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Berlusconi sente la svolta: Di Battista ci ha aiutati...

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 16/04/2018

ROMA

L’urlo di Letta farà presa su Berlusconi, che di lì a poco si renderà protagonista dello show al Colle, spazzando via l’ultimo alibi dietro cui i «vincitori» avevano fino ad allora celato il nodo irrisolto della loro trattativa: chi tra i due avrebbe fatto il premier? Da giorni la mediazione che aveva impegnato i rispettivi sherpa si era incagliata su questo punto. Da giorni — mentre nel Palazzo si discuteva sull’imminente ufficializzazione del patto — sia i dirigenti di Salvini sia gli uomini più vicini a Di Maio riconoscevano a mezza voce che «di questo passo Mattarella ci presenterà il conto con un governo del presidente. E a quel punto faremo difficoltà a sottrarci».

Con la sua mossa Berlusconi ha fatto cadere il velo, evidenziando però i suoi limiti: gli restava un potere di interdizione e l’ha usato. Teoricamente Salvini avrebbe potuto non tenerne conto, ma si sarebbe presentato al patto con Di Maio solo in qualità di capo della Lega, e avrebbe dovuto lasciare Palazzo Chigi a M5S. Una soluzione non praticabile per chi mira ad annettersi l’intera coalizione. Ma i tempi del suo progetto non coincidono con i tempi della crisi di governo. Perciò il leader leghista deve far buon viso a cattivo gioco dinnanzi alle manovre del Cavaliere, che al Quirinale ha persino letto a Mattarella un documento molto duro contro i grillini, allergici — a suo giudizio — ai più elementari principi di una democrazia parlamentare.

Il capo dello Stato ha annotato la contrarietà di Berlusconi a un accordo con i 5 Stelle, «ed è stato Di Battista ad aiutarci», ha commentato dopo il Cavaliere: «Lui ha attaccato me, ma il suo vero bersaglio era Di Maio». Così dall’altro ieri ha alzato i toni. Nei suoi piani, una prima opzione è un governo di centrodestra che conquisti consensi in Parlamento: «Nei gruppi misti di Camera e Senato sono in tanti a sapere che, se si tornasse al voto, non sarebbero rieletti». A questo sta lavorando Letta. Qualora Salvini ponesse il veto, si arriverebbe al tentativo del capo dello Stato che coinvolgerebbe anche il Pd.

È il vero obiettivo di Berlusconi, lo sanno i suoi alleati. A una riunione di Fratelli d’Italia sono state analizzate in proiezione le mosse del Cavaliere: il suo schema prevederebbe un esecutivo istituzionale, un rapporto sempre più stretto con l’ala renziana del Pd e — «a mali estremi» — un’alleanza organica che porterebbe alla nascita di un partito della Nazione.

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Una simile deriva però passerebbe da una spaccatura di Forza Italia, sarebbe la sua fine. In ogni caso, per tentare in extremis un accordo con i grillini, la Meloni immagina un «antidoto»: il varo di una federazione del centrodestra, che farebbe diluire la presenza berlusconiana in un contenitore più ampio, e sarebbe magari più potabile per i 5 Stelle. Ma a parte il nodo irrisolto della premiership, Berlusconi ritiene che — dopo l’affondo di Di Battista «anche contro Salvini» — i grillini «non potranno più tornare indietro. E se si precipitasse verso il voto, la responsabilità ricadrebbe su di loro». La strada è ancora lunga. E c’è sempre una carta da giocare: quella del leghista Giorgetti. Il Cavaliere gioca sulla difensiva, altro non può fare.

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