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Sterlina da record. Ecco perché ora torna ad essere “bene rifugio”

Logo Il Sole 24 Ore Il Sole 24 Ore 5 giorni fa Vito Lops

In una settimana molto “calda” per il mercato valutario (lira turca e rublo sono saliti sulle montagne russe in scia alle tensioni in Siria) la sterlina si è messa in luce ed è uscita decisamente rafforzata. La divisa britannica ha guadagnato l’1,5% sul dollaro (sterlina/dollaro verso 1,43) e l’1% sull’euro (sterlina/euro a quota 1,155) riportando le lancette decisamente indietro nel tempo. Nel cross con il dollaro la moneta britannica è tornata sui livelli di due anni fa. Rispetto all’euro siamo sui valori di maggio 2017. Un anno fa.

A questo punto nei confronti del biglietto verde i livelli pre-Brexit (allora era a 1,488) non sono molto lontani (resta da recuperare il 4%) mentre sull’euro (allora era a 1,3) il gap è dell’11%. Tuttavia rispetto ai minimi recenti la sterlina ha guadagnato il 18% sul dollaro (il 16 gennaio 2017 era scesa 1,2) e il 7% sull’euro (ad agosto 2017 era scesa a 1,08).

In ogni caso è evidente che l’ecatombe per la divisa britannica profetizzato da molti dopo il referendum di giugno 2016 che ha aperto la strada alla scissione tra il Regno Unito e l’Unione europea, non c’è stata.

Nell’ultima settimana addirittura lo standing della sterlina si è elevato a “bene rifugio”. Un asset verso cui molti gestori hanno cercato riparo alla luce delle incertezze geopolitiche. La sterlina, spiegano alcuni analisti a Bloomberg, sembra riguadagnare lo status di valuta rifugio con gli investitori che prendono le distanze da dollaro ed euro per i timori di una guerra dei dazi.

Ma c’è un’altra ragione e riguarda la divergenza delle rispettive politiche monetarie. Mentre la Bce sta temporeggiando sulla prossima stretta i mercati si aspettano che nei prossimi mesi (forse già il 10 maggio) la Bank of England alzerà i tassi di interesse.

A febbraio l’inflazione tendenziale è scesa dal 3% al 2,7% ma resta comunque piuttosto alta. Ed è per questo che dalle parti della BoE si riflette su un nuovo aumento dei tassi. Sarebbe la seconda stretta in pochi mesi (la prima è arrivata lo scorso autunno).

Dazi (con ripercussioni su euro e dollaro), decoupling (ovvero la divergenza delle politiche monetarie) ma non solo. «Dietro il recente rialzo della sterlina ci sono anche migliori aspettative dei mercati sugli effetti della Brexit - spiega Vincenzo Longo, strategist di Ig -. Malgrando l’economia sia in difficoltà».

Sotto pressione per l'avvicinarsi dello scadere delle negoziazioni sulla Brexit, la cui deadline è stata mantenuta a dicembre 2020, e a causa delle contrattazioni senza sosta relativamente alla struttura del futuro accordo nonché della ipotetica creazione di un confine con l'Irlanda, l'economia britannica ha iniziato a mostrare qualche segnale di cedimento nel primo trimestre del 2018.

«I numeri mensili della produzione industriale e manifatturiera sono crollati (+0,10% e -0,20%) sotto le attese - spiegano Peter Rosenstreich e Vincent-Frederic Mivelaz di Swissquote -. Se poi consideriamo anche il deficit commerciale di 965 milioni di sterline (l'attivo precedente era di 2,95 miliardi) dovuto essenzialmente al calo delle importazioni causate dalle tempeste di neve di febbraio, le probabilità di vedere un'ulteriore stretta monetaria dopo il 10 maggio sono in diminuzione. I dati sull'inflazione di marzo attesi per la prossima settimana dovrebbero fornire un quadro più completo sulla tenuta dei prezzi al consumo così come previsti dalla Bank of England (2,4%)».

La regina Elisabetta con David Attenborough nel 2012 (Reuters) © Copyright Il Sole 24 Ore La regina Elisabetta con David Attenborough nel 2012 (Reuters)

Nell’ultimo quarto del 2017 il Pil è cresciuto dell’1,4% su base annua, in calo rispetto alle attese dell’1,8%. Si tratta della crescita più debole dal secondo trimestre del 2012. Malgrado ciò gli investitori non hanno timori e sono tornati a comprare la moneta della Regina. Trattandola come un porto sicuro per la liquidità.

twitter.com/vitolops

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