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Riscatto della laurea agevolato, in tre mesi oltre 10mila richieste: ma conviene solo a chi ha concluso gli studi prima del 1995

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Stanno toccando livelli record le richieste di riscatto della laurea. Sono 21mila le domande pervenute all’Inps da marzo, ovvero da quando il governo ha introdotto la possibilità di riscatto agevolato, fino a maggio: circa la metà (10.139) sono quelle che - stando alle nuove regole - permettono di accedere a un riscatto low cost.

Per fare un confronto con l’anno precedente, nel 2018 sono arrivate in media 2320 richieste di riscatto al mese (1740 da lavoratori privati, 580 da dipendenti pubblici). Quest’anno ne sono arrivate 6mila a marzo, 7mila ad aprile, 8mila a maggio.

L'Inps ha annunciato la possibilità del riscatto solo in tempi recenti (Ansa)

La domanda che tutti si stanno ponendo è: conviene davvero richiedere il riscatto degli anni passati all’università a fini pensionistici? Ha provato a rispondere il Sole 24Ore

I requisiti necessari per fare richiesta sono essenzialmente due, come riporta il quotidiano economico:

Il lavoratore deve avere almeno un contributo versato nella gestione Inps dove intende riscattare e il corso di studi deve collocarsi nei periodi di competenza del metodo contributivo. Traduzione: ai sensi della legge Dini, il metodo contributivo inizia a essere operativo dall’inizio del 1996.

Questo significa che chi ha studiato dopo il 1995 potrà chiedere di pagare il proprio riscatto degli anni di studio all’università alla cifra bloccata di 5.240 euro per ogni anno di studio: per una laurea di quattro anni si dovranno sborsare 20.920 euro, per una di cinque anni 26.200. La cifra annua è valida solo per il 2019: dal prossimo anno sarà adeguata, con una lieve previsione di crescita, secondo il minimale retributivo della Gestione di Artigiani e Commercianti.

Il Sole 24Ore si chiede anche a chi conviene e a chi non conviene il riscatto agevolato:

Sicuramente non conviene a chi ha contributi solo dopo il 1995. Infatti, la legge Fornero, a questa particolare platea, consente di accedere alla pensione anticipata maturando un’età anagrafica a oggi pari a 64 anni, con 20 anni di contributi effettivi e a condizione che la pensione sia pari, a oggi, a circa 1.285 euro lordi al mese.

I criteri proposti dal governo quindi avvantaggiano solo i laureati prima del 1995, ovvero prima dell’introduzione del sistema contributivo. Se prendiamo l’esempio di un lavoratore nato nel 1981, che ha conseguito nel 2003 una laurea quadriennale, per lei il riscatto non comporterà un grande anticipo nel raggiungimento della pensione.

Infatti, se per il nostro lavoratore la pensione di vecchiaia arriverà solo dopo il 2050. Se ipotizziamo che la pensione anticipata ordinaria (tutta basata sui contributi) arrivi a richiedere 44 anni di lavoro, anche riscattando 4 anni di studi universitari a prezzi agevolati, la finestra pensionistica non si aprirebbe per lui prima del 2048. Senza considerare che il riscatto agevolato, collocandosi nel metodo contributivo, a fronte di un onere pagato in misura ridotta, incrementa la pensione proporzionalmente molto meno di chi ha la possibilità di un riscatto col metodo retributivo.

Il che rende poco conveniente regalare il riscatto agevolato a figli e nipoti, scrive il Sole:

Se la domanda diventa: “che riscatto mi conviene regalare ai miei figli?”, conviene piuttosto concentrarsi anche su altre fonti di risparmio previdenziale: un fondo di previdenza complementare garantisce una soglia di deducibilità fiscale, anno per anno, superiore a 5.100 euro, rendimenti superiori a quelli dei contributi delle Gestioni Inps e, soprattutto, una tassazione senza paragoni.

Questo perché le pensioni del primo pilastro scontano l’Irpef ordinaria (ovvero dal 23 al 43 per cento di prelievo, a cui aggiungere le addizionali), mentre le prestazioni erogate sotto forma di rendita o capitale accumulate dal 2007 in poi consentono di subire una tassazione tra il 9 e il 15 per cento, a seconda della durata della contribuzione.

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