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Un buco nero è la sorgente dei neutrini cosmici, i fantasmi dell’universo

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 12/07/2018 Redazione Online

Si apre una nuova era della ricerca spaziale. Per la prima volta è stata individuata l’origine dei neutrini cosmici, i fantasmi dell’universo. Si tratta di un blazar, ossia una galassia con al centro un enorme buco nero che si trova nella costellazione di Orione. Quindi al di fuori della Via Lattea. I nuovi messaggeri dell’astronomia con luce e onde gravitazionali sono stati visti in Antartide dall’esperimento IceCube, che ha allertato il telescopio Fermi della Nasa e altri 15 esperimenti tutti hanno visto il blazar. Alla scoperta, annunciata in Usa, l’Italia partecipa con la sua Agenzia Spaziale (Asi), Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn) e Istituto Nazionale di Astrofisica (Inaf) e molte università.

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I risultati, pubblicati sulla rivista Science, servono a risolvere un mistero molto vecchio: l’origine dei raggi cosmici chiamati anche «fantasmi dell’universo». I neutrini sono particelle elementari che difficilmente interagiscono con il mondo circostante. Sebbene siano difficili da rilevare, sono importanti messaggeri cosmici perché portano informazioni uniche sulle aree da cui vengono prodotti. Il più grande rilevatore specializzato nella caccia a queste elusive particelle è IceCube, che si trova al Polo Sud. Questo strumento è in grado di rilevare circa 200 neutrini al giorno, nonostante la maggior parte di essi abbia bassa energia e siano prodotti da raggi cosmici che interagiscono con l’atmosfera terrestre.

«Questo è un risultato si estrema importanza perché innanzitutto conferma la straordinaria potenza di indagine dell’astronomia multimessaggero. Il fatto poi che, in questo caso, sia stato un neutrino a innescare la scoperta conferma il ruolo chiave che questa sfuggente e ancora poco conosciuta particella può giocare nella nostra comprensione dell’universo e, quindi, quanto è fondamentale riuscire a conoscerne a fondo la natura». E’ la dichiarazione in un comunicato di Fernando Ferroni, presidente dell’Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare)

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