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Prof esplode colpo di pistola per sbaglio. Studente ferito al collo

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 14/03/2018 Redazione Scuola

Uno studente di una scuola superiore californiana è rimasto ferito da un colpo di pistola partito accidentalmente dalla pistola di un insegnante. L’incidente, occorso ieri alla Seaside High School di San City (CA), non poteva non rimbalzare sui media americani in questi giorni in cui è ancora molto viva la polemica scatenata dalla proposta del presidente Donald Trump di armare i prof. Secondo quanto ricostruito dai media locali il docente di matematica Dennis Alexander, che è un riservista della polizia e tiene lezioni di pubblica sicurezza a scuola, stava facendo una dimostrazione in classe. Ma invece di usare la consueta pistola giocattolo come si fa in questi casi, inspiegabilmente, anche per il capo della polizia locale Abdul Pridgen intervistato da giornali e tv, ha esploso per errore un colpo dalla sua arma da fuoco contro il soffitto. Il proiettile non ha raggiunto nessuno ma dei frammenti d’intonaco hanno ferito uno studente 17enne al collo. Il giovane è stato ricoverato in ospedale: non è in pericolo di vita. Il sovrintendente PK Diffenbaugh ha dichiarato alla stampa che «chiaramente non sono stati rispettati i protocolli. Com’è possibile che un insegnante punti un’arma carica contro il soffitto davanti agli occhi degli studenti?». Il professore Alexander si è scusato per l’accaduto ma intanto è stato sospeso da scuola.

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Gli «student walkouts»

Proprio oggi, a un mese dalla strage di Parkland, migliaia gli studenti provenienti da più di tremila scuole hanno deciso di saltare le lezioni per marciare in tutti gli Stati Uniti, dalla Florida a New York, e chiedere a gran voce leggi più restrittive in materia di vendita d’armi. Lo chiamano il «walkout»: i ragazzi escono dalle classi e restano fuori per almeno 17 minuti, un minuto per ogni vittima della strage di Parkland. A Washington alcune centinaia di studenti si sono riuniti fuori dalla Casa Bianca, gridando: «Cosa vogliamo? Un maggior controllo delle armi. Quando? Ora! Vogliamo un cambiamento». Per tutta risposta la Nra, potentissima lobby delle armi, ha fatto un tweet in cui sfidando apertamente gli studenti e i politici che hanno manifestato con loro - in prima fila, la leader democratica alla Camera Nancy Pelosi, ha ribadito: «Controllerò io le mie armi, grazie!». Molte altre scolaresche hanno marciato fino a Capitol Hill, dove ieri sono state poggiate 7 mila paia di scarpe: tante quanti i bambini uccisi dalle armi da fuoco dalla strage nella scuola di Sandy Hook, in Connecticut, nel 2012, fino a oggi. Una grossa manifestazione si è svolta anche a New York. Qui gli studenti, raggiunti anche dal governatore dello Stato Andrew Cuomo, hanno avvisato i politici locali di essere prossimi a raggiungere l’età per votare e tenere fuori dagli uffici quei rappresentanti che non si sono impegnati a votare leggi più ferree in materia di armi. Non tutte le amministrazioni scolastiche hanno approvato queste manifestazioni. Alcuni distretti, ad esempio in Ohio, in Georgia, ma anche in Texas, hanno minacciato di prendere provvedimenti nei confronti di tutti gli studenti che avrebbero aderito alla giornata di marcia.  

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