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"Nadia Toffa ha avuto un tipo di tumore per il quale la ricerca sta lavorando molto"

Logo HuffPost HuffPost 13/08/2019 HuffPost
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“Nadia Toffa ha avuto un tipo di tumore per il quale la ricerca sta lavorando molto a livello internazionale, ma anche in Italia”. Lo afferma Stefania Gori, presidente degli oncologi dell’Aiom, l’Associazione italiana di oncologia medica, interpellata dall’Agi sulla malattia della storica conduttrice delle Iene, deceduta a 40 anni dopo una lunga battaglia contro il cancro.

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“Su alcune forme tumorali dobbiamo acquisire ancora maggiori conoscenze - ammette l’oncologa - ma anche per queste la ricerca sta avendo notevoli progressi. In generale la ricerca oncologica ha fatto molti passi avanti - osserva Gori - il 60% dei pazienti con una diagnosi di tumore ha una sopravvivenza di 5 anni, e per il carcinoma alla mammella e alla prostata la percentuale di sopravvivenza sfiora il 90%”.

Il cammino è ancora lungo ma oggi, proprio grazie alla ricerca, si comincia a parlare di guarigione, “un concetto che fino a due anni fa non si prendeva in considerazione”.

“C’è un esercito di persone - sottolinea la presidente dell’Aiom - che hanno avuto un tumore e che oggi sono vive in Italia e sono oltre 3 milioni e 400mila”. 

Ma quand’è che ci si può considerare guariti? “Una certa quota di pazienti - spiega Gori - può essere considerata guarita perché ha raggiunto, dopo un numero di anni dalla diagnosi che è diverso a seconda della neoplasia dalle quale era affetto, la stessa aspettativa di vita di una persona della stessa età e dello stesso sesso che non ha mai avuto un tumore”.

“Il messaggio più forte che è arrivato da Nadia Toffa è che non si è nascosta dietro la malattia, ha vissuto e convissuto con essa. E’ stata una Iena fino in fondo, la stessa determinazione che aveva nella sua professione l’ha avuta per combattere la malattia”. 

Lo ha dichiarato all’Agi Fabrizio Nicolis, presidente Fondazione Aiom (Associazione italiana di oncologia medica), facendo riferimento al messaggio positivo che la conduttrice delle Iene ha lanciato durante la sua lotta al cancro. “Lei diceva spesso - ha aggiunto Nicolis - che voleva guardare la malattia negli occhi. E lo ha fatto. Ha avuto sempre un atteggiamento molto positivo e tale da aiutare e spronare i pazienti che si trovano a vivere la sua stessa esperienza”.

Il presidente della Fondazione Aiom ha ricordato che alcune volte le Iene avevano fatto dei servizi discutibili e che Nadia Toffa ad un certo punto “si era ricreduta su quella modalità di fare giornalismo, ribadendo più volte che era necessario affidarsi ad un percorso scientifico adeguato”. Per Nicolis, visto l’epilogo della vicenda di Nadia, è importante che nessuno possa pensare che “la malattia vince sempre. Non si tratta di una guerra o di una battaglia, ma di una sfida continua che gli oncologi per primi stanno portando avanti giorno dopo giorno”.

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