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Bersani, ultimo appello a Renzi: «Fermatevi, non stravolgiamo il Pd per le velleità di una persona sola»

Logo Corriere della Sera Corriere della Sera 16/02/2017 Monica Guerzoni

«Fermatevi! Non stravolgiamo il Pd per le velleità di una persona sola». A un centimetro dallo strappo irreparabile Pier Luigi Bersani fa un ultimo, estremo tentativo di mediazione. Con una lettera all’ Huffington post l’ex segretario si appella a Matteo Renzi e a tutti i dirigenti perché fermino in tempo le macchine della scissione e prova a fugare il sospetto di voler rompere l’unità del Pd solo per ragioni di calendario: «Questioni di lana caprina, bizantinismi? Non scherziamo, le ragioni vere sono due». La prima: col ripiegamento della globalizzazione emerge una nuova destra «sovranista, identitaria e protezionista». Una destra alimentata dalle disuguaglianze, dalla disoccupazione e dall’immigrazione, la cui crescita ha innescato una «possibile regressione», alla quale il Pd risponde con «proposte di vent’anni fa». Ecco perché il Pd ha bisogno di un congresso vero, dove non si parli solo di leadership ma di idee: «Una discussione sincera può essere la nostra occasione, forse l’ultima».

«Renzi ha scordato l’Ulivo»

© Fornito da Corriere della Sera

La seconda questione che ha innescato la miccia della scissione è che il Pd di Renzi «ha smarrito - secondo Bersani - buona parte del suo progetto originario, che era fondato su una ispirazione ulivista e popolare». Una idea che si è nel tempo «rinsecchita, come se il campo largo del centrosinistra si riassumesse nel Pd e il Pd si riassumesse nel suo capo». E poi i voti persi per strada, le sconfitte ignorate, i giovani che guardano ai dem «con ostilità»… A questo punto Bersani ritiene la discussione ineludibile e spera si possa ancora affrontare con «l’ordinario svolgimento delle cose». Cioè «riflessione fondativa», un congresso che parta e giugno e concluda il suo iter all’inizio dell’autunno ed elezioni nel 2018: «Il tempo di correggere le cose che non hanno funzionato». E il tempo di riscrivere la legge elettorale.

«Le velleità del singolo»

Per l’ex segretario quello da lui indicato è un «percorso semplice e logico, che viene inopinatamente e incomprensibilmente stravolto» dall’inquilino del Nazareno. Come? «Viene messa una spada di Damocle sul nostro stesso governo. Si trasforma il percorso congressuale in una conta…». E nulla c’entrano, a suo dire, la paura di Renzi di farsi logorare, né l’astio o il rancore che Bersani e compagni nutrirebbero contro il leader. La verità, per il leader della minoranza, è che il Pd sta rischiando la sua stessa esistenza «per le velleità di una persona sola». E dunque Bersani si appella a tutti coloro che dentro il Pd hanno buon senso. Non li nomina, ma pensa a Delrio, a Franceschini e a Guerini, con il quale ha parlato stamattina alla Camera: «Al segretario e a tutti coloro che lo hanno sostenuto dico, non date seguito alle infauste conclusioni dell’ultima direzione. Fermatevi». Tre giorni ancora, per salvare il Pd o per veder morire la più grande forza del centrosinistra europeo.

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