'accoglienza di uno dei suoi porti. Ma il sottosegretario francese agli Affari europei Lemoyne li ha subito messi a tacere: "La legge internazionale dice che devono dirigersi verso il porto più sicuro e più vicino, e la Corsica non è né più vicina né più sicura, data la posizione della nave, è tra l'Italia e Malta". Insomma, la Francia è indisponibile, a differenza della Spagna. A corredo possono tornare utili le parole del deputato repubblicano (non del Front National) Eric Ciotti: "Vogliamo che Nizza diventi Lampedusa? Nessuna nave arrivi nei nostri porti, l'Aquarius ritorni in Libia".

La linea di Parigi (e fino a ieri anche di Madrid) è stata sempre quella dei "porti chiusi". Lo si capì l'anno scorso subito dopo il vertice di luglio tra i ministri dell'Interno di Italia, Francia e Germania. Se a parole era stata sventolata "una accelerazione" nelle politiche comuni per fronteggiare l'emergenza immigrazione, diverse fonti dei governi nazionali avevano ammesso off the records che i porti erano chiusi e tali restavano. Illuminanti le parole del vicesindaco di Marsiglia Dominique Tian: "No all'apertura del nostro porto alle navi umanitarie che soccorrono i migranti nel Mediterraneo, se ogni settimana facessimo entrare navi con centinaia se non migliaia di migranti saremmo nell'incapacità totale di alloggiare queste persone. Perché una volta sbarcate, queste persone bisogna alloggiarle".

Il caso diplomatico a colpi di insulti tra Roma e Parigi segue di poco quello scoppiato a marzo scorso dopo l'irruzione senza permesso della polizia parigina in un centro d'accoglienza italiano a Bardonecchia: la Gendarmerie è entrata scortando un migrante prelevato da un treno e costringendolo a sottoporsi a un esame delle urine. Tutto questo mentre gli agenti su suolo italiano intimavano ai volontari della ong Rainbow4Africa di attenersi alle loro disposizioni. Poche settimane prima una migrante nigeriana è morta all'ospedale Sant'Anna di Torino dopo aver partorito: quando era incinta di poche settimane, e già affetta da un linfoma, era stata respinta dalla Francia, sempre a Bardonecchia.

Una lunga serie di comportamenti, per nulla isolati ma frutto di una determinata politica di respingimenti portata avanti calpestando norme e principi internazionali. Qualcuno potrebbe forse essere tratto in inganno e pensare che l'Eliseo sia finito nelle mani del partito xenofobo di Marine Le Pen. E invece a guidare la Francia è il "sincero democratico" Emmanuel Macron.

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