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La vera ragione per cui sei ancora single? Forse sei tu

Logo HuffPost HuffPost 09/11/2019 Adalgisa Marrocco
Couple © Fornito da HuffingtonPost Italia s.r.l. Couple

Sei single da anni e da anni ti fai domande sull’altro e sul fato. Sei arrivato perfino a pensare che il Dio dell’amore non esista, se non sotto forma di ragazzino bruttarello nel cartone animato Pollon. Ma, sii sincero, tendi a preoccuparti molto del fatto che il partner non sia convinto della relazione? O, invece, ti disturba pensare di legarti ad un’altra persona e ti innervosisci quando una relazione si fa seria? Ecco: allora il problema sei tu (o meglio, è tuo), si chiama “stile di attaccamento” e viene da lontano.

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I legami che viviamo durante l’infanzia, infatti, influenzano le relazioni che avremo da adulti: lo sostiene la “Teoria dell’Attaccamento”, elaborata dallo psicologo John Bowlby nel 1958. Il ricercatore affermò che ognuno di noi ha una naturale propensione a creare legami fin dalla nascita e che ogni bambino sperimenta un diverso tipo di attaccamento in base alla relazione che ha con i genitori o con le altre figure di riferimento della sua infanzia. Non tutte le tipologie di attaccamento sono però funzionali all’instaurarsi e al mantenimento di un legame stabile in età adulta quindi, per trovare la giusta misura, bisogna anzitutto capire qual è il ruolo che si assume all’interno delle relazioni.

A fornire una bussola amorosa giungono Amir Levine, psichiatra e neuroscienziato, e Rachel Heller, psicologa presso la Columbia University. Partendo dalle teorie di Bowlby, nel loro Attached. The New Science of Adult Attachment and How it Can Help You Find, and Keep, Love (Penguin, 2010) gli scienziati, hanno studiato lo “stile di attaccamento” e hanno individuato tre profili: “ansioso”, “sfuggente” e “sicuro”.

L’ansioso ha scarsa fiducia in se stesso e nella relazione, tende a dubitare dell’amore del partner. Lo sfuggente vede il legame di coppia come una sorta di minaccia per la propria indipendenza e pone una distanza tra sé e l’altro. Il sicuro, invece, non ha particolari timori e vive il rapporto di coppia con serenità. Ognuno è fatto a suo modo e vive in maniera diversa le relazioni (o la loro assenza): l’importante è esserne consapevoli. D’altronde, perfino le stelle del mondo dello spettacolo non sfuggono alla “Teoria dell’Attaccamento”.

L’attrice Charlize Theron, per esempio, ha dichiarato di non avere una relazione degna di questo nome da circa dieci anni e di non sentirne la mancanza: “Meglio single che costretta a rendermi insignificante per far sentire a proprio agio un uomo”. Chissà che la bella Charlize appartenga alla tipologia “sfuggente”.

“Ansioso”, invece, sembrerebbe essere lo “stile di attaccamento” di Angelina Jolie, single convinta dopo la rottura con Brad Pitt. Fonti vicine all’ex coppia rivelano che, durante il matrimonio, l’attrice si mostrasse spesso gelosa e insicura. Nel 2015, temendo che Pitt potesse prendersi una sbandata per la collega Sienna Miller, gli vietò di andare in Irlanda, dove erano in corso le riprese di The Lost City of Z, pellicola di cui il divo era produttore e la Miller protagonista. “La gelosia stava facendo impazzire Angelina”, aveva rivelato un insider a InTouch

Nessuno è immune, ma mai arrendersi: per migliorare la propria vita relazionale è innanzitutto necessario comprendere a quale categoria si appartiene. Dopo il primo step, si deve cercare di comprendere se le esigenze del partner collimino con le nostre con domande mirate. ”È come quando si cerca lavoro. Bisogna capire se le caratteristiche sono adatte al nostro profilo”, dicono gli esperti. 

E, se anche ci fosse diversità, non bisogna demordere: cambiare si può. “Non è impossibile che un individuo modifichi il proprio ‘stile di attaccamento’. Ma in genere i tempi non coincidono con quelli sperati. In media, una persona su quattro lo fa in un periodo di quattro anni”, sottolineano Levine e Heller.

Affinché il cambiamento avvenga, spiegano gli autori di Attached, c’è bisogno del giusto incastro: il “sicuro” ha più possibilità di influenzare un partner “ansioso”, mentre è meno probabile che un “ansioso” possa contribuire a cambiare lo stile di uno “sfuggente” e viceversa. Acquisendo consapevolezza di sé e dell’altro, ognuno può trovare la propria “metà della mela”. Dunque, cari single incalliti, non scoraggiatevi.

“A trentacinque anni ero quasi rassegnata all’idea di restare zitella, quando ho incontrato il grande amore, un marito e padre meraviglioso”, ha detto la bellissima Amal Clooney, parlando del consorte George e strizzando l’occhio a quelli che non credono più in Cupido.

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