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Usa, Trump minaccia dazi a Francia e Italia contro la digital tax

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 03/12/2019 Giuseppe Sarcina, corrispondente da Washington

I dazi americani puntano verso l’Europa. Secondo il Washington Post l’amministrazione Trump sarebbe pronta a imporre prelievi alle dogane fino al 100% sulle importazioni francesi, per un controvalore di 2,4 miliardi di dollari. La misura è proposta da Robert Lightizer, il rappresentante per il commercio della Casa Bianca, fautore di una linea oltranzista nella difesa dell’«AmericaFirst». Il provvedimento dovrebbe arrivare alla firma del presidente nei prossimi giorni, probabilmente al suo ritorno dal vertice Nato che inizia martedì 3 dicembre a Londra.

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È la risposta alla Web tax, la tassa sui big di Internet (da Google ad Amazon), introdotta lo scorso luglio dal governo di Parigi, con validità retroattiva per tutto il 2019. Il prelievo, pari al 3%, si applica sulle società che hanno ricavi globali pari almeno a 750 milioni di euro, di cui almeno 25 milioni generati in Francia.

© Fornito da Corriere della Sera

Ma la rappresaglia americana è un avviso pesante anche per l’Italia. Nelle scorse settimane il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri ha confermato che la web tax prevista nella legge di bilancio di quest’anno, entrerà in vigore a partire dal 1 gennaio 2020. Le soglie sono le stesse di quelle previste dai francesi: imposta del 3% su aziende con fatturato globale di almeno 750 milioni di euro. L’ambito di applicazione dovrebbe toccare i servizi digitali venduti da multinazionali come Google, Facebook, Amazon alle imprese italiane che dovranno trattenere il prelievo del 3% sulle fatture e poi girarlo al fisco, dopo almeno 3 mila transazioni.

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Per il momento i dazi americani potrebbero colpire le merci francesi, come i formaggi, lo champagne, lo yogurt e il make up per il trucco. La nuova ondata arriva dopo la decisione del 17 ottobre scorso, quando Washington ha introdotto tariffe sull’import di beni europei per un controvalore di 7,5 miliardi di dollari, a titolo di risarcimento, come stabilito dall’Organizzazione mondiale del commercio, per i fondi pubblici ad Airbus. Un pacchetto diviso in due parti: 4 miliardi di dollari circa a carico dell’industria aeronautica dei quattro Paesi che fanno parte del consorzio Airbus: Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna. Gli altri 3,5 miliardi come penalità per gli altri Paesi. Il conto per l’Italia è pari a circa 450 milioni di dollari e tocca soprattutto le eccellenze dell’agroindustria, come il Parmigiano Reggiano. 

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